Legge elettorale regionale, che sia la Corte Costituzionale a pronunciarsi

da Fausto Gentili (Coordinatore Regionale Umbria, di Sinistra Ecologia Libertà)
Non so se la legge elettorale approvata dal Consiglio regionale presenti o meno un profilo di incostituzionalità: so però che il problema è stato sollevato, e che è bene -per i cittadini e per le istituzioni- che l’Umbria possa contare su un Consiglio regionale nella pienezza delle proprie attribuzioni. Per questo chiediamo anche noi che sia la Corte costituzionale a pronunciarsi, e che lo faccia in tempi rapidi e nelle diverse forme che la legislazione rende possibili.

Nel merito della legge ripeto il nostro giudizio: accanto ad elementi positivi (la doppia preferenza di genere, l’abolizione del listino dei nominati) la legge presenta almeno due aspetti profondamente sbagliati: il primo è l’attribuzione del premio di maggioranza senza stabilire una soglia minima che la coalizione vincente deve superare, con il rischio che anche un risultato modesto (in astratto, anche intorno al 30%) consenta di conquistare il 60% dei seggi, alterando pesantemente la volontà degli elettori.

Il secondo è legato al tema dei costi della politica: schierare venti candidati per ciascuna lista, che competono su tutto il territorio regionale, significa di fatto favorire chi ha più denaro da spendere, trasformare la candidatura in un investimento e indebolire in partenza ogni proposito di ridurre i compensi degli eletti.

L’uno e l’altro rischio si potevano evitare facilmente: stabilendo una soglia minima per il premio di maggioranza e distribuendo i candidati (tutti e venti, come era nella proposta di Sinistra Ecologia Libertà, o almeno la metà, come richiesto da alcuni consigli comunali tra cui quello di Gubbio) in sub-collegi uninominali, espressione delle città e dei territori dell’Umbria.

Il Consiglio regionale – in cui Sinistra Ecologia Libertà non è rappresentata non ha voluto farsene carico, ed è stato un errore.

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