FIRENZE, MEREDITH, AVVOCATI SOLLECITO “INACCETTABILI AFFERMAZIONI GIUDICE”

Meredith, la Corte d’appello di Firenze decide sulla richiesta di risarcimento di Sollecito
Legali Sollecito
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(umbriajournal.com) FIRENZE – Gli avvocati Giulia Bongiorno e Luca Maori, legali di Sollecito, in una nota rispondono alle affermazioni fatte dal presidente della Corte d’assise d’appello di Firenze in una intervista: “ Le sentenze si rispettano, le interviste no. E’ gravissimo, anzi inaccettabile, che il presidente Nencini abbia commentato pubblicamente quanto accaduto nel segreto della camera di consiglio e si sia spinto a criticare la strategia difensiva di Sollecito.”

“Ci chiediamo innanzitutto – affermano Bongiorno e Maori – se parla a nome di tutti i giurati e se la frase sul mancato interrogatorio di Raffaele Sollecito significa che, se avesse accusato Amanda Knox, sarebbe stato assolto”. Sottolineano i due difensori: “In ogni caso, ricordiamo a tutti che ai magistrati compete il potere di giudicare, non quello di intromettersi nelle scelte della difesa e di commentarle pubblicamente. Nei prossimi giorni valuteremo le iniziative da intraprendere”.

Per gli avvocati Maori e Bongiorno “la moda delle interviste sulle camere di consiglio scredita l”intera magistratura, ma rilasciare un”intervista dopo una sentenza di condanna e” semplicemente inammissibile”.

Secondo l’avvocato Maori la sentenza di condanna nel processo di appello bis “e” frutto di un evidente pregiudizio da parte dei giudici nei confronti degli imputati e in particolare di Raffaele Sollecito”. Ha affermato il legale :”E” inammissibile, giuridicamente errato e deontologicamente aberrante quanto dichiarato dal dottor Nencini riguardo a decisioni prese in camera di consiglio e quindi in palese violazione del segreto che impone la legge in proposito.

In particolare sul motivo per il quale alle 15 del primo novembre del 2007 sarebbe scatta l’occasione per l”omicidio da parte di Raffaele e Amanda; che Raffaele non si sarebbe mai fatto interrogare omettendo di dire una circostanza determinante, cioè che nessuna parte processuale ha mai chiesto l’esame di Raffaele che comunque ha spiegato i fatti attraverso dichiarazioni spontanee; che la corte avrebbe svolto attività istruttoria sentendo testimoni quando in realtà ne è stato ascoltato uno solo, Aviello, già condannato in più occasioni per calunnia, e non altri testi ben più importanti indicati dalle difese”.

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