Decreto salvabanche: una macelleria sociale davvero inevitabile?

A nostro avviso, quanto accaduto rischia di rappresentare una anticipazione di quanto potrà accadere dal 1 gennaio 2016

Decreto salvabanche: una macelleria sociale davvero inevitabile?
Banca

Decreto salvabanche: una macelleria sociale davvero inevitabile?

da Luciano Marini UILCA
Anche l’Umbria  in queste settimane e’ stata coinvolta dagli effetti del decreto salvabanche varato dal Governo lo scorso 22 novembre che, come uno tsunami, ha travolto gli investimenti di migliaia di risparmiatori e condannato alla gogna mediatica moltissimi lavoratori del settore, i dipendenti di quelle tre banche  oggetto di risoluzione – Banca Etruria, Banca Marche, C.R. Chieti – che con circa una quarantina di sportelli hanno una presenza ben radicata nella nostra regione.

A nostro avviso, quanto accaduto rischia di rappresentare una anticipazione di quanto potrà accadere dal 1 gennaio 2016, quando entreranno in vigore in Italia le nuove normative sul bail-in approvate recentemente a larghissima maggioranza dal Parlamento ma passate sostanzialmente sotto silenzio presso un’opinione pubblica che forse non ha ancora piena consapevolezza degli scenari aperti dall’accoglimento di direttive europee che scaricano i sacrifici dei salvataggi non solo sugli azionisti, ma anche sugli obbligazionisti ed addirittura sui depositanti oltre i 100 mila euro relegando l’intervento dello Stato ad un ruolo del tutto marginale e sussidiario.

Le nuove normative sul bail-in mentre introducono novità sostanziali sulla risoluzione delle crisi bancarie, colpevolmente nulla prevedono in materia di sanzioni nei confronti di chi ha prodotto i guasti all’interno delle banche non contenendo alcuna limitazione alle retribuzioni del management che, anche all’interno di banche in difficoltà, potranno legittimamente continuare a percepire anche in futuro fior di benefits economici.

La condizione che si è determinata e’ figlia di molti livelli di responsabilità che partono dalle stesse autorità monetarie e politiche di un’Unione Europea che vietano il ricorso in Italia al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi pur tacendo di fronte al miliardo e cento milioni di euro di “aiuti di stato” generosamente erogati al sistema bancario europeo, ma responsabilità che proseguono con quelle di un Governo che preso da un delirio di onnipotenza ha pensato di liquidare la questione delle banche con una superficialità incredibile, attraverso un decreto legge emesso in pochi minuti non riflettendo sui possibili effetti collaterali che tale scelta avrebbe inevitabilmente determinato.

La UILCA Umbria è critiche anche rispetto ad un sistema di vigilanza che assomiglia sempre più ad un gigantesco Leviatano (fra Banca d’Italia, CONSOB, varie Authorities, ecc. ecc.) ma che ha ampiamente dimostrato di non funzionare nel momento in cui sono emerse le crisi bancarie.

Per quanto attiene il management delle banche oggetto del salvataggio non possiamo che esprimere il nostro più fermo disappunto per la grave incapacità gestionale dimostrata fino al punto di aver condotto le rispettive banche di appartenenza sull’orlo del default ed esprimiamo il forte auspicio che questi personaggi oltre a pagare il conto delle loro malefatte siano allontanati per sempre dal mondo bancario evitando quel rischio – sempre presente in Italia – che possano riciclarsi continuando a produrre danni presso altri Istituti di Credito.
Anche il mondo della politica, specie in ambito locale, non può autoassolversi, non fosse altro per il fatto che è proprio a questo livello che si fanno le nomine dei rappresentanti in seno alle Fondazioni ed ai Consigli di Amministrazione che hanno sempre avallato le sciagurate politiche creditizie che hanno portato la situazione alle sue estreme conseguenze. Le OO.SS. del credito dell’Umbria esprimono solidarietà alla clientela danneggiata dai provvedimenti del Governo ed appoggiano le misure di ristoro che verranno introdotte nell’auspicio che le risorse stanziate vengano incrementate per risarcire quella porzione di clientela più vulnerabile e che ha subito ingenti perdite patrimoniali, così come forme di ristoro dovrebbero essere previste per il personale delle banche, che in tantissimi casi aveva sottoscritto le obbligazioni subordinate e che ha subito ugualmente un danno patrimoniale pagato in prima persona.

La UILCA intende soprattutto esercitare fino in fondo quel ruolo che gli compete di tutela dei colleghi coinvolti che vanno difesi da attacchi che oggi arrivano da tutte le parti e che li vorrebbero colpevoli di una situazione invece da essi non provocata ne voluta.

Pretendiamo adesso che le banche, che tanto hanno spinto per il collocamento di prodotti rischiosi si assumano fino in fondo le loro responsabilità, anche garantendo una completa tutela legale facendosi altresì carico degli oneri che possano eventualmente derivarne. Esigiamo l’immediata cessazione di ogni indebita forma di pressione commerciale, oggi alla base del clima avvelenato che si respira all’interno delle agenzie e che venga fin da subito vietato – come il Sindacato chiede da moltissimo tempo – il collocamento di certi prodotti finanziari presso la clientela al dettaglio.
Chiediamo infine alle Istituzioni e della politica locale una maggiore attenzione verso i nodi tutt’ora irrisolti del credito umbro, non per una difesa corporativa del settore ma perché fortemente convinti della sua centralità rispetto alle possibilità di successo di qualunque politica di sviluppo. Un mondo – quello istituzionale locale – che in realtà sconta un ritardo culturale storico rispetto a temi da sempre denunciati dal sindacato di categoria, ma che oggi non ha veramente più alibi per continuare ad ignorare quei fenomeni che producono effetti da vera e propria “macelleria sociale” a scapito del sistema delle imprese e del sistema delle famiglie dell’Umbria.

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