Minacce con pentolini di olio bollente, questo al carcere di Terni, insorge il Sappe

Il sistema delle carceri non regge più, è farraginoso

Minacce con pentolini di olio bollente, questo al carcere di Terni, insorge il Sappe

Minacce con pentolini di olio bollente, questo al carcere di Terni, insorge il Sappe

TERNI – Dopo gli ennesimi eventi critici accaduti nel carcere di TERNI, il SAPPE dell’Umbria critica l’Amministrazione Penitenziaria per la mancata assunzione di provvedimenti a tutela di chi in carcere lavora nella prima delle sezioni detentive.

Lo dice chiaramente Fabrizio Bonino, segretario nazionale per l’Umbria del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE:Da giorni presso la Casa Circondariale di Terni la Polizia Penitenziaria si trova a fronteggiare continue risse tra detenuti, a subire minacce anche con pentolini con olio bollente, insulti, sputi e non solo. Ieri, lunedì, ennesima aggressione da parte di un detenuto albanese della media sicurezza, in carcere per reati di droga, che ha dato in escandescenza in quanto voleva scendere alle scuole, ma lo stesso non era autorizzato: al diniego dei due poliziotti presenti li aggrediva con calci e pugni. I poliziotti refertati dalla locale infermeria sono poi stati accompagnati al locale pronto soccorso per accertamenti diagnostici. Non è più possibile lavorare in queste condizioni, la Polizia Penitenziaria abbandonata a se stessa, senza alcuna tutela!!!  Siamo stanchi di ripeterlo vogliamo l’intervento immediato di chi ne ha autorità, perchè non si può venire a lavorare e pregare che vada tutto bene!!! E’ ormai quotidiano il “bollettino di guerra” che proviene dalle carceri dell’UMBRIA, sempre più ingovernabili e ad alta tensione. Anche per questa una delegazione del SAPPE umbro manifesterà a Roma giovedì 12 ottobre, in piazza Montecitorio davanti alla Camera dei Deputati, nella manifestazione nazionale di protesta che il SAPPE e la Consulta Sicurezza hanno proclamato per denunciare lo stato di irreversibile abbandono nel quale è lasciato il Corpo di Polizia Penitenziaria ed i suoi appartenenti, abbandono che ha visto persino chiudere presidi di sicurezza sul territorio come era il Provveditorato Amministrazione Penitenziaria di Perugia”.

E’ senza appello la denuncia del SAPPE, per voce del Segretario Generale Donato Capece: “Il sistema penitenziario, per adulti e minori, si sta sgretolando ogni giorno di più. Lo diciamo da tempo, inascoltati: la sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto, dall’aver tolto le sentinelle della Polizia Penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, dalla mancanza di personale – servono almeno 8.000 nuovi Agenti rispetto alle necessità, ed invece sono state autorizzate solamente 305 nuove assunzioni… -, dal mancato finanziamento per i servizi anti intrusione e anti scavalcamento? E l’Amministrazione Penitenziaria da Santi Consolo, invece che intervenire concretamente con provvedimenti urgenti, pensa di mettere un bavaglio ai Sindacati che danno notizia di quel che avviene in carcere, come ad esempio queste gravi aggressioni ai nostri poliziotti, diffidandoci dal darne notizie. Ma il carcere deve essere una casa di vetro, trasparente, perché non si deve nascondere nulla…”.

Capece sottolinea:Il sistema delle carceri non regge più, è farraginoso. Sono state tolte, ovunque, le sentinelle della Polizia Penitenziaria sulle mura di cinta delle carceri, e questo è gravissimo. I vertici dell’Amministrazione Penitenziaria e quelli della Giustizia Minorile e di Comunità hanno smantellato le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali. Da quando sono stati introdotti nelle carceri vigilanza dinamica e regime penitenziario aperto sono decuplicati eventi gli eventi critici in carcere”, conclude il leader del SAPPE.

“Se è vero che il 95% dei detenuti sta fuori dalle celle tra le 8 e le 10 ore al giorno, è altrettanto vero che non tutti sono impegnati in attività lavorative e che anzi trascorrono il giorno a non far nulla. Ed è grave che sia aumentano il numero degli eventi critici nelle carceri da quando sono stati introdotti vigilanza dinamica e regime penitenziario aperto. Mancano Agenti di Polizia Penitenziaria e queste sono le conseguenze. E coloro hanno la responsabilità di guidare l’Amministrazione Penitenziaria dovrebbero seriamente riflettere sul loro ruolo dopo tutti questi fallimenti”. 

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