Omicidio di Sansepolcro, Silvia e Luca avevano litigato

(La Nazione on line) AREZZO, <!–webbot bot="Timestamp" S-Type="EDITED" S-Format="%d/%m/%Y" startspan –>24/08/2008<!–webbot bot="Timestamp" endspan i-checksum="12630" –> - Ormai è più di un sospettato, anche se non ci sono ancora certezze nella storia di Silvia e Luca, nel delitto di Sansepolcro, nella lite che è diventata l’eutanasia di un amore. Luca è sparito, Luca non si trova, di Luca c’è soltanto la sua auto, la famosa Seat Ibiza rossa, abbandonata ai margini di un boschetto dalle parti di Canili, pendici di Verghereto, già in Romagna ma a due passi da Sansepolcro. E a questo punto è impossibile pensare che Luca non c’entri con la morte della fidanzata, strangolata nel letto dell’appartamento di via delle Città Gemellate che i due dividevano da dicembre, in una storia di cui adesso si cominciano a intravvedere le prime incrinature. Il pm Elisabetta Iannelli tace, non vuole dire ufficialmente se il ragazzo sia stato iscritto o meno nel registro degli indagati con l’accusa più pesante, quella di omicidio volontario. Ma nella sostanza cambia poco con quello che è un atto puramente formale. Se e quando verrà ritrovato vivo, Luca avrà troppe cose da spiegare per essere considerato un semplice testimone di un delitto che non solo ha lasciato ammutolita Sansepolcro ma che ha avuto ampia eco in mezza Italia. Una ferragostana e passionale storia d’amore e di morte, di quelle che 'bucano' la cronaca. Di certo, l’ex fidanzatino di Peynet, il ragazzo innamorato e ricambiato che tutti avevano descritto nelle prime ore, salvo fare un po’ di marcia indietro in seguito, non pare un assassino incallito, di quelli che ammazzano e scappano indifferenti. Avesse voluto fuggire davvero, avesse voluto far perdere le sue tracce, Luca ne avrebbe avuto tutto il tempo. Fra quando è morta Silvia e quando si è cominciato a capire che poteva entrarci lui, che era il caso di capire dove fosse sparito, sono passate almeno dodici ore, forse quindici. Quante ne bastano per arrivare in capo al mondo, per raggiungere una frontiera, per nascondersi da qualsiasi parte. Non dentro il bosco ai margini del quale ieri mattina alle nove è stata ritrovata la sua Seat Ibiza. Pare che siano stati i dipendenti dell’autogrill di Canili, sulla E45, a segnalare la macchina abbandonata, che i carabinieri non ci hanno messo molto a collegare all’auto scomparsa dopo il delitto. Poi una lunga giornata di ricerche, nelle selve dell’appennino tosco-romagnolo, ma senza nessun risultato. Il timore che possa essere successo, o possa succedere, qualcosa di irreparabile, è palpabile, non solo fra gli inquirenti, ma anche fra gli amici e i parenti di lui, che hanno setacciato persino il fondo delle valli dei viadotti. Forse Luca vaga ancora confuso, forse ha già scelto di pagare il prezzo dell’amore a morte. Ecco, amore e morte: ma qual è lo strumento materiale che collega il primo al secondo termine? Com’è che è morta Silvia? Lì per lì si era pensato a uno strangolamento a mani nude, ma col passare delle ore crescono i dubbi. Alcuni dei segni bluastri ritrovati sul collo della giovane paiono difficilmente compatibili con la stretta delle sole dita. Avanza dunque l’ipotesi che possa essere stata utilizzata una cintura, magari una cintura da donna, come quelle che i Ris dei carabinieri hanno sequestrato nell’appartamento su ordine del Pm Iannelli. Dovrà chiarirlo l’autopsia, fissata per lunedì. Ad eseguirla saranno i periti dell’istituto di medicina legale di Siena. Se questo è il come, non meno importante è il perchè. Quello che in un primo momento pareva un delitto dell’assurdo, una tragedia incomprensibile fra due ragazzi che filano d’amore e d’accordo, comincia a trovare qualche spunto di movente. Pare che i parenti di Silvia abbiano raccontato ai carabinieri che l’amore si era raffreddato, che non aveva resistito fino in fondo alla prova della convivenza. Lei, a questo proposito, si sarebbe confidata con la madre Fabrizia e con la sorella Sara, di un anno più giovane. Si parla della volontà della ragazza di chiudere la storia, di lasciare Luca con cui stava insieme da anni. Ci sono poi le chiacchiere degli amici, le mezze voci sulla gelosia di lui che taciturno com’era l’avrebbe voluta tutta per sè, senza spazio per altri rapporti, sia pure innocenti. Una gabbia nella quale Silvia si sarebbe alla fine sentita prigioniera. Strada sdrucciolevole al termine della quale ci sono le liti, gli scontri, in questo caso il delitto. Dire che presi a uno a uno i due vengono descritti come ragazzi quasi perfetti, i figli che tutti vorrebbero avere. Di lui il viceparroco di Anghiari racconta che era diventato una sorta di braccio destro dei proprietari nel nastrificio Lanzi in cui lavorava. Di lei il datore di lavoro, Marcello Brizzi, parla solo benissimo. Luca aveva studiato all’istituto d’arte di Sansepolcro, Silvia al liceo classico di Città di Castello. Poi avevano accettato lavori da semplici operai per dare concretezza alla loro vita, a una storia di cui non immaginavano che sarebbe diventato l’amore a morte. Salvatore Mannino

Print Friendly, PDF & Email

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*