Al Teatro Bicini va in scena “Il Cappello di Carta”

"Il cappello di carta" di Gianni Clementi in scena al Teatro Bicini i sabati alle 21,15 e le domeniche alle 17,15 fino al 3 aprile (con esclusione della Settimana Santa)

Al Teatro Bicini va in scena "Il Cappello di Carta"

Al Teatro Bicini va in scena “Il Cappello di Carta”

da Simona Esposito
Dopo il monologo folle e disperato in cui ha dato la voce alle ultime ore di vita di Eleonora Duse, Mariella Chiarini torna al suo ruolo di regista e attrice in “Il cappello di carta”, una commedia corale dal sapore dolce-amaro. Si ride e si pensa molto, durante i due atti di Gianni Clementi, ci si commuove e si riassapora un mondo che è stato e che, nel bene e nel male, non sarà più. In un’epoca perfettamente ricostruita si consuma una vicenda umana tra il comico, il tragico e il grottesco, con un vago sapore di Monicelli e un taglio cinematografico di grande efficacia.

Siamo nel 1943, l’anno cruciale della Seconda Guerra Mondiale e una famiglia della classe operaia di origine perugina, che si è trasferita a Roma in cerca di fortuna, si trova a vivere in un ambiente claustrofobico dove si consumano variegati rapporti interpersonali: la madre saggia e un po’ becera, il padre bonaccione, la zia vedova e sensibile, il nonno svaporato, il figlio disincantato, la figlia sognatrice cresciuta troppo presto, il genero evanescente. Un settimino di eccellenti attori-caratteristi orchestrati con maestria da una grande professionista, donna di cultura e di teatro di spessore riconosciuto che si riconferma ancora una volta all’altezza delle aspettative.

Per quanto riguarda la Compagnia del Canguasto, rimpolpata da sempre nuove e giovani leve, vale l’assunto per il quale il dilettante, anticamente, era il signore che si dedicava all’arte: per tempi, interpretazione, interazioni, mimica e caratterizzazione, gli attori del Canguasto dimostrano una professionalità davvero sorprendente.

Segno che quando c’è il talento e un buon regista si fa Teatro con le maiuscole: i sei compagni di avventura di Mariella entrano ed escono dalla cifra tragica a quella comica con entusiasmante facilità.

Chi mi ha insegnato tutto ciò che so delle arti performative a sua volta è stato un artista di fama internazionale, che mi ha raccontato esattamente – per averle lui vissute sulla sua pelle – tutte le situazioni che si svolgono al di fuori della stanza in cui si muovono i personaggi di “Cappello di carta” nella Roma invasa dai tedeschi: i bombardamenti, il razionamento dei viveri, i rastrellamenti degli ebrei, il bombardamento di San Lorenzo e quello che si prova ad assistere come uno spettatore alla Storia, come fanno i sette attori di “Cappello di carta” nel loro microcosmo.

E questo stesso grande artista amava molto il teatro dialettale fatto a questi livelli e con interpreti così credibili nella cui recitazione ho ritrovato tutte le atmosfere del Grande Teatro. Come avrebbe detto lui, è più difficile far ridere che far piangere, ancora più difficile fare entrambe le cose, ma il massimo della difficoltà è far ridere e piangere “vestendo” un personaggio che rimanga impresso e diventi una “maschera” come nella Commedia dell’Arte. Possiamo dire che con “Cappello di carta” la missione è perfettamente compiuta. Imperdibile appuntamento al Teatro “Franco Bicini” fino al 5 aprile.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*