Ehi amico, ti ricordi di me? L’ennesimo trucco per truffare il vecchietto

Sono così contento di rivederti che ti voglio fare un regalo...

Ehi amico, ti ricordi di me? L’ennesimo trucco per truffare il vecchietto

Ehi amico, ti ricordi di me? L’ennesimo trucco per truffare il vecchietto

di Lucio Biagioni
Sono un anziano, non ci posso fare nulla. Al di là delle melense pubblicità vacanziere prospettate dalle Società di Assicurazioni per una terza età rampante, dei sociologismi sulla infantilizzazione sociale e la scomparsa delle età, degli universi di diete, cosmesi, sport e consumi felici che si spalancano anche per i vecchietti, sono irrimediabilmente anziano, anzi vecchio. Basta con l’autoillusione della fitness, del nuoto e del karate. La prova regina? Sono entrato nell’occhio infallibile dei truffatori di professione, quelli di cui a volte parlano le cronache, che cercano l’anziano fragile e svanito. E non una. Ben due volte, a distanza di qualche giorno. Stesso metodo, attori diversi. Che evidentemente è una tecnica che fa capo ad una organizzazione precisa e ben oliata.

“Ehi!”, mi grida un tale dal finestrino abbassato, l’auto dall’altra parte del viale che sembra essersi fermata apposta per me. “Ehi!”. Sorride. “Ti ricordi di me?”. Non mi pare di ricordarlo. È un tipo sulla cinquantina, con l’accento di Napoli. Gli siede accanto un obeso e bonario zio campano. “Mi riconosci? Dimmi chi sono”. Non lo riconosco. Epperò nella mia ultraquarantennale attività giornalistica ho conosciuto una quantità enorme di gente. Reincontrando negli anni qualcuno, che di primo acchito non avessi riconosciuto, ho applicato la stessa tecnica di tanti che lavorano nella comunicazione: ho finto di riconoscerlo, per non offenderlo, per non far la parte dello svanito, certo che, dopo qualche scambio di battute, il contesto mi avrebbe ricordato ogni “Who’s who”. Solitamente funziona. Fanno così anche i politici.

“Ma quanto stai bene, sei in piena forma. Davvero in grande forma, amico mio. Ma oh, mi riconosci sì o no? Chi sono?”.

“Certo che ti riconosco”. Adesso mi pare, occhio e croce, che somigli ad un tale che mi veniva in ufficio negli anni Novanta con lo scopo di vendermi le Bibbie, oltre ad una lunga serie di strenne di una casa editrice fallita poco dopo. Era di Napoli anche quello, l’età ci potrebbe stare.

È lui stesso a confermarmelo. “È almeno una ventina d’anni che non ci vediamo, eh?”

“Sì, suppergiù”.

“Ma tu non sei cambiato niente”, dice con un sorriso a trentacinque denti, “non ti passa un giorno, sei sempre un giovanotto. Che fai mo’, stai in pensione?”. Annuisco. “Eh”, fa l’altro dopo un sospiro. “Ma tu sei sempre in gamba, sempre avanti bisogna guardare, sempre al futuro! Io invece, rispetto a quando ci siamo conosciuti (quando è stato, aiutami, una ventina d’anni fa, più o meno?) ho cambiato genere… Ho un’azienda di moda, mi sono trasferito a Milano”.

Complimenti, gli dico.

“Mi va bene. Adesso sono qui per presentare una collezione, è un evento importante.”

“Grandioso. Allora sono contento di averti rivisto, alla prossima”.

Mi dà la mano. Poi, come in preda ad uno slancio improvviso, “Aspetta”, dice, “aspetta. Che taglia porti? Ti voglio fare un regalo. Ho qui il campionario, ti voglio regalare un giaccone di pelle.”

Mi schermisco, ma lui è lesto a scendere dall’auto e a frugare dentro una pila di giacche incellofanate nel sedile posteriore. “Tieni, questa è tua.”

“Non la posso accettare.”

E lui di scatto, “Come, non la vuoi?”, dice fra il sorpreso e l’offeso, “da un vecchio amico?”

“No, certo. Non la posso accettare. Magari lasciami un biglietto da visita.”

“Non ce l’ho i biglietti da visita”. Gli è sparito il sorriso. “Vai vai”, mi sibila brusco e cattivo. Lo zio di panza mi guarda con disapprovazione.

Provo a immaginarmi cosa sarebbe successo se avessi preso in mano o indossato per prova la giacca. Questa vale tanto, e adesso mi devi dare? Guarda, l’hai sporcata e ora te la tieni e mi dai qualcosa? Così che il vecchietto intimidito tira comunque fuori il portafoglio?

Qualche giorno dopo, piazzale del supermercato. Si ferma una Mercedes con giovanotto sorridentissimo a bordo, vestito di un bel completo grigio di sartoria, camicia immacolata con le cifre e Rolex al polso. L’accento stavolta è toscano. “Amico mio, come stai? non ti passa un giorno! Sei in forma perfetta! Ti ricordi di me, sì?”.

Ascolto sorridente il suo racconto: adesso lavora nella moda, è venuto qui per presentare la sua collezione ad un evento importante. Fino al momento in cui mi chiede: “Che taglia porti? Perché qui ho qualcosa nel campionario che ti voglio…”

“Guarda”, lo anticipo, “Sono così contento di rivederti che ti voglio fare un regalo”. Gli indico il mio panciotto militare vecchio e consunto e “Guarda”, gli dico mellifluo, “te lo dò a poco. Quindici euro. Anzi, perché sei tu e voglio festeggiare che ci siamo rivisti, te lo metto dieci. Ti sta a pennello, credimi, su quella camicia…”

Mi guarda allibito, ingrana la marcia e sgomma via. Da ragazzo guardavo sempre “Specchio segreto”. Mi faceva impazzire Nanni Loy, quando al bar inzuppava il cornetto nel cappuccino altrui.

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1 Commento

  1. E’ quello che è capitato anche a me , a Roma, vicino a Villa Borghese..ero appena arrivato da Perugia, avevo parcheggiato l’auto ero un pò stanco per il caldo…si avvicina un tizio con l’auto …io per non fare brutta figura che non mi ricordavo…mi ha sgraffignato un cento euro…Poi mi è ricapitato al parcheggio del Silvestrini , a Perugia…ma qui istruito dagli amici carabinieri…gli ho detto : Io non mi ricordo chi sei..ma ora telefono ai carabinieri che una tua foto ce l’hanno di sicuro..SPARITO!( oltre che vecchietto.MI hanno detto che ho un viso buono, spero non tre volte buono!Dovrò inforcare degli occhiali scuri,cattivi…)…

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