Totila non era poi così crudele, lo scrive Procopio di Cesarea

Totila non era un barbaro che si abbandonava a crudeltà gratuite

Totila non era poi così crudele, lo scrive Procopio di Cesarea
Totila

Totila non era poi così crudele, lo scrive Procopio di Cesarea

eleanor2012@libero.it
Sono d’accordo col cardinale di Perugia, laddove parla contro la corruzione della Chiesa ed evidenzia la necessità di pastori onesti per i cristiani. Bella la festa cittadina per Sant’Ercolano. Ma la figura storica di Totila è assai diversa da quella consegnataci dai Dialoghi di Gregorio Magno, il quale attribuisce al suo ordine il feroce martirio di Sant’Ercolano. Gregorio Magno scrisse a oltre 40 anni dalla morte del re goto e sotto l’influsso di un clima assai ostile a Totila, colpevole di essere un eretico seguace delle dottrine di Ario e di aver impoverito l’aristocrazia romana. Storicamente, anche il re dei Goti Totila nutrì, a suo modo, ideali cristiani di pietà e di giustizia.

Procopio di Cesarea, autore della “Guerra Gotica” e contemporaneo di Totila, lo evidenzia bene (e lo evidenzia pur essendo un bizantino, e quindi un “nemico”). Totila non era un barbaro che si abbandonava a crudeltà gratuite. Il re dei Goti risparmiò la vita ai prigionieri bizantini dopo le battaglie del Mugello e di Faenza. Invitò i Goti a comportarsi con giustizia dopo le loro vittorie con queste parole: «Se volete conservare la fortuna che vi è capitata, dovete rispettare la giustizia. Se cambierete condotta, avrete contro di voi Dio. Egli infatti non ha intenzione di proteggere una particolare razza o una determinata nazione, ma chiunque mostri di osservare maggiormente la giustizia».

Inoltre, non esitò a infliggere un castigo esemplare a un soldato goto che aveva violentato la figlia di un cittadino romano. Ai generali che gli chiedevano di lasciarlo impunito perché era un buon combattente, rispose: «Non è possibile che un uomo che si è macchiato compiendo un atto di violenza acquisti gloria in combattimento». Quando conquistò Roma, impedì ai Goti di linciare la vedova di Boezio e di infierire sui civili.

Nel Liber Pontificalis si legge persino che Totila abitò con i Romani come un padre con i figli (habitavit cum romanis quasi pater cum filiis: Vita Vigili, 7, 107 ). A Napoli, diede viveri alla popolazione affamata e persino alla guarnigione nemica per consentirle una ritirata decorosa. Questi fatti sono tutti riportati nella “Guerra Gotica” di Procopio di Cesarea. Tradizionalmente, attingendo dai Dialoghi di Gregorio Magno, si attribuisce a un ordine di Totila la decapitazione di Sant’Ercolano, vescovo di Perugia, da parte di un comandante goto. Mi chiedo come sia possibile che un sovrano capace di tanta illuminata clemenza abbia ordinato l’uccisione di un uomo vecchio e inerme.

Una spiegazione storicamente plausibile è che il comandante, nell’impeto del saccheggio, abbia ucciso di propria iniziativa Ercolano e abbia poi addotto come scusa quella di aver eseguito un ordine del re.

Del resto, Totila era lontano da Perugia e i suoi soldati, a dispetto delle sue esortazioni al rispetto della giustizia, si lasciarono andare ai loro istinti approfittando del fatto che il re non era sul posto a controllarli. Purtroppo, la guerra ha sempre avuto questo effetto sugli esseri umani. Anche oggi è difficile per un generale prevedere i comportamenti dei suoi soldati quando viene pianificato un intervento militare. Insomma, senza negare il fatto che Ercolano perì violentemente per mano delle truppe gote scatenatesi in città, per rispetto della giustizia storica evidenzio che Totila fu per la sua epoca un sovrano di notevole umanità.

Totila

PER APPROFONDIRE
Per approfondimenti sulla figura storica di Totila si legga: Carnevale Laura, Totila come perfidus rex tra storia e agiografia, Vetera Christianorum 40, 2003, 43-69; Procopio di Cesarea, Le guerre: persiana, vandalica, gotica a cura di Craveri M., F.M. Pontani, Torino, Einaudi 1977;

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