Donato Fezzuoglio, domani il ricordo del giovane Carabiniere medaglia d’oro

Corone del Comune di Umbertide e del Comando Provinciale del Carabinieri di Perugia

Donato Fezzuoglio, domani il ricordo del giovane Carabiniere medaglia d’oro

Domattina a Umbertide, è prevista la cerimonia per la celebrazione del decimo anniversario della scomparsa di Donato Fezzuoglio, il giovane appuntato dei Carabinieri, Medaglia d’Oro al Valor Militare, ucciso il 30 gennaio del 2006 nel tentativo di sventare una rapina ai danni della filiale umbertidese del Monte dei Paschi di Siena. A partire dalle ore 11, autorità civili e militari, i familiari di Donato, l’intera comunità umbertidese unitamente alla famiglia dell’Arma dell’Umbria, si ritroveranno in via Andreani, per gli onori militari e la deposizione delle corone del Comune di Umbertide e del Comando Provinciale del Carabinieri di Perugia nel luogo in cui perse la vita il giovane carabiniere. Dopodiché alle ore 11,30 seguirà la cerimonia religiosa con la celebrazione presso la Chiesa di Cristo Risorto, della santa messa officiata dal vescovo della Diocesi di Gubbio, Mario Ceccobelli. Alle commemorazioni saranno presenti i vertici dell’Arma dei Carabinieri, a partire dal Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C. A. Tullio Del Sette; insieme a lui anche il Gen. B. Francesco Benedetto, Comandante della Legione Carabinieri Umbria e il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Perugia. Per l’Amministrazione Comunale di Umbertide sarà presente il sindaco Marco Locchi. Al termine della funzione si terrà un breve concerto del quartetto d’archi dell’Orchestra da Camera di Perugia, che chiuderà le celebrazioni.

 

CHI ERA DONATO FEZZUOGLIO

Donato Fezzuoglio (Bella, 27 maggio 1976Umbertide, 30 gennaio 2006) è stato un carabiniere scelto, morto in servizio nel tentativo di sventare una rapina[1].

Il 30 gennaio 2006 quattro rapinatori armati facevano irruzione nella filiale di Umbertide del Monte dei Paschi di Siena, sfondando una delle vetrine dell’istituto di credito con un’auto-ariete.

Allertati dal Nucleo Radiomobile di Città di Castello, Fezzuoglio ed un collega si portarono sul luogo dell’evento, dove ingaggiarono con i rapinatori un violento conflitto a fuoco. I due militari tentarono di interrompere la rapina adottando le precauzioni necessarie per evitare il coinvolgimento di passanti, mentre i rapinatori reagirono con un intenso fuoco di pistole e armi automatiche, tra cui almeno un fucile d’assalto AK-47 Kalashnikov. Fezzuoglio, riparatosi dietro allo sportello dell’automobile, fece appena in tempo ad esplodere sei colpi, prima di cadere a terra colpito a morte da un colpo fatale alla schiena. Lasciava la giovane moglie venticinquenne ed un figlio di appena sei mesi. Una sorte migliore toccò al suo collega, l’appuntato Enrico Monti, che rimase ferito in modo non grave alla schiena. I rapinatori riuscirono a fuggire, fermando un’automobile che si trovava a passare in quel momento e sparando alle gambe a due persone.

L’udienza preliminare per l’indagine sull’omicidio di Fezzuoglio, svoltasi nel giugno 2011, si è conclusa con il rinvio a giudizio di Pietro Pala e Raffaele Arzu (già inserito nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia, prima del suo arresto avvenuto l’8 dicembre2009) e il non luogo a procedere nei confronti di Pietro Roberto Fragata e Fabrizio De Montis.[2] Da alcune intercettazioni ambientali nell’auto di Pala, emergerebbe che questi sia stato l’esecutore materiale dell’uccisione.[3] Il 12 maggio 2013 dopo 17 ore di camera di consiglio, vengono condannati all’ergastolo Raffaele Arzu e Pietro Pala.[2] Il 4 ottobre 2014 vengono confermati in appello gli ergastoli per i due colpevoli.

Fonte WikiPedia

 

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