Venanti e la sua opera raccontati da Teatro di Sacco

La genesi di questo spettacolo racconta di un Roberto Biselli che, da giovanissimo, osservò con stupore dei quadri esposti in una mostra

Venanti e la sua opera raccontati da Teatro di Sacco

da Marco Zuccaccia – Se può esiste un mondo in cui la pittura s’incontra con la rappresentazione scenica, questo potrebbe apparire ai più, possibile solo con un’unica immagine. Un singolo frammento, che sia fermo e statico. Nella di più sbagliato se a prendere in mano il progetto è la Compagnia Teatro di Sacco.

La celebrazione dell’arte di Franco Venanti ha prodotto nella trasposizione teatrale di Roberto Biselli un viaggio d’avanguardia attraverso le moderne tecniche multimediali, mezzo per dare enfasi alle opere del pittore. Immagini che prendono vita, sono roboanti per mezzo dal suono, al fine di raggiungere uno scontro e arrivare all’animo di chi le osserva. L’opera, divisa in stazioni, come a riprodurre un ipotetico calvario dell’anima è affrontata sia in chiave attoriale che danzata. Le immagini e i suoni del linguaggio multimediale utilizzato tessono trame che creano caleidoscopici intrecci.

E’ dall’Amore, tema della prima stazione, in cui gli attori Maurizio Modesti e Angela Pellicciari dialogano sul cibo che è una bulimia di stati d’animo che il viaggio inizia. Non a caso Modesti afferma di provenire da Kansas City con rimandi inevitabili ai mondi e personaggi fantastici del Meraviglioso Mago di Oz. Un percorso alla ricerca della propria Itaca che appare percettibile nei movimenti dei due danzatori dell’Undercover Dance Company, Elena Tingoli e Luca Pellegrini e nelle coreografie realizzate per loro da Manuela Giulietti.

I quadri di Venanti si animano e si fondono per mezzo delle immagini video realizzate da Marco Del Buono, fra le visioni distorte di Don Chisciotte e il terrore dell’olocausto, con i suoni laceranti e cupi, curati da Nicola Frattegiani.

Mostra
La genesi di questo spettacolo racconta di un Roberto Biselli che, da giovanissimo, osservò con stupore dei quadri esposti in una mostra. I quadri erano di un pittore perugino e riproducevano scene di vita quotidiana, ma lo facevano esteriorizzando la meraviglia che esiste tra un esperimento artistico e la risoluzione di problemi complessi con cui l’essere umano è costantemente costretto a fare i conti. E’ probabile che Biselli abbia osservato più volte quelle opere e quella sorta di poesia insita in esse, tanto (forse) da esserne contagiato nella sua scelta professionale. Nasce così l’embrione che ha portato Biselli a rappresentare uno spettacolo completamente dedicato all’opera di Franco Venanti, uno dei più grandi pittori perugini viventi.

Lo spettacolo Venanti è arte raccontata attraverso l’arte. Lo stesso pittore nel descrivere le sue impressioni sulla pièce ha parlato di una entropia fra la sua opera e le creazioni degli artisti, tanto da sentire il bisogno di gettarsi letteralmente all’interno di questo allestimento per esserne fagocitato. Le immagini proiettate su una tela posta davanti agli artisti, fa sì che gli stessi appaiano muoversi all’interno dei disegni come se essi stessi ne facessero parte.

Niente giustizia, niente pace. Sembra questa la frase in cui bisognerebbe racchiudere il pensiero di Venanti, alla ricerca di un equilibrio fra bellezza e armonia che si scontra con il reale e i mali dell’uomo. Il risultato finale di questo imponente lavoro di trasposizione teatrale è stato un viaggio fra realtà e finzione in cui i confini, per quanto delineati, tendono a confondersi e mischiarsi fra loro in un gioco di equilibri che noi tutti chiamiamo vita.

Venanti

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