Evade dal carcere di Terni nel primo giorno di lavoro all’esterno di Vocabolo Sabbione

Si tratta di un detenuto siciliano che lavorava con una cooperativa sociale

Evade dal carcere di Terni nel primo giorno di lavoro all'esterno

Evade dal carcere di Terni nel primo giorno di lavoro all’esterno

Era al suo primo giorno di lavoro all’esterno con una Cooperativa sociale e avrebbe dovuto essere impiegato nella pulizia e nel falcio dell’erba di una zona cittadina ma l’uomo, un detenuto italiano ristretto nel carcere di Terni, ha fatto perdere le sue tracce. “Tecnicamente si tratta di evasione, e questo non può che avere per lui gravi ripercussioni se non si costituisce al più presto”, spiega Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.

L’uomo è un detenuto siciliano di 54 anni, ristretto nel Reparto Comuni del carcere di Terni, responsabile di vari reati tra i quali rapina ed estorsione, con fine pena 2018. E’ stato ammesso in regime di lavoro all’esterno (ex articolo 21 dell’Ordinamento penitenziario) perché aveva dato la disponibilità a prestare la sua opera volontaria e gratuita in un progetto di pulizia approvato dal Comune ternano ed affidato ad una cooperativa sociale”, aggiunge il Segretario nazionale SAPPE dell’Umbria Fabrizio Bonino. “Oggi era il suo primo giorno fuori dal carcere per un periodo fino al 26 luglio: accompagnato da un volontario della Cooperativa, avrebbe dovuto lavorare dalle 7.15 alle 12.30, ora in cui doveva tornare in cella in carcere, ma verso le 11.30, con la scusa di andare in bagno, si è allontanato ed ha fatto perdere le tracce. Inspiegabilmente, non si capisce il motivo per cui, dovendo stare solamente poche ore fuori dal carcere, era stato autorizzato a munirsi di 50 euro, soldi che evidentemente gli sono stati utili per scappare”.

Capece giudica la condotta del detenuto “un evento irresponsabile e gravissimo, per il quale sono già in corso le operazioni di polizia dei nostri Agenti della Penitenziaria finalizzare a catturare l’evaso. Nel corso dell’anno 2016 si sono verificate, nelle carceri italiane, 6 evasioni da istituti penitenziari, 34 evasioni da permessi premio, 23 da lavoro all’esterno, 14 da semilibertà e 37 mancati rientri di internati. Dati minimi, rispetto ai beneficiari. Questo non deve però inficiare l’istituto della concessione delle ammissioni al lavoro all’esterno o dei permessi ai detenuti. Servirebbe, piuttosto, un potenziamento dell’impiego di personale di Polizia Penitenziaria nell’ambito dell’area penale esterna. A nostro avviso è fondamentale potenziare i presidi di polizia sul territorio – anche negli Uffici per l’Esecuzione Penale esterna -, potenziamento assolutamente indispensabile per farsi carico dei controlli sull’esecuzione delle misure alternative alla detenzione, delle ammissioni al lavoro all’esterno, degli arresti domiciliari, dei permessi premio, sui trasporti dei detenuti e sul loro piantonamento in ospedale. E per farlo, servono nuove assunzioni nel Corpo di Polizia Penitenziaria, La sicurezza dei cittadini non può essere oggetto di tagli e non può essere messa in condizione di difficoltà se non si assumono gli Agenti di Polizia Penitenziaria. Anche queste possono essere le conseguenze alle quali si va incontro con lo smantellamento delle politiche di sicurezza dei penitenziari e delle carenze di organico della Polizia Penitenziaria, che ha 8mila agenti in meno. Smantellamento che ha visto, lo ricordiamo, la chiusura in Umbria (e in altre Regioni d’Italia) della sede del Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria di Perugia, un presidio di polizia sul territorio assolutamente indispensabile per farsi carico dei controlli sull’esecuzione proprio dei permessi premio, delle misure alternative alla detenzione, sui trasporti dei detenuti e sul loro piantonamento in ospedale. Chiudere uffici di Polizia è sempre sbagliato: ne va della sicurezza sociale”.

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