Umbria Mobilità, un biglietto in direzione baratro

Brutti stupito 

di PAOLO BRUTTI *

Le notizie sulla raffica di aumenti dei biglietti di Umbria Mobilità preoccupano e sbigottiscono. L’azienda perde passeggeri, perde passeggeri paganti, aumenta i costi generali erogando stipendi principeschi al direttore generale e ai suoi collaboratori e tutto questo viene compensato scaricando i costi sui passeggeri paganti degli autobus. Qualcuno dice che questo è giusto e buono perché accolla i costi agli utenti e non alle finanze pubbliche, come se non si sapesse che il servizio di trasporto pubblico è, appunto, pubblico e che gli utenti sono in larghissima parte pendolari, pensionati, studenti e lavoratori e lavoratrici che usano il servizio più per necessità che per sfizio. Se facessimo lo stesso ragionamento per il costo dei farmaci dovremmo benedire ogni imposizione di ticket.

Il raggiungimento della copertura dei costi per il 35% attraverso gli introiti della bigliettazione ha lo scopo di spingere le aziende all’efficientazione, riducendo i costi di gestione e aumentando la clientela. Se invece viene interpretata come la copertura dell’inefficienza e della perdita di clientela si ottiene un risultato grottesco: più un’azienda è inefficiente e meno trasporta più è giusto e necessario aumentare il costo dei biglietti.

Oggi Um si muove in quest’ultima direzione e viene assecondata nell’errore dai suoi soci pubblici perché, in perfetto conflitto di interessi, preferiscono scontentare i propri clienti piuttosto che i bilanci delle amministrazioni di competenza. Per di più tutto questo ha una conseguenza paradossale. Se oggi i biglietti coprono il 17% dei costi, per raggiungere l’obiettivo della legge agendo soltanto sui biglietti non basterebbe raddoppiarne il costo. Con il rincaro dei biglietto il risultato finale sarà che si perderà ulteriore clientela e quindi alla fine avremo maggiore necessita di aumentare ancora le tariffe. È il famoso paradosso della spirale discendente indotta dalla rincorsa tra perdite e rincaro dei biglietti che generano l’aumento delle perdite. La spirale s’inverte con una misura diametralmente opposta: ridurre i costi di produzione e ridurre il prezzo del biglietto come fa ogni buon imprenditore che usa la crescita della produttività per ridurre i prezzi e conquistare mercato. Ma i padroni attuali di Um non sono bravi imprenditori e, purtroppo, puntano a disfarsi della loro azienda vendendola a un altro cattivo imprenditore attraverso una gara addomesticata per far vincere il peggiore ed estromettere i migliori. Dritti al peggio, senza fermate.

* Segretario regionale Italia dei Valori

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