E' STATO RITROVATO IL CORPO DEL PESCATORE SCOMPARSO NEL TRASIMENO

<p>(UJ.com) TRASIMENO - E' stato ritrovato il corpo del pescatore scomparso! E' l'uomo che trovò il cadavere di Narducci. Si tratta Ugo Baiocco, un pescatore di 75 anni circa, molto conosciuto nella zona. Baiocco era uscito come ogni giorno per <b>andare</b> a pesca con la sua barca a motore davanti al pontile di Sant'Arcangelo e - secondo le prime informazioni - sembra si sarebbe rovesciata nel lago Trasimeno dove stava pescando. L'incidente è avvenuto circa 300 metri dalla riva, in un punto in cui l'acqua è profonda circa tre metri. L'allarme è stato dato da altri pescatori che lo hanno sentito urlare. Sono giunti al Trasimeno i carabinieri i sub dei vigili del fuoco e personale fluviale. Sono stati quindi subito avvertiti la polizia provinciale e i vigili del fuoco che hanno avviato le ricerche. Il cadavere è stato quindi trovato nel pomeriggio. Sulla zona del Trasimeno spira un forte vento e una improvvisa raffica potrebbe essere stata la causa del ribaltamento dell'imbarcazione sulla quale si trovava Baiocco. Di quanto successo è stato informato il magistrato di turno, il sostituto procuratore Giuliano Mignini. Casualmente lo stesso pubblico ministero che ha coordinato le indagini sulla morte di Narducci.</p>
<p><a target="_self" href="../../FE/media/ricerche-del-pescatore-scomparso.html"><span style="color: #800000;"><b>FOTO DELLE RICERCHE</b></span></a></p>
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<p><b>LA STORIA DI NARDUCCI</b></p>
<p>Ulteriore tesi è quella che vede nel responsabile dei delitti, o in uno dei capi della misteriosa setta che avrebbe commissionato gli omicidi seriali, il dottor Francesco Narducci, medico e professore universitario perugino morto nel Lago Trasimeno a trentasei anni nel 1985, a poche <b>settimane</b> dall'ultimo degli omicidi del mostro. La morte, all'epoca, fu archiviata come incidente e la salma fu tumulata senza procedere ad autopsia, apparendo abbastanza chiara la causa di morte (annegamento) .</p>
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<p>Il coinvolgimento di Narducci si fonda inizialmente sull'intercettazione telefonica di un gruppo di pregiudicati che avrebbero minacciato una tale "Dora" di fargli fare la stessa fine del "medico ucciso sul Trasimeno", velato riferimento alla morte dello stesso Narducci, rinvenuto cadavere al largo dell'isola Polvese, e sulla base di alcune lettere anonime ricevute dagli investigatori nei mesi successivi, nelle quali veniva collegato il medico agli omicidi. In seguito furono intercettate altre <b>telefonate</b> minacciose rivolte a "Dora": in una di queste una voce femminile (molto alterata) faceva riferimento, oltre al presunto omicidio di Narducci, anche all' "omicidio di Pacciani". Secondo la voce al telefono, entrambi gli omicidi erano stati eseguiti dagli appartenenti ad una setta satanica, perché le vittime erano colpevoli di averli traditi: la stessa fine, nella telefonata, era minacciata anche a "Dora".</p>
<p>Il procedimento per le telefonate intercettate proseguì e portà ad una condanna patteggiata, mentre, per i restanti imputati, il processo è ormai prossimo alla discussione. Dichiarazioni di persone informate sui fatti e anomalie ngli accertamenti sul cadavere ripescato dalle acque del Lago <b>Trasimeno</b> portarono ad ipotizzare che il Narducci fosse stato assassinato. Nel 2002 venne riesumata la salma, sulla quale esame autoptici dimostrarono la presenza di lesioni compatibili, per il Consulente Prof. Giovanni Pierucci, dell'Università di Pavia, con lo strozzamento e con tracce di narcotizzanti nei tessuti.</p>
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<p>Proprio il presunto omicidio del medico umbro, legato alla sostituzione del suo cadavere con quello di uno sconosciuto in maniera tale da insabbiare le indagini sulle effettive cause della morte nell'autunno del 1985, ha dato luogo all'avvio di una inchiesta giudiziaria da parte della Procura della Repubblica di Perugia, <b>profilando</b> il coinvolgimento di una loggia massonica, alla quale apparteneva il padre di Narducci, sia nella copertura degli omicidi del mostro che nella sostituzione del cadavere. Secondo Ugo Narducci invece, il figlio Francesco si tolse volontariamente la vita a seguito di diagnosi mediche che gli attribuivano un grave problema di salute.</p>
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<p>Nel giugno del 2009, una parte dell'inchiesta relativa alle modalità della fine del medico perugino è stata archiviata dal GIP del capoluogo umbro. Per Mario Spezi e Francesco Calamandrei, indagati, insieme ad altri, nella vicenda, il GIP ha archiviato a norma dell'art. 125 disp. att. c.p.p..Per quanto riguarda la morte per omicidio di Narducci, il gip, nel procedimento n. 1845/08/21, ha disposto l'archiviazione, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Dr. Mignini. Il GIP D.ssa Marina De Robertis accoglieva in toto i risultati delle indagini e confermava che il <b>Narducci</b> era stato ucciso, che il cadavere ripescato il 13 ottobre 1985 non poteva essere quello del medico, ma quello di uno sconosciuto, mentre il Narducci era morto in circostanze di tempo e di luogo completamente diverse e non era annegato. Sempre secondo il GIP, il Narducci era risultato coinvolto negli ambienti nei quali erano maturati i delitti. Per la gran parte dei reati "minori", tra i quali quelli di soppressione e occultamento di cadavere ed uso illegittimo di cadavere e di soppressione di svariatio documenti, il GIP ha riconosciuto l'ormai maturata prescrizione in relazione agli indagati principali. L'ordinanza è stata impugnata in Cassazione dal padre e dal fratello del morto ma la Corte stessa ha dichiarato inammissibile il ricorso.</p>
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<p>Un altro filone dell'inchiesta, relativo al procedimento n. 2782/95/21 e alla ipotizzata associazione per delinquere e a reati più recenti, tra i quali quelli di false dichiarazioni al PM e di concorso in calunnia, il tutto a fini di depistaggio, operati da vari soggetti istituzionali e dalla famiglia, oltre che da giornalisti, di Narducci, finalizzati a nasconderne l'omicidio e le sue cause e a sostituire il cadavere e comunque a depistare le indagini attraverso la riesumazione di piste ormai <b>sconfessate</b> a livello giudiziario, come quella della cosiddetta "pista sarda", è stato aperto dalla Procura della Repubblica di Perugia. In particolare si contestava, come s'è detto, a membri della famiglia di Narducci, e a vari esponenti delle istituzioni, il reato di associazione per delinquere finalizzata all'occultamento di cadavere. I soggetti, secondo l'accusa, in concorso tra di loro, avrebbero occultato le reali modalità della morte di Narducci, sostituendo, a tal fine, il suo cadavere con quello di uno sconosciuto.</p>
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<p>Inoltre avrebbero impedito la autopsia sul cadavere, assolutamente di prassi in casi simili di sospetto annegamento: la autopsia non fu eseguita all'epoca, ma soltanto dopo la riapertura delle indagini da parte della Procura di Perugia. Va sottolineato che all'epoca non furono neppure scattate foto del cadavere e le uniche utilizzate nelle indagini erano state scattate da un fotoreporter del quotidiano "La Nazione". Tutto sarebbe stato fatto, secondo la Procura, per evitare che emergesse il <b>coinvolgimento</b> del medico nella vicenda criminale fiorentina. Il 20 aprile 2010, all'esito dell'udienza preliminare davanti al Gip di Perugia, il GUP Dr. Micheli ha emesso sentenza di non luogo a procedere, con diverse e articolate formule, anche sotto il profilo dubitativo [100][101]. Nonostante il termine per il deposito della motivazione da parte del GUP fosse scaduto alla data del 20 luglio 2010, ancora nel gennaio 2011, il GUP non ha depositato la motivazione. La sentenza potrebbe essere impugnata in appello, per un giudizio abbreviato o in cassazione per tutte le altre ipotesi, dal Pubblico Ministero.</p>
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