Attilio Solinas ricorre al Garante contro Facebook per tutela privacy, vicenda ricatto web

Il Garante ha già recepito, da alcuni giorni, le richieste presentate nel ricorso e ha inoltrato la notifica a Facebook Italia e Facebook Irlanda

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Attilio Solinas:

Attilio Solinas ricorre al Garante contro Facebook per tutela privacy, vicenda ricatto web

Qualche mese fa, i più attenti alle cronache perugine, ricorderanno i caso di tentata estorsione di cui fu vittima il consigliere Regionale del Pd, Attilio Solinas. Quello che ha deciso il medico perugino farà altrettanto scalpore. Sì, perché, con l’assistenza dell’avvocato Giuseppe Innamorati e la consulenza della professoressa, Federica Marabini, Solinas ha presentato un ricorso al Garante per la protezione dei dati personali.

Contro chi? Contro il titolare del trattamento dei dati Facebook, con sede in 4 Granda Canal Square, Grande Canal Harbour a Dublino, in Irlanda.

«Mi sono iscritto a Facebook anni orsono – scrive Attilio Solinas -,  e il 23 agosto di quest’anno (2015) sono stato vittima di vittima di minacce e tentativo di estorsione, nonché sostituzione di persona ed indebita intrusione nel  sistema informatico in Facebook da parte di una persona autonominatasi “Maria Ottello“». Con questa donna, il gastroenterologo perugino ha avuto “una breve corrispondenza telematica, che si è poi conclusa nel tentativo di rendermi vittima di un’ estorsione e degli ulteriori reati suddetti”.

Nel ricorso si legge che non avendo accettato, il dottor Solinas, di sottostare alle illecite richieste di soldi avanzate in cambio della cessazione di una intensa campagna di diffamazione telematica – con tanto di fotomontaggi e indebita utilizzazione della mia immagine -, l’autore delle minacce e della tentata estorsione, utilizzando un falso account con il nome dell’esponente politico, ha cominciato ad inviare foto a tutti gli amici Facebook della propria vittima. Attilio Solinas, avvisato di quanto stava accadendo a sua insaputa, ha chiesto – si legge nella sintesi del ricorso – l’immediata rimozione dei falsi foto/video montaggi a contenuto diffamatorio pubblicati su Facebook.

E qui scatta il problema. Il gigante degli aggregatori sociali del web ha impiegato ben 24 ore prima di eliminare le conversazioni presenti sullo stesso account del medico. «Successivamente – spiega Solinas nella sintesi – ho inviato a Facebook, Ireland Limited 4 Grand Canal Square Grand Canal Harbour  Dublin 2, una richiesta di  accesso a,  ex art. 7 comma 1 del “Codice in materia di protezione dei dati personali” „..tutti i dati e informazioni in merito alla mia persona ed ai profili e account Facebook a mio nome e con la mia fotografia ; tutti i dati e processing dei dati di Facebook.com riguardanti la mia persona e fotografia“.».

Dall’Irlanda, però, non è arrivata una risposta soddisfacente e l’esponente del Pd annuncia: “Ho presentato ricorso alla Autorità Garante chiedendo che il Social fosse sanzionato per avermi negato l’accesso a ciò che chiedevo”.  Solinas, in sostanza, aveva chiesto di avere notizie sul trattamento (art. 7 comma 2 Codice) di “. tutti i dati e informazioni in merito alla mia persona ed ai profili e account Facebook a mio nome e con la mia fotografia. Tutti i dati e processing dei dati di Facebook con riguardo alla mia persona e fotografia“. Ma anche per “l’elusione della  richiesta di intervento ”..sui dati e le informazioni, fotografie incluse, del profilo e account aperto illecitamente a mio nome e con la mia fotografia. Tutti i dati e processing di dati riguardanti tale profilo a mio nome..”e per il mancato rispetto della mia opposizione  al trattamento per motivi illegittimi dei miei dati personali fotografia inclusa”.

In sostanza Attilio Solinas chiede al Garante che ordini a Facebook di permettere al consigliere Pd di avere accesso, in modo completo e intelligibile, a tutti i suoi dati di processing di Facebook.com, e ai profili – evidentemente falsi – intestati a suo nome.

In sostanza Facebook si sarebbe dovuto “muovere” un tantino di più no, per cancellare le schifezze che circolavano. Dati questi che, come si presume sia, alloggino ancora negli immensi database del grande social network, dovranno essere cancellati e con essi, Solinas chiede anche le copie di backup. Il “piddino” vuole essere giustamente sicuro e chiede anche che il Garante ordini a Facebook l’avvenuta cancellazione di tutto.

«Ho chiesto inoltre – conclude Solinas -, che il Garante svolga propria attività di investigazione per ordinare a Facebook di adempiere alla mia richiesta e adottare ogni opportuno provvedimento nei confronti di Facebook ove non venga dallo stesso Social disposta l’adozione di misure effettive atte a tutelare la sicurezza dei dati ed il loro trattamento e ciò anche per quanto riguarda il potere discrezionale di intervento che Facebook riserva a proprio insindacabile giudizio dopo la segnalazione, senza rendere alcuna informativa all’utente che ha operato la segnalazione. E ciò in particolare tenuto conto che la rimozione dei contenuti senza indicazione dei tempi di intervento rimessa all’insindacabile giudizio di Facebook che ne valuta anche la portata lesiva è in contrasto con i principi costituzionali quali la dignità e la riservatezza della persona oltre che con il diritto al nome (art.6, comma 2 cc), il diritto di chiedere la cessazione dell’abuso dell’immagine (art. 10 cc), ove per abuso deve intendersi l’esposizione o la pubblicazione effettuate fuori dai casi consentiti dalla legge o, comunque, in modo da ledere il decoro o la reputazione della persona, il diritto all’identità personale (diritto riconosciuto dalla Corte di Cassazione con la sentenza n.3769 del 22 giugno 1985, sulla base dell’art.2 della Costituzione), il diritto alla riservatezza (sentenza del 27 maggio 1975 n.2199 della Corte di Cassazione) oltre che la normativa a tutela dei dati personali».

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