Il sindaco avvelena i pozzi della sua ritirata, Melasecche: non ha umiltà  

perfino nell’ultima conferenza stampa rassegna le dimissioni senza che dalle sue parole appaia la minima espressione di umiltà, l’ammissione di qualche pur lieve errore, di qualche conto che non torna

Il sindaco avvelena i pozzi della sua ritirata, Melasecche non ha umiltà  

Il sindaco avvelena i pozzi della sua ritirata, Melasecche: non ha umiltà

Avevo questo timore e purtroppo sì è avverato. Dico purtroppo perché ho sperato fino alla fine che il tratto umano che traspariva dai suoi toni dimessi, dalla voce mai sopra le righe,  alla fine venisse confermato da una conclusione necessariamente triste, ma dignitosa. Invece no. Zio Leo non finisce in bellezza i suoi anni da sindaco e perfino nell’ultima conferenza stampa rassegna le dimissioni senza che dalle sue parole appaia la minima espressione di umiltà, l’ammissione di qualche pur lieve errore, di qualche conto che non torna.

No, nulla di tutto questo. Funzionario di partito fino alla fine. Dopo aver nominato il suo fedelissimo maggiordomo a Calenda della Conca, addirittura assessore alla programmazione strategica ed allo sviluppo economico, coprendo di ridicolo non il nominato ma se stesso, offende con ciò le migliaia di giovani disoccupati che proprio da quella funzione, da lui così malamente esercitata in questi quattro anni,  attendevano risposte concrete e professionali. Sperava forse in “un’aula sorda e grigia” o una città prostrata ed accondiscendente?

Ha provocato i cittadini in modo veramente disgustoso sottraendosi ad un proprio dovere statutario, con impegno concordato in conferenza capigruppo, votando addirittura contro la richiesta sacrosanta di chi chiedeva di rispettare gli impegni.

Reazione scontata. Come Maria Antonietta, chiusa nella ottusità del suo privilegio, accusa di ingratitudine il popolo che protesta. Si finge vittima di una “violenza verbale” di questi servi della gleba che, ingrati, ignorando persino gli insegnamenti di Monsignor Della Casa,  si permettono di alzare la voce nei suoi confronti, benefattore della città. A chi chiede pane, sicurezza, salute, sviluppo, posti di lavoro, prospettive, cultura, trasporti decenti, piste ciclabili, lui offre la brioche di una passerella d’oro sui binari, un debito bellissimo con una manutenzione altrettanto costosissima.

Lascia in eredità i cento problemi ambientali irrisolti, lui rinviato a giudizio nel processo per il percolato, lascia una città oberata di debiti che lui ed i suoi assessori hanno ulteriormente affossato per la ottusità di non aver riconosciuto falle macroscopiche che pure qualche consigliere aveva da tempo immemorabile individuato, proponendo persino soluzioni tecniche che lui, chiuso nella sua blindatura partitica, aveva sempre volutamente ignorato.

Lascia anche in eredità ai ternani la certezza di sacrifici pesanti per i prossimi trent’anni per pagare interessi assurdi ed un debito elevatissimo in gran parte frutto dei magheggi suoi e dei suoi assessori ma anche, va detto, di alcuni suoi dirigenti, premiati non per la professionalità e l’indipendenza di giudizio ma per la fedeltà anteposta al merito.

Continua ad ingannare se stesso facendo finta che Cavicchioli abbia preso le distanze dalla sua ignavia per ragioni personali, il giovane Zingarelli scenda dalla nave con la fiancata squarciata sugli scogli per ragioni professionali. Se la prende con quell’ingrato di Finocchio cui ha chiesto di salire sulla nave mentre si apprestano le scialuppe di salvataggio, lui che come Schettino ha sempre l’ultima parola per giustificare la propria dabbenaggine.

Pardini, che di cuori se ne intende, parla di dignità. La sua versione vittimistica già sui social trova qualche ammiratore fra vecchi comunisti che si riempiono la bocca di sdegno antifascista per un modo di gesticolare che i tifosi della Ternana conoscono bene e che nulla ha a che vedere con il saluto romano mentre ad alcuni dei privilegiati comincia a tremare il terreno sotto i piedi per il rischio che certi bandi di appalto possano diventare asettici.

In attesa che la giustizia accerti le responsabilità di coloro che hanno permesso lo sperpero idiota di almeno settanta milioni del controvalore di crediti inesigibili lo invitiamo a fare almeno un gesto nobile, una colletta con i suoi assessori per pagare la parcella legale di 40.000 € per quel ricorso temerario contro la magistratura contabile, un suo sfizio che non è giusto paghino i ternani. Dico tutto questo con molta amarezza perché l’onore delle armi si riserva all’avversario che ha combattuto apertamente ed alza bandiera bianca, ammettendo i propri limiti, non di certo a chi avvelena i pozzi della storia in un tentativo di fuga manipolando, come di consueto fatti inconfutabili, numeri drammatici, statistiche impietose.

 

Terni, 31 gennaio 2018.                                                    Enrico Melasecche

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