ROMA, CORRUZIONE ATTI GIUDIZIARI, ARRESTATO GIOVANNINO ANTONINI EX PRESIDENTE BANCA POPOLARE SPOLETO

giovannino antonini bps bamca popolare spoleto spelto crediti e servizi(umbriajournal.com) SPOLETO – Giovannino Antonini, ex presidente della Banca Popolare di Spoleto, è stato arrestato questa mattina insieme ad altre sette persone, con l’accusa di corruzione in atti giudiziari. L’ex vertice di Bps è finito in manette con l’accusa di corruzione in giudiziari. Insieme a lui, fra gli altri, anche il giudice del Tribunale Amministrativo del Lazio, Franco Angelo Maria Bernardi.

Le ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite dai Carabinieri del Noe di Roma, dando esecuzione alle richieste avanzate dalla procura della Repubblica di Roma. Il giudice per le indagini preliminari, su richiesta del sostituto procuratore della Stefano Pesci ha firmato 3 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 4 ai domiciliari. In base a quanto si apprende i carabinieri hanno arrestato anche l”avvocato, Matilde De Paola, e l”uomo d”affari Giorgio Cerruti. Nell’inchiesta risultano indagati anche due alti ufficiali della Marina Militare.

Il caso del ricorso contro il commissariamento di Bps e della Spoleto Credito e Servizi è definito «di gran lunga il più rilevante» dal gip Maria Paola Tomaselli, che ha firmato le 101 pagine dell’ordinanza nella quale sono ricostruite le vicende contestate. Un tentativo di corruzione, quello in salsa spoletina, che farebbe «perno» sull’ uomo d’affari Giorgio Cerruti, definito nell’ordinanza «emissario» di Antonini. Un personaggio che secondo la Procura romana avrebbe tratto beneficio dall’eventuale ritorno di Antonini, in virtù del trattamento di favore in passato ricevuto dalla Bps. Cerruti entra in gioco sin da febbraio, cioè subito dopo il provvedimento con il quale il ministero dell’Economia decreta il commissariamento della Bps e della società controllante, Spoleto Credito e Servizi.

Cerruti telefona a De Bernardi invitandolo ad un pranzo nel quale si dovrà parlare di un ricorso amministrativo presentato dall’amico Antonini, che si vanta di conoscere da trent’anni, avendo anche agito per far ottenere la quotazione in Borsa della banca spoletina. Il giudice, già al telefono, si dimostra disponibile: «E glielo facciamo fare … lo serviamo come merita… è amico tuo!».
L’appuntamento è per il 27 febbraio, a pranzo, presso il ristorante “Il Caminetto” di Roma. A tavola, con Antonini, Cerruti e de Bernardi c’è anche monsignor Manlio Sodi, presidente della Pontificia Accademia della Teologia, La sua presenza, secondo quanto emergeebbe da successive intercettazioni favorirebbe il passaggio di denaro.

Il 2 aprile Cerruti si reca nello studio del giudice, per definire l’accordo. Non sanno di essere ascoltati dai carabinieri. Quando si parla del compenso, il giudice non comunica una cifra. Ma ricorda la necessità di coinvolgere altri colleghi: «… ho capito, ma diventa difficile quantificare una cosa… non è che puoi chiedergli qualche migliaia di euro perché fa ridere i polli… lo capisci bene… qui c’è sotto gente che giustamente… io poi ci devo da andà a parlà!». È Cerruti a fare la cifra: «Tu mi dici 1,2,3 la roba è questa… più quest’altro per me! E questo diventa il totale…». A titolo esemplificativo ipotizza «un costo di 50mila euro». Questa la cifra che, secondo la Procura, sarebbe stata effettivamente pattuita. Da pagare come si fa «normalmente», cioè «una parte prima… una parte dopo».
Un accordo che secondo il gip prende forma l’8 aprile nello studio dell’avvocato Matilde De Paola. Il giorno prima De Bernardi istruisce De Paola su come dovrà presentarsi ad Antonini, ricordando di avere degli “agganci” in Banca d’Italia. A quel punto, due giorni dopo, Cerruti torna nello studio di De Bernardi per chiedergli conferma della cifra da sborsare: «Il presidente mi chiedeva… quant’è?». E il giudice: «Quello che ci siamo detti…». Cerruti: «Cinquanta?». De Bernardi: «Sì, senza problemi». Cerruti: «Posso riferirlo?». Il giudice: «Tranquillamente». «A questo punto – scrive il gip – il patto corruttivo è pienamente concluso e si dà avvio alla sua esecuzione». Da quel momento il giudice si interessa al caso, legge il ricorso presentato per conto di Antonini, dà consigli sulle modifiche da apportare. Ma De Bernardi stavolta supera se stesso. Il 17 aprile comunica con entusiasmo a De Paola un’importante notizia, invitandola a «venderla molto bene» così da tranquillizzare «i nostri amici»: all’udienza dell’8 maggio, quella in cui si discuterà il ricorso, lui sarà presente. De Bernardi racconta infatti di essere andato da due suoi colleghi offrendosi per sostituirli. «Ti rendi conto che mi sono fatto assegnare… avremmo dovuto chiedere di più! Molto di più!… quello che sono riuscito a fare per questi cretini di Spoleto!». Secondo la ricostruzione della Procura, la mattina dell’8 maggio, pur non facendo parte del collegio che trattava la causa in questione, De Bernardi ha effettivamente partecipato alla camera di consiglio. L’esito della seduta è un bicchiere mezzo pieno: il Tar non accoglie l’istanza di annullamento del commissariamento, ma ritiene fondati i motivi del ricorso, fissando al 2 ottobre il giudizio di merito. Il giudice assicura: «Abbiamo portato a casa il risultato… il 2 ottobre va in decisione nel merito e vinciamo». Quell’udienza che per Antonini, se pure ci sarà, rischia di rivelarsi inutile per riavere la “sua” banca.

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