CRISI: VINTI, MANOVRA E ACCORDO FIAT NE SONO UN PRODOTTO

<p>(UJ.com) PERUGIA - ''La manovra economica del Governo e l'accordo proposto dalla Fiat sono il prodotto nefasto della crisi e hanno un minimo comune denominatore: sono irricevibili''. E' quanto sostiene l'assessore alle infrastrutture e lavori pubblici della Regione Umbria, Stefano Vinti, secondo il quale ''ha fatto bene la Conferenza delle Regioni e la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, a <b>presentare</b> al Governo un documento unitario in cui si contestano sia le misure proposte dall'esecutivo, sia l'entita' dei tagli, e con il quale si chiede una profonda revisione del provvedimento, giudicato iniquo, perche' chiede alle Regioni e agli enti locali di contribuire per il 50 per cento al contenimento della spesa, una scelta decisamente sproporzionata''.</p>
<p> </p>
<p>Secondo Vinti, poi ''ha fatto bene la Fiom a dire di no alla proposta di accordo presentata dalla Fiat per lo stabilimento di Pomigliano che, in cambio di lavoro, chiede alle organizzazioni sindacali e agli operai di rinunciare ai diritti, accettando deroghe a leggi e contratti, compreso la possibilita' che l'azienda sanzioni con il licenziamento i singoli lavoratori che scioperano, se a giudizio della Fiat lo fanno contro l'accordo''. L'assessore Vinti sostiene che ''i due provvedimenti hanno un preoccupante segno comune'', visto che ''entrambi affrontano la crisi nella maniera meno adeguata a rilanciare lo sviluppo e, contemporaneamente, giustificano con la gravita' della crisi un tentativo di <b>sacrificare </b>regole, norme e anche i precetti della Costituzione sull'altare dell'ideologia del mercato e della assoluta liberta' dell'impresa''. ''Occorre, dunque, cambiare radicalmente la manovra finanziaria e il Governo deve accogliere le proposte di modifica avanzate dalla conferenza dei presidenti di Regione - conclude l'assessore - cosi' come a Pomigliano l'azienda deve rivedere l'accordo separato e rinunciare al referendum, che non potra' configurarsi come libera espressione dei lavoratori, ma come un plebiscito per la Fiat a fronte del ricatto della delocalizzazione delle linee produttive''.</p>
<p> </p>

Print Friendly, PDF & Email

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*