CasaPound e residenti, blitz nell’albergo con sessanta stranieri a Corciano

Gli abitanti della zona, che erano con CasaPound, non si sentono più sicuri

CasaPound e residenti, blitz nell'albergo con cinquanta stranieri a Corciano
CASAPOUND PERUGIA

CasaPound e residenti, blitz nell’albergo con sessanta stranieri a Corciano  CasaPound Perugia torna nella struttura che ospita una sessantina di stranieri, richiedenti asilo. E lo fa, questa volta, con il responsabile del movimento politico, Antonio Ribecco. Siamo tornati, scrivono in un comunicato quelli di CasaPound, insieme ai residenti della zona. La volontà questa volta era quella di chiedere spiegazioni e visitare la struttura. Ribecco afferma che “appena siamo entrati è  venuto verso di noi un signore che con molta arroganza ci invitava ad andarcene, forse perché le nostre domande erano scomode ed i residenti erano molto risentiti  per il fatto che una zona residenziale si è svalutata e degradata per la presenza di numerosi presunti profughi. Così dopo qualche resistenza abbiamo scoperto che quel signore era il proprietario della struttura e che, essendo un commerciante aveva affittato l’immobile alla cooperativa che gestisce l’accoglienza, per un fine esclusivamente economico”.

“Finalmente viene a galla senza falsi moralismi – continua Ribecco – il vero motivo di questa finta accoglienza ovvero il business sia per chi mette a disposizione le strutture sia per le cooperative che gestiscono i falsi profughi. Ora insieme ai residenti chiederemo un incontro al prefetto – conclude Ribecco – e inizieremo una raccolta firme per far chiudere al più presto il centro di accoglienza situato in una zona boschiva e poco controllabile”.

Il blitz di CasaPound è stato effettuato ieri mattina. Il proprietario, si legge nei sottotitoli del video inviato dal movimento politico, dice: ” La prefettura gli ha chiesto gentilmente di ospitare queste persone”. Il proprietario ha detto a CasaPound e ai residenti che è da lui è andata una associazione qualificandosi come i responsabili per l’accoglienza in Umbria  di queste persone e gli hanno chiesto se erano interessati ad ospitare con la loro struttura.

Tutto ha un costo e nel video si sente e si legge: “Se pagate, basta che pagate”. La voce, che dovrebbe essere quella del proprietario, dice anche che lui di soldi, però, fino ad ora non ne ha visti. A questo punto interviene una signora (verosimilmente una residente) e dice: “Questa era una zona residenziale…” e fa notare (come scritto nei sottotitoli) che la zona è senza controllo e dopo l’arrivo dei richiedenti asilo, ha paura anche a fare una passeggiata. “Partivo da casa mia – si sente – a piedi e facevo una passeggiata di un’ora. Io adesso, questo, non lo posso fare più”. E chiede che chi ospita queste persone ne metta altre a controllarle. “Vanno in giro – dice – a gruppi di quattro o cinque e si permettono anche di entrare nei cancelli..”.

CasaPound chiede di parlare con il personale della cooperativa, ma riceve risposte evasive. Antonio Ribecco, in video, fa il punto della situazione. “La gente – dice – ha fatto sacrifici per comprarsi la terra e costruirci le proprie case. E ci ritroviamo in questa struttura…”. Struttura una volta destinata a ricezione e che ora, secondo quanto affermano quelli di CasaPound, è adibita a ospitare i richiedenti asilo. I “profughi”, così vengono definiti, arrivano, dice Ribecco, da Nigeria, Pakistan e Bangladesh: “Nessuna colpite da guerre”, puntualizza.

Antonio Ribecco afferma di aver preso accordo con il proprietario per incontrare la cooperativa che è interessata dal bando e ci va giù duro affermando che l’immigrazione è una “piaga sociale” e che l’integrazione non c’è e che il tutto è solamente un vero e proprio business ai danni dei cittadini che non si possono “più permettere di fare una passeggiata notturna, di portare a spasso il cane, di far scendere le proprie figlie in quanto strada di campagna, buia o poco illuminata e questo è assolutamente vergognoso”.

 

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