Celebrato il 17esimo anniversario della morte del Servo di Dio Vittorio Trancanelli

Ogni anno che passa da quel 24 giugno 1998, giorno del ritorno alla Casa del Padre del noto medico chirurgo perugino Servo di Dio Vittorio Trancanelli, sono sempre di più le persone che si avvicinano a lui nel partecipare alle iniziative religiose e culturali in suo ricordo. Lo dimostrano anche le preghiere-riflessioni che i fedeli scrivono nel quaderno posto accanto alla lapide che racchiude i resti mortali del Servo di Dio nella chiesa parrocchiale in Cenerente di Perugia.

Ma l’appuntamento più partecipato resta quello della S. Messa della ricorrenza della morte, celebrata il 24 giugno pomeriggio nella tensostruttura parrocchiale in Cenerente. Vittorio Trancanelli è ormai per molti perugini e non solo, un “santo laico” del nostro tempo nell’aver messo in pratica il Vangelo della Carità nella vita e nella professione medica.

In occasione del 17° anniversario della sua morte, centinaia di fedeli hanno preso parte alla S. Messa in suffragio presieduta dal vescovo di Città di Castello mons. Domenico Cancian insieme a diversi parroci e religiosi giunti un po’ da tutta l’Umbria. Mons. Cancian, al termine della celebrazione, si è soffermato sulla «coincidenza» di questo 17° anniversario con l’imminenza di eventi ecclesiali di notevole importanza quali: il Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia; il Convegno ecclesiale nazionale di Firenze dedicato al tema “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”; il Giubileo straordinario della Misericordia.

«Ciò appare molto interessante – ha commentato – per invocare la beatificazione di Vittorio Trancanelli proprio in questo contesto (il processo diocesano di canonizzazione si è concluso due anni fa e la documentazione è al vaglio della Congregazione per le cause dei santi, n.d.r.), perché la sua testimonianza ha qualcosa da dire in proposito». Non va tralasciato, ha proseguito il presule, che «nel Convegno ecclesiale nazionale di Verona del 2006, la figura di Vittorio Trancanelli era stata portata, per volontà dei vescovi umbri, come “modello di santità laicale”».

Nel collegare al Servo di Dio i tre eventi ecclesiali summenzionati, mons. Cancian ha detto: «Vittorio ha dato una bella testimonianza non solo della sua famiglia naturale, ma anche di accoglienza di giovani madri in difficoltà con bambini tra le sue mura domestiche prima e successivamente attraverso la creazione della splendida realtà di carità “Alle Querce di Mamre”».

Per quanto riguarda il nuovo umanesimo, secondo il vescovo di Città di Castello, «la vita di Vittorio è stata sicuramente un modello di umanità moderna, in particolare nella professione medica che lo portava a lavorare in un ospedale moderno, testimoniando la sua professionalità ed onestà nel dedicarsi notte e giorno al servizio dei malati, avendo al suo attivo un’infinità di interventi chirurgici. Era particolarmente attento agli ultimi e ai poveri, curandoli in maniera totalmente gratuita». Infine, il riferimento alla misericordia: «Vittorio – ha sottolineato mons. Cancian – era molto credente e aveva una fede profonda che si basava nella certezza dell’amore del Signore, che è vicino all’uomo, vicino soprattutto agli “ultimi” e lui ha imparato dal Signore a tradurre in Opere di Misericordia la sua fede».

Da ricordare che il 27 giugno (ore 16.30), presso la Sala del Dottorato della cattedrale di San Lorenzo, si svolgerà il convegno dal titolo: “Percorsi di santità laica in ambito sanitario”, al quale relazionerà l’arcivescovo emerito mons. Giuseppe Chiaretti. Il convegno, che sarà moderato dal prof. Fausto Santeusanio, presidente dell’associazione “Alle Querce di Mamre”, è promosso dalla Sezione di Perugia dell’Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI) in collaborazione con il Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale (MEIC). E’ previsto anche l’intervento del dott. Enrico Solinas, postulatore della Causa di beatificazione del Servo di Dio.

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