ISTITUZIONI Vinti (Prc-Se) interviente sulla proposta di ‘gabbie salariali’ del governo Berlusconi

<p>(UJ.com) PERUGIA - Dura critica del capogruppo di Rifondazione comunista <b>Stefano Vinti</b> alla proposta di ‘gabbie salariali’ del governo Berlusconi: “Dopo i razzisti della Lega Nord – afferma Vinti - anche Berlusconi nel suo primo giorno di ferie riprende la questione dell’instaurazione delle famigerate ‘gabbie salariali’. È proprio vero che la lotta di classe non va mai in vacanza”.<br />“Il tutto – continua - ha ripreso vigore in questi ultimi giorni dai dati resi noti da Bankitalia, da cui si evince che il divario del costo della vita tra Nord e Sud è pari al 16,5 per cento. È bastato questo dato puro e crudo – secondo Vinti - per consentire allo statista Calderoli di ululare ai quattro venti sull’urgenza di ripristinare le ‘gabbie salariali’. Purtroppo, però, le gabbie salariali di fatto già sono in vigore. Basta leggere, infatti, l’ultimo annuario <b>Istat</b>, riferito al 2008, dove si dice che il reddito medio equivalente delle famiglie in tutte le regioni del Mezzogiorno risulta inferiore al dato nazionale. In Calabria è inferiore del 29,7 per cento, in Basilicata del 29,6 per cento, in Sicilia del 28,5 per cento, in Puglia del 20 per cento. Il reddito medio è di 30mila 500 euro al Nord e di 22mila 400 al Sud. Le differenze dei prezzi tra Nord e Sud sono reali, anche se poi si scopre che i prezzi di alimentari, abbigliamento e arredamento nel Mezzogiorno sono quasi equivalenti (3 per cento in meno) a quelli del Nord e che addirittura la benzina, al Sud pieno di raffinerie, costa il 2 per cento abbondante in più”. <br />“La differenza sul costo della vita – prosegue il capogruppo del Prc - la fanno gli affitti. Nel Mezzogiorno è tutto più basso, non solo i prezzi, ma anche i salari e gli stipendi reali, il tasso di attività, la dotazione di infrastrutture, il livello di scolarità, la struttura burocratica, mentre indubbiamente più alta è la presenza delle organizzazioni mafiose, il tasso di disoccupazione e quello di emigrazione. Il Pil procapite è inferiore del 40 cento al Sud rispetto al Nord, <b>sono 700mila</b> gli emigranti che, negli ultimi 10 anni, sono partiti dalle città del meridione per andare a lavorare al settentrione, rappresentando, secondo le stime, 70 miliardi di capitale esportato. Inoltre, il tasso di disoccupazione in Sicilia è del 13,8 per cento, in Campania e Calabria 12 per cento contro il 6,7 della media nazionale e contro 2,5-3 per cento di Emilia Romagna e Veneto. E l’occupazione femminile è sulla soglia del 30 per cento in Sicilia, Calabria, Campania, mentre nelle Regioni settentrionali è intorno al 60 e la media nazionale è al 47 per cento”.<br />“Le difficoltà del mancato sviluppo del Mezzogiorno – conclude Vinti - sono anche il frutto di una non-politica centrale per il Sud, di un sistema degli enti locali vittima dei poteri locali clientelari, delle organizzazioni criminali che hanno gioco facile a causa di una presenza e di un tasso di efficienza assai basso delle varie articolazioni statali”.</p>

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