AL TEATRO MANCINELLI DEBUTTA "IL PROCESSO A GESU'"

<p>post <b>C. Pappone </b>UJcom2.0 <a target="_blank" title="Scrivi a Cristina Pappone" href="mailto:%20papponecristina@gmail.com">@</a> (UJ.com) ORVIETO - Dopo l’apertura di successo della Stagione Teatrale 2010/2011 con lo spettacolo in anteprima nazionale “Le <b>bugie </b>con le gambe lunghe” interpretato dalla Compagnia di Teatro di Luca De Filippo, il Teatro Mancinelli ospita domenica 31 ottobre alle ore 17 “Processo a Gesù”. Ne è autore Diego Fabbri, drammaturgo, sceneggiatore, animatore <b>culturale </b>che ha segnato la scena italiana del dopoguerra e di cui ricorre il trentennale della morte. Nato da un fatto realmente accaduto nella <b>Gerusalemme </b>del 1933, “Processo a Gesù” è una sorta di spettacolo nello spettacolo che, rappresentato per la prima volta al Piccolo di Milano nel 1955, ha trionfato sui palcoscenici di tutto il mondo, diventando uno dei classici a sfondo storico-religioso.</p>
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<p>L’opera è la storia di un gruppo di attori ebrei che recita <b>quel </b>processo di secoli fa tra la gente di oggi, perché assillati da alcuni interrogativi storici, particolarmente pressanti subito dopo la fine dell’ultima <b>guerra</b>. Ma, sganciato da quel contesto storico, il testo è ancora oggi monito e richiamo per la ricerca della “verità”. Quella non facile e vendibile, ma che va cercata, con sofferenza, dentro l’animo umano. Documento di un’epoca inquieta in cui l’uomo si allontana da Dio, ma più lo fa e più ne sente il disperato bisogno, la pièce, attraverso un uso sapiente della parola, coinvolge lo spettatore <b>chiamandolo </b>ad essere non più semplice osservatore ma complice e testimone di un evento che ancora oggi scuote le coscienze degli <b>individui</b>: la condanna a morte di Gesù. Il processo, nato come rivisitazione di un pezzo di storia sacra, attraverso la rievocazione si trasforma in una ricerca di verità che investe la storia contemporanea messa chiaramente sotto accusa.</p>
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<p>Il testo pone domande che ci riguardano tutti, a <b>prescindere </b>dalla fede e dal credere o meno. Interrogativi che si pone e ripropone il regista Maurizio Panici nel dirigere l’ottima squadra di attori tra cui Massimo Foschi, Angiola Baggi, Crescenza Guarnieri, Marco Balbi, Renato <b>Campese</b>. E tutti insieme danno voce e corpo a parole che necessitano di farsi “carne”, in ciascuno di loro anzitutto, per poi giungere come schegge al pubblico, e interpellarlo, confermando ancora oggi, come all’epoca del suo debutto e nei successivi allestimenti, il proposito di Fabbri: “Ambisco che il pubblico esca <b>dalla </b>mia rappresentazione diverso da come è entrato, altrimenti la mia fatica è stata pressoché inutile”. Per informazioni tel. 0763/340493 www.teatromancinelli.it</p>
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