Catturato il mandante dell’omicidio “Conte”

La mattina del 28 settembre 2007, a Gubbio (Pg), viene ritrovato il cadavere di CONTE Salvatore, pregiudicato napoletano.

L’attività d’indagine che ne scaturisce, condotta dalla Squadra Mobile e dal Commissariato di Pubblica Sicurezza di Assisi (Pg), consente di individuare i responsabili dell’omicidio, ma anche di ricostruire le attività criminali di una vera e propria associazione a delinquere operante in questa provincia, capeggiata da MENZO Salvatore Roberto, siciliano di Niscemi (Cl), e composta da altri soggetti quali RUSSO Marcello, BENEMIO Giuliano, CARPISASSI Paolo e CECCARELLI Luigi.

Con riferimento all’assassinio di CONTE Salvatore, le risultanze investigative permettono di stabilire come la vittima fosse il “braccio destro” di MENZO, mandante del suo omicidio materialmente eseguito dall’altro suo stretto collaboratore e “guardaspalle” RUSSO Marcello: il movente è legato a questioni di droga e denaro.

All’epoca dei fatti MENZO, capo indiscusso del predetto sodalizio criminale, era l’occulto gestore del night “Crystall” ubicato in Via San Galigano: i suoi numerosi e gravi trascorsi giudiziari, infatti, non gli consentivano di esercitare alcuna attività imprenditoriale se non attraverso dei prestanome.
Il night, oltre ad assicurargli un certo reddito, era altresì una delle sedi principali dei traffici illeciti, che il MENZO gestiva insieme ai suoi soci.

Salvatore MENZO, “delinquente navigato”, viene altresì considerato il principale referente di un gruppo, all’interno del quale si evidenzia l’esistenza di un fortissimo vincolo associativo, in grado di compiere tutta una serie di azioni illegali tendenti all’inserimento, nel tessuto imprenditoriale di società di comodo, di capitali di sicura provenienza illecita, risultato soprattutto di traffico di sostanze stupefacenti e sfruttamento della prostituzione.

Uno degli aspetti più interessanti, emerso dall’attività d’indagine condotta su MENZO Salvatore a seguito dell’omicidio CONTE, è il legame criminale tra il gruppo investigato ed il clan camorristico dei “Casalesi” di Casal di Principe (Ce).

Viene accertato, infatti, che il night “Crystall”, nelle gestioni precedenti a quella del MENZO, era controllato da prestanome in stretta collaborazione con il boss Francesco SCHIAVONE, detto “Sandokan”.

“Sandokan”, addirittura, avrebbe anche dato in prestito grosse somme di denaro proprio a CONTE Salvatore prima del suo assassinio, per poi pretendere un congruo risarcimento a seguito dell’omicidio dai suoi responsabili.

Nella notte del 9 marzo 2008, esattamente 7 anni fa, Salvatore MENZO viene raggiunto nel suo night dagli uomini della Mobile e del Commissariato di Assisi e sottoposto a fermo di indiziato di delitto per l’omicidio CONTE.

All’esito del giudizio di primo grado, il Tribunale di Perugia, in data 28 marzo 2013, lo condanna a 18 anni e 6 mesi di reclusione.

Sottoposto fin da subito alla custodia cautelare in carcere, il condannato in primo grado, grazie alla decorrenza dei termini della custodia cautelare, ottiene la libertà, in attesa delle definizione del giudizio, e nel frattempo si trasferisce, con la famiglia, nella Provincia di Siena.

Ma la sua apparente serenità nell’attesa della conclusione del processo non sembra convincere gli investigatori della Squadra Mobile di Perugia, diretti da Marco CHIACCHIERA, ed in particolare gli uomini della Sezione Criminalità Organizzata, guidati da Piero CORONA, che indagando sull’omicidio hanno conosciuto da vicino i loro indagati, i loro traffici ed il loro carattere: sono più che certi che MENZO non sia così entusiasta, nel caso in cui il processo di appello dovesse confermare o aggravare la condanna a suo carico, di tornare in carcere.

Il condannato, pertanto, è sempre stato oggetto di continuo e costante monitoraggio da parte degli investigatori, anche con la preziosa collaborazione dell’Arma dei Carabinieri competente per territorio.

Nel corso di tale attività di “osservazione”, difatti, sono emersi elementi incontrovertibili circa la volontà, da parte di MENZO, di lasciare l’Italia evitando la condanna.

In particolare, avrebbe “costruito” una nuova identità, grazie ad un autotrasportatore rumeno, attraverso la creazione di un documento rumeno falso, e con tale documento, in contatto con un avvocato sudamericano suo complice, avrebbe organizzato il suo trasferimento nel Belize: per non destare sospetti e per far perdere le tracce del suo percorso, ovviamente, avrebbe fatto scalo prima in località diverse, Istanbul e poi San Paolo del Brasile.

La scelta del Belize, come sua destinazione finale, non è casuale ma fatta all’esito di un vero e proprio studio giuridico sulle condizioni per l’estradizione all’estero, a favore dello stato italiano, da parte di tutti i paesi del mondo.

Ma non è tutto: a tal fine, e per ottenere un permesso di soggiorno regolare, aveva persino organizzato un matrimonio con una donna proveniente proprio da quel paese.

Le nozze erano state fissate, nella sua Niscemi (Cl), dove intanto aveva ristabilito la sua residenza anagrafica nel gennaio scorso, nei giorni prossimi.

In base a quanto emerso, la Corte d’Assise d’Appello di Perugia è stata costretta ad emettere un provvedimento di “ripristino” della custodia cautelare in carcere a carico del condannato, immediatamente eseguita.

All’alba di sabato scorso, gli uomini della S.C.O. di Perugia, diretti sul campo dall’Ispettore Capo FINZI, unitamente ai militari del Comando Stazione Carabinieri di Abbadia San Salvatore (Si), hanno bussato alla porta di MENZO Salvatore e gli hanno notificato il predetto provvedimento, smorzando e vanificando ogni sua vana speranza di fuga e di salvezza dalle sue responsabilità nonché dal carcere.

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