Coordinamento per la Pace di Umbertide, domani assemblea “per rompere il silenzio”

img_13984Cosa sta accadendo a tutti? Dietro l’ombra delle difficoltà economiche, stiamo accettando senza dire nulla le atrocità che si stanno perpetrando nel mondo, le troppe morti dei profughi, le troppe morti per mano dell’ISIS, le troppe morti in Palestina ed Israele, le troppe morti nei Paesi che con tanta fatica cercano di darsi un governo democratico, stiamo uccidendo la speranza di questo mondo, e per che cosa? Per far ripartire la nostra economia. Ma NON a nome nostro. Alla luce dei tragici fatti di questi giorni, il Coordinamento per la Pace di Umbertide ha deciso che la riunione che era stata indetta per domani, martedì 13 ottobre, alle ore 18,15 presso la Sala Tevere della Residenza comunale, per organizzare le prossime iniziative, dovrà diventare la riunione della cittadinanza umbertidese. Invitiamo quindi tutti a partecipare perché non possiamo più restare in silenzio.
Oggi chiediamo che si facciano azioni concrete nella strada della democrazia e non nella strada della egemonia. Non è con la guerra che si combatte la guerra, non è con il terrorismo che si chiuderà la bocca alla richiesta di pace e di democrazia dei popoli. Per quanto tempo ancora noi tutti possiamo continuare ad accettare di vivere sopra la pelle degli altri, per quanto tempo ancora continueremo ad appoggiare stati dittatoriali? L’importante è far ripartire la nostra economia e non vogliamo sapere a quale prezzo. Bene, oggi chiediamo ad ognuno di noi se è giusto continuare a mantenere questo tenore di vita sapendo che dipende dalla morte di tante persone. Abbiamo istituito la figura del rifugiato politico e invece di combattere con lui il regime che lo rendeva tale, abbiamo continuato a tenere rapporti economico-politici con lo stesso regime, perché questo permetteva alla nostra economia di progredire. Questa politica miope ci ha portato ad avere governi instabili e a far crescere la disperazione in quei Paesi e sapevamo che prima o dopo avremmo dovuto pagare, ma era un problema delle generazioni successive. Oggi siamo alle generazioni successive e oggi è necessario fare quello che diciamo fin dai primi anni della nostra Repubblica: NO ai rapporti politici ed economici con questi Stati, blocchiamo la vendita delle armi ed accettiamo di ridimensionare il nostro tenore di vita. Solo la politica giusta e quella che tiene conto delle conseguenze può sconfiggere la deriva pericolosa che abbiamo intrapreso.

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