Calcioscommesse, anche l’ex grifone Califano nella nuova bufera

Asd Athena calcio Ragalna, un ex grifone al comando e ora affiliata

Gianni Califano è tra le persone fermate nel corso dell’indagine “Dirty soccer”, nuova bufera dl calcioscommesse in Italia. Ha giocato nell’ultimo Perugia dei Silvestrini. L’ex attaccante del Perugia è finito nell’inchiesta coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che ha nuovamente sconvolto il mondo del calcio e che riguarda principalmente partite di Lega Pro e serie D della stagione regolare appena conclusa e con i playoff ancora in corso.

Una bufera che potrebbe stravolgere l’andamento sportivo dei campionati, in particolare quelli di Lega Pro con il Gubbio che potrebbe essere spettatore interessato dal momento che tra le squadre pesantemente coinvolte c’è L’Aquila e il Santarcangelo. Califano dunque, secondo gli investigatori, avrebbe avuto un ruolo attivo nelle combine e tentativi di combine di tante partite di Lega Pro nell’ambito dell’organizzazione individuata dagli investigatori.

Calcio scommesse, la nuova bufera: Dirty soccer”, calcio sporco. Ed e’ come essere davanti ad un “nuovo romanzo criminale”, fatto di gente che origina un “danno economico” e si fa beffa delle passioni di quanti ancora seguono il calcio, hanno una squadra del cuore, fatto di gente che lede “gli investimenti di denaro e speranze che impegnano le famiglie dei ragazzi che si affacciano al mondo del calcio”.

“Dirty soccer” e’ il nome in codice dell’ultima operazione della squadra Mobile di Catanzaro e coordinata dalla Dda di Catanzaro sul calcioscommesse; il riferimento a un ‘nuovo romanzo criminale’ e’ del sostituto procuratore Elio Romano che cosi’ etichetta il nuovo terremoto che attraverso le scommesse sconvolge il calcio italiano, questa volta il cosiddetto calcio minore, cioe’ club di Lega Pro e Serie D.

E i numeri sono importanti: cinquanta fermi, oltre 70 indagati, 33 i club coinvolti (20 di Lega pro e 13 di Lega nazionale dilettanti), tra cui Pro Patria, Barletta, Brindisi, L’Aquila, Neapolis Mugnano, Torres, Vigor-Lamezia, Santarcangelo, Sorrento, Montalto, Puteolana, Akragas e San Severo. Arresti e perquisizioni in una ventina di province in Calabria, Campania, Puglia, Emilia Romagna, Abruzzo, Marche, Toscana, Liguria, Veneto, Lombardia.

Gli investigatori della squadra mobile della polizia di Catanzaro e del Servizio centrale operativo sono stati impegnati infatti oltre che a Catanzaro anche a Cosenza, Reggio Calabria, Bari, Napoli, Milano, Salerno, Avellino, Benevento, Brindisi, Firenze, L’Aquila, Ascoli Piceno, Monza, Vicenza, Rimini, Forli’, Ravenna, Cesena, Livorno, Pisa, Genova, Savona. Tra gli arrestati figurano calciatori, dirigenti e presidenti di societa’. In manette e’ finito pure un membro della cosca Iannazzo, indicato come un potente clan della ‘ndrangheta lametina.

Nell’inchiesta coinvolto anche un poliziotto. Il provvedimento di fermo, di oltre 1000 pagine, delinea una rete di personaggi, appartenenti a due distinte organizzazioni criminali, attive nella combine di decine di partite dei campionati in corso che gli investigatori avrebbero accertato.

L’accusa e’ di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva ma ad alcuni indagati vengono contestate anche le aggravanti mafiose e transnazionali. Il magistrato titolare dell’inchiesta scrive anche di calciatori che denotano “fragilita’” e che sono “sedotti dal mito del guadagno rapido e facile, ovvero dalla prospettiva di ingaggi con altre squadre”, in un mondo che “si intreccia con la spietatezza di scaltri dirigenti sportivi e con la criminalita’ organizzata, passando attraverso l’indifferenza delle societa’ calcistiche”.

Ed emergono “palesemente” le condotte di tali direttori sportivi, presidenti e manager calcistici “che ormai concepiscono la gestione delle proprie societa’ o di quelle da acquisire di volta in volta, esclusivamente come una ‘fonte di reddito’ derivante dalle scommesse che essi stessi piazzano e fanno piazzare sulle partite che sono stati in grado di truccare”.

Secondo quanto riferito in conferenza stampa, dove erano presenti il procuratore capo di Catanzaro Vincenzo Lombardo, il procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri, il questore di Catanzaro, Racca, il direttore dello Sco, Renato Cortese, il dirigente della Mobile di Catanzaro, Rodolfo Ruperti, e il direttore della prima Divisione dello Sco, Andrea Grassi, tre serbi avrebbero finanziato le puntate in Italia, ma erano in grado di fornire anche informazioni sul campionato di calcio cinese, sui campionati di basket e sui tornei di tennis all’estero. Un albanese e’ accusato anche di sequestro di persona.

L’inchiesta e’ partita grazie alle indagini della squadra Mobile di Catanzaro che hanno seguito gli interessi di Pietro Iannazzo, esponente dell’omonima cosca di Lamezia Terme. Da qui i poliziotti hanno ricostruito gli intrecci che partivano dall’interesse per la societa’ Neapolis, squadra campana che milita in serie D.

Proprio la presenza di Iannazzo – il quale e’ stato arrestato giovedi’ scorso nell’ambito di un’operazione contro la cosca di Lamezia Terme – aveva quindi portato gli investigatori sulla pista della Vigor Lamezia, squadra di Lega Pro, e da qui era stato ricostruito il puzzle che coinvolge tutte le altre societa’.

Alcune delle persone straniere destinatarie del fermo sono riuscite a sfuggire all’arresto: si tratta di tre serbi e due maltesi che si trovano all’estero.

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