Teatro, tutto esaurito per “Il Don Giovanni” di Timi

Filippo Timi dondi Luana Pioppi (UJ.com3.0) PERUGIA – Uno spettacolo pop, eccessivo, divertente, dissacrante, ironico, demenziale ma allo stesso tempo profondo e descrittivo di alcuni lati dell’animo umano. L’ingegno di Filippo Timi ha fatto di nuovo centro con il suo “Il Don Giovanni vivere è un abuso, mai un diritto”. Tra un bicchiere di spritz e la lettura della “Gazzetta dello Sport” durante la seduta in bagno, l’attore-regista perugino ha dato vita ad un personaggio unico, surreale, descritto all’eccesso, sicuramente diverso da quello ideato da Wolfgang Amadeus Mozart. Il Don Giovanni di Timi – lui stesso interpreta il ruolo del seduttore – è moderno, sa coinvolgere il pubblico presente in sala e non teme nulla, se non la morte.

Anche al teatro Morlacchi di Perugia la nuova produzione del Teatro Stabile dell’Umbria – realizzata insieme al Teatro Franco Parenti che vede in scena insieme a Timi, Umberto Petranca, Alexandre Styker, Marina Rocco, Elena Lietti, Roberta Rovelli, Roberto Laureri, Matteo De Blasio, Fulvio Accogli – ha registrato il tutto esaurito. Un vero e proprio successo per il giovane Timi che dopo l’ “Amleto e “Giuliett’e Romeo” continua il suo percorso di riscrittura e di reinterpretazione dei classici.

“Don Giovanni – racconta Timi – conosce la sua fine, è solo questione di rincorsa. Don Giovanni è l’umanità volubile e insaziabile, l’umanità finalmente priva di quelle morali colpevoli dell’assurdo destino verso cui stiamo precipitando. E la colpa non è certo della storia, o di tutti quei Cristi che hanno professato amore, ma la nostra: la fame di potere insita nell’uomo, nessuno escluso, la fame di resistere, di mistificare, di ingannarsi piuttosto che sopravvivere. Donna Elvira è il passato, è la conquista difficile, la conquista di un tempo lento, l’amore vero, la prima donna, l’amore che ritorna a chiedere il compenso di una promessa già fatta. Donna Anna è l’amore ingannatore, violento, un errore semi-calcolato, è l’amore che libera dal vecchio incubo e rende la donna libera di scendere verso un incubo ancora più cosciente, è l’amore compulsivo, immediato, sbagliato per definizione. Zerlina è l’improvvisazione, la dialettica della seduzione, è l’amore invidioso, la voglia di portare via la donna al marito, il desiderio di ritrovare quella purezza semplice di sposare la figlia del farmacista. Ognuno ha la propria storia, io la mia, tu la tua, voi la vostra e Don Giovanni ha la sua. Non l’ha scelto lui di nascere Mito, gli è capitato, e lui non si sottrae dall’essere se stesso. Ecco in cosa è grande. Non perché accetta la morte, deve per forza, come tutti. È grande perché accetta a pieno le conseguenze, inevitabili, dell’essere nient’altro che se stesso”.

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