. . . e si accorsero di essere nudi (Gen 3,7)”

(UJ.com) ASSISI  <!–webbot bot="Timestamp" S-Type="EDITED" S-Format="%d/%m/%Y" startspan –>23/08/2008<!–webbot bot="Timestamp" endspan i-checksum="12628" –> -La seconda giornata del Corso si apre con una intervista in video di M. Cecilia Sangiorgi al teologo sudamericano Jon Sobrino. La globalizzazione comincia ad essere affrontata a partire dai “popoli crocifissi” dell’America latina. Il loro sacrificio ci rivela la verità del mondo e ci consegna un messaggio di salvezza: possiamo essere più umani. Bruno Amoroso, docente di economia internazionale, ricerca le ragioni che determinano gli squilibri a danno di queste popolazioni in una concezione olistica dell’economia, la scienza per eccellenza, che pretende di spiegare tutto attraverso le semplici leggi del mercato. Questa visione complessiva, affermatasi nell’ambito del pensiero scientifico europeo ed occidentale a partire dal 1800, ha prodotto la globalizzazione, quella forma moderna di capitalismo che ha pieno controllo del sistema finanziario e dello stato. È una concezione che sostituisce il capitalismo produttivo con il capitalismo finanziario, generando delle lobbies che governano la finanza nella logica di distribuire guadagni ad entità private invece che al bene comune. Si tratta di un sistema predatorio che viola le regole dell’economia e che rende possibile la copertura di grandi scandali finanziari da parte di quegli stessi Istituti preposti al controllo, facendone pagare il conto agli ignari cittadini. Alla domanda se possa ricrearsi un sistema di poteri equilibrato provvisto di adeguati controlli e orientato al bene comune che superi quell’economia di mercato trasformatasi in economia di azzardo, l’economista Amoroso risponde che si dovrebbero eliminare le cause che rendono necessario nella vita delle persone il ricorso al denaro e ai sistemi bancari finanziari per casa, acqua, scuola, sanità. . .e ricondurre la moneta alla sua vera funzione di credito – pagamento, gestito come credito locale. Forme cooperative partecipate andrebbero a costituire fondi comuni di solidarietà per creare infrastrutture comuni per tutti i cittadini e i membri della comunità. Se partecipazione democratica è il nome possibile di una politica “per gli uomini”, il sociologo Roberto Segatori sottolinea l’ambivalenza del termine globalizzazione in cui coesistono una visione di apertura allo spostamento di persone e merci e di dilatazione della comunicazione / informazione insieme a una ideologia liberista – “globalismo” che pretende un predominio dell’economia sulla politica. La coperta ampia della globalizzazione copre la nudità evidente nelle “zone di libero sfruttamento di manodopera” create dalle multinazionali occidentali in Cina, India, America latina, dalle quali si può prevedere il futuro accentuarsi di nuovi flussi migratori verso l’Occidente. Qui nella categoria dei nuovi poveri s’inseriscono i ceti medi, sempre più insicuri richiedenti tutele di polizia per contrastare “l’emergenza migratoria”. Se dalla globalizzazione comunque non si può sfuggire, bisogna ricercare nei germi fecondi della cultura critica, dell’equilibrio psicologico e di una religione non chiusa quelle occasioni che rendano possibile affrontare senza schematismi precostituiti la complessità dei processi.

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