Terni, patrimonio dimenticato, due chiese da salvare

VALSERRA AFFRESCO SAN PIETRO POGGIO LAVARINOL’emergenza culturale di Terni è un fenomeno da cui bisogna uscire rapidamente, prima che essa cancelli per sempre il valore dei beni collettivi. Il rischio c’è ed è talmente marcato da riflettersi inesorabilmente sul patrimonio storico e artistico del territorio costellato in verità da “micro eccellenze” che compongono qualitativamente il paesaggio ternano. Lo stato di degrado in cui versano taluni beni –perfino simbolici– in città come nei centri minori e nelle aree rurali, è una pesante peculiarità, frutto dell’emergenza culturale. Tra i beni in pericolo includiamo due casi limite individuati in Val di Serra, sul territorio comunale di Terni. Si tratta di un paio di chiese di antica fondazione: Sant’Angelo a Collegiacone e San Pietro a Poggio Lavarino. La prima si trova nella zona di Rivo Secco sopra Collegiacone (sull’antico tracciato che da Acquapalombo e Appecano conduce “al colle dell’Ajano”); appartiene a una serie di edifici di culto medievali dislocati in zona, forse di pertinenza monastica, trovandosi in un’area ampia e segnata da proprietà benedettine. Della chiesa di S. Angelo, costruita nei pressi dell’antico abitato con blocchetti squadrati di calcare bianco e rosato, rimane la navata (poco più di 40 mq) disposta longitudinalmente sull’asse nord-sud. La facciata è contraddistinta da un bel portale munito di edicola centinata e da un paio di mensoloni modanati atti forse a sostenere delle sculture. La gravità della situazione conservativa consiste nel fatto che la chiesa ha perso completamente la copertura e una porzione di facciata. Le mura perimetrali sono fortemente compromesse da motivi congeniti al terreno, dalle intemperie e da frequenti gesti vandalici che compromettono perfino la staticità di un bene che potrebbe diventare a ragione un punto di attrazione turistica per la valle d’intorno, solcata da numerosi percorsi sentieristici, adatti al trekking. La chiesa dedicata a San Pietro si trova oggi all’interno del cimitero di Poggio Lavarino; il Comune di Terni, proprietario, ne ha provveduto alla chiusura alcuni anni fa dopo aver constatato problematiche di carattere statico. Da allora è stata completamente abbandonato a sé. Lo stato di degrado ha deteriorato anche il dipinto absidale che ritrae il Principe degli Apostoli assiso sul trono (iconografia peraltro rara nella zona), realizzato presumibilmente in occasione della regolamentazione da parte di Paolo IV nel 1557 della festa liturgica della Cattedra di San Pietro. Sono solo due esempi, peraltro emblematici, di una triste mappa del degrado che annovera una percentuale in crescita di beni culturali al limite della sopravvivenza. Per impedire che si estinguano, per evitare che la crisi sia un’esperienza senza ritorno, bisogna creare le condizioni favorevoli affinché il mecenatismo privato –parola che dovrebbe tornare in auge ad indicare un’attività mossa da interesse per il patrimonio e fiducia nelle istituzioni– trovi terreno fertile laddove è messo in grado di interagire con l’identità culturale e i valori di civiltà che intende trasmettere.

 

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