“Andrea dai pantaloni rosa”, quando i social possono uccidere [GUARDA FOTO E VIDEO]

Qualche anno fa moriva a Roma Andrea Spezzacatena, il 15enne schernito come “il ragazzo dai pantaloni rosa”. Era quello il colore, assunto da un paio di jeans dopo un bucato non riuscito. Anziché arrabbiarsi con la madre, Andrea s’era mostrato divertito della cosa e aveva indossato volentieri quei pantaloni, i quali, però, sarebbero stati al centro di mesi di derisioni e di cyber-bullismo: lui additato come gay – forse senza neanche esserlo – addirittura su un profilo facebook, dedicato appunto al “ragazzo dai pantaloni rosa”.

Andrea si tolse la vita proprio per le terribili pressioni subite su quel falso profilo facebook dove tutti si sentivano autorizzati a postare cattiverie, volgarità e insulti di ogni tipo. Oggi questa tragica vicenda è stata raccontata a Perugia nell’ambito di “Like – Storie di vita online”, spettacolo sul tema del cyberbullismo, ideato dal giornalista Luca Pagliari, nell’ambito della campagna educativa itinerante “Una vita da social”.

Un progetto di sicurezza nell’uso della Rete, promosso dalla Polizia di Stato, rivolto agli utilizzatori dei social network e in particolare agli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, ai loro insegnanti e ai loro familiari.

Quando un messaggio o un insulto posso distruggere la vita di una persona: “Oggi è una bella giornata, abbiamo tanti ragazzi. Stiamo cercando in modo semplice, chiaro e diretto, forse anche con quell’attore utilizzando il loro linguaggio che a volte che scade, con quelle parole non eleganti che colpiscono la mente e il cuore di questi ragazzi”. Lo ha detto in questore di Perugia Carmelo Gugliotta in occasione di “Una vita da Social”.

Lo scopo di questa lodevole iniziativa- evidenzia Carmelo Gugliotta Questore di Perugia- è di informare gli utenti ed in particolare i giovani e i loro famigliari sui rischi connessi all’uso del Web e dei social network e come limitarli. “Cerchiamo di fargli capire di essere tolleranti con gli altri. Ha aggiunto. Dobbiamo far capire che utilizziamo questi social per quello che sono, uno strumento di conoscenza, di lavoro, ma non creiamo amici virtuali, non creiamo la realtà che non esiste e soprattutto parliamo con chi ci vuole bene”.

Il Questore in merito ai vari post che si trovano su facebook ha evidenziato: “I messaggi, gli insulti scritti su un gruppo o in qualche pagina di un social, si possono denunciare e oscurare. Il mondo va veloce e le leggi lo sono di meno. A volte noi arriviamo laddove qualcosa è già successo. Forse – conclude – dovremmo accelerare i tempi e capire che la normativa c’è, ma incide poco. Dobbiamo essere al passo con i tempi.

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