Date al comune quello che è del comune ed ai cittadini quello che è dei cittadini

da Giampiero Tamburi
La situazione che esiste al parco Sant’Anna il Comitato Club Pallotta Perugia la conosce molto bene e l’ha denunciata da moltissimo tempo (forse i primi a farlo), esattamente come denunciata nell’articolo, indicando anche le soluzioni possibili per renderlo un posto sicuro per chi lo frequenta.

Sicuro da spacciatori, individui senza fissa dimora che vi pernottano, bande di ubriaconi che vanno li ad ingozzarsi di birra e scippatori che fanno del male a chi gli capita sotto per strappargli di dosso le borse e le collane. Ma, evidentemente non abbiamo urlato a sufficienza oppure non abbiamo detto quello che si volevano sentir dire. Sono questi i veri mali che angustiano il nostro parco.

Sicuramente, per sanare questi problemi, non potrà essere il cittadino o qualche associazione che ha l’intenzione di “gestire il parco” perché, se vogliamo fare una cosa seria, bisognerebbe dotarlo di un controllo costante, con la soluzione che avevamo prospettato, cioè il “guardaparchi”. Per quanto poi concerne la messa in sicurezza dei giochi per bambini, la ristrutturazione della pista da pattinaggio o gli altri lavori che ci sono da fare, chi, se non il Comune può rendersi disponibile per i fondi necessari?

Fondi necessari anche per i lavori di manutenzione annuale (potature ecc…) che, in ogni modo, devono essere garantiti ad ogni stagione! Per rendersi conto di come stanno veramente le cose, bisogna che tutti sappiano in che condizioni ci troviamo: per questi lavori, alla Agenzia Forestale Umbra, cioè colei a cui è stata affidata l’opera, sono stati tagliati ben 800mila euro l’anno cioè quasi il 50% dell’intera somma che percepiva per questi lavori, al ché sono stati costretti a far intervenire solo un operatore dove prima ne lavoravano svariate unità.

In questo articolo si paventa la necessità di chiedere i fondi necessari alla bisogna ma a chi? Non so se queste associazioni che chiedono a gran voce “ai parchi ci pensiamo noi” si rendano ben conto dell’onere che si prendono e delle responsabilità verso i cittadini nel dovergli garantire un lavoro così impossibile. Non è una cosa da poco: ne va della dignità di Perugia.

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