Finanza, per frode fiscale arrestato noto imprenditore varesino

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Guardia di Finanza
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PERUGIA – A conclusione di un’indagine durata circa due anni il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Perugia ha arrestato, per frode fiscale, un noto imprenditore varesino, a capo di un gruppo imprenditoriale fondato negli anni ’50, operante nel settore della lavorazione dei metalli e della fabbricazione di minuteria.

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Insieme a lui, su disposizione del G.I.P. del Tribunale di Spoleto, sono finiti agli arresti domiciliari anche altre tre persone.
A loro viene contestata dalla Procura della Repubblica di Spoleto la costituzione di una vera e propria associazione a delinquere finalizzata a commettere una serie di illeciti tributari reiterati nel tempo, attraverso a contabilizzazione di numerosissime operazioni commerciali fittizie tra società appartenenti al medesimo gruppo.
Nel dettaglio il provvedimento giudiziario eseguito in queste ore attiene ai soli delitti commessi dall’associazione tra il 2008 ed il 2012 con esclusivo riguardo alle operazioni gestionali riconducibili alle due società spoletine, che attualmente impiegano circa 450 dipendenti e sono da circa 1 anno sottoposte a procedura concorsuale.

Ai quattro arrestati la Procura della Repubblica di Spoleto contesta una serie di condotte delittuose che vanno dall’omesso versamento di ritenute operate ai dipendenti (per oltre 5 milioni di euro), all’utilizzo nelle dichiarazioni fiscali di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti (con evasione di imposte per oltre 52 milioni di euro), alla presentazione di dichiarazioni IVA infedeli per l’alterazione dei relativi registri (con imposta evasa di oltre 4,5 milioni di euro), all’illecita compensazione di imposte dovute con crediti fittizi (per oltre 2 milioni di euro), all’emissione di fatture false infragruppo, nonché all’occultamento dell’intero impianto contabile per gli anni precedenti al 2008.

Con specifico riferimento ad una delle società coinvolte vengono inoltre contestate le false comunicazioni sociali per l’occultamento nel bilancio 2011 delle reali perdite societarie ammontanti già all’epoca ad oltre 10 milioni di euro, nonché l’omesso versamento dal 2007 al 2011 delle ritenute previdenziali ed assistenziali operate sui dipendenti (per oltre 7,5 milioni di euro).
Nel contempo, quantificato in oltre 63 milioni di euro il profitto dei reati sopra indicati, il P.M. procedente, dott.ssa Mara PUCCI, ha chiesto ed ottenuto dal G.I.P. del Tribunale di Spoleto, dott.ssa Daniela CARAMICO D’AURIA, il sequestro dei beni nella disponibilità di ciascun indagato fino a concorrenza di tale soglia, nonché delle somme eventualmente giacenti sui conti delle due società spoletine fino al limite di 30 milioni di euro, quale profitto direttamente acquisito dalle stesse società sotto forma di illeciti rimborsi della IVA a credito falsamente dichiarata.

In ottemperanza a tale misura cautelare patrimoniale i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Perugia eseguivano quindi analitiche indagini finanziarie e patrimoniali sulle persone fisiche oggetto del provvedimento, accertando – tra l’altro – che l’imprenditore indagato si era di fatto spogliato di ogni asset patrimoniale attraverso la fittizia interposizione, nella proprietà dei beni a lui – di fatto – ancora riconducibili, del coniuge, in regime di separazione dei beni, e di alcune nuove società create ad hoc nell’ultimo anno, le cui quote risultano formalmente intestate allo stesso coniuge ovvero ai loro figli.

Al termine di tali accertamenti ed in concomitanza con gli arresti, venivano quindi sequestrati e messi a disposizione dell’Autorità giudiziaria:
– le quote di controllo della società capogruppo, con la quale l’imprenditore ha finora gestito le 19 società operative, le quote di controllo di ulteriori 5 società, neo costituite e formalmente intestate al coniuge (alcune delle quali avevano ottenuto in locazione i rami d’azienda di società già appartenenti al gruppo), le quote di controllo della società immobiliare in cui è stato concentrato il patrimonio familiare, anch’esse formalmente intestate al coniuge, due ville di cui una di residenza di 36 vani e parco annesso, n. 5 appartamenti, una serie di terreni, oltre ad una Ferrari F40, una Ferrari Testarossa ed una Lamborghini Diablo ed i saldi dei conti correnti personali;
– le quote sociali di 7 società, una moto MV Augusta F3 ORO, oltre ai saldi dei conti correnti personali;
– le quote di comproprietà di due fabbricati, un’auto ed uno scooter, oltre ai saldi dei conti correnti personali;
– un villino in comproprietà con la moglie e le quote di comproprietà di alcuni fabbricati, le quote sociali di controllo di due newco, due autovetture, oltre ai saldi dei conti correnti personali.

Nel frattempo veniva data esecuzione anche ad altra analoga misura cautelare patrimoniale disposta dal G.I.P. presso il Tribunale di Como, dott. Ferdinando BUARIER DE MONGEOT, su richiesta del P.M. dott.ssa Alessandra BELLU’ con riguardo all’utilizzo nella dichiarazione IVA per l’annualità 2007 presentata da una società controllata (ora in fallimento) di fatture per operazioni infragruppo oggettivamente false con illecita detrazione di imposta per circa 8,5 milioni di euro, somma che costituisce il profitto del reato.
In questo caso risulta indagato l’intero Consiglio di Amministrazione pro tempore della società.
Anche nei loro confronti è scattato il sequestro preventivo dei beni.
In particolare:
– è stata sequestrata una villa di 24 vani e la quota di comproprietà di un ulteriore appartamento oltre ai saldi dei conti correnti personali;
– sono state sequestrate le quote sociali di 7 società, un’autovettura ed i saldi dei conti correnti personali.

I risultati sopra riepilogati rappresentano peraltro un primo epilogo penale di una indagine che è ben più ampia e coinvolge 14 società controllate dalla holding finanziaria del gruppo, tutte utilizzate dallo stesso management per evadere le imposte dovute dal gruppo e per ottenere financo illeciti rimborsi IVA.
In effetti il Nucleo di Polizia Tributaria di Perugia, una volta individuati i sistemi di frode utilizzati, ha proceduto, su incarico del Comando Generale del Corpo, ad effettuare specifiche verifiche fiscali nei confronti di tutte le società coinvolte, con sedi nelle province di Perugia, Varese, Como, Milano e Padova, contestando complessivamente, per gli anni 2004 – 2011, una base imponibile ai fini II.DD. sottratta a tassazione pari ad oltre 350 milioni di euro, un’IVA dovuta e non versata, ovvero indebitamente detratta, per oltre 410 milioni di euro, nonché ritenute fiscali e previdenziali operate e non versate per oltre 9,7 milioni di euro.

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