Storia e curiosità, 25 anni della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia VIDEO

il libro con cui la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia ha voluto raccogliere e documentare l’attività svolta dalla sua nascita

Storia e curiosità, 25 anni della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia

Storia e curiosità, 25 anni della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia da Lara Partenzi PERUGIA – Una storia lunga 25 anni raccontata in poco più di 200 pagine. Ci sono cose note ai più e curiosità che solo chi le ha vissute poteva mettere nero su bianco. E’ il volume con cui la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia ha voluto raccogliere e documentare l’attività svolta dalla sua nascita: era infatti il 1992 quando in applicazione della Legge Amato voluta fortemente da Ciampi, all’epoca governatore della Banca D’Italia, è stata attuata la separazione tra l’attività creditizia, rimasta in capo alla Cassa di Risparmio di Perugia, e quella di beneficenza e sostegno alle attività socio-culturali che ha portato all’istituzione della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia.

Il volume, arricchito di una ricca galleria fotografica che offre uno spaccato delle iniziative realizzate e delle numerosissime persone che nel corso degli anni sono state coinvolte nell’attività istituzionale dell’Ente e nella vita del territorio, è stato presentato oggi a Palazzo Graziani, nel corso di un evento a cui hanno preso parte i Soci e i Componenti degli Organi della Fondazione.

Un momento di incontro, durante il quale è stato proiettato anche un filmato sulla storia della Fondazione, organizzato per ricordare e condividere l’evoluzione di una realtà che, grazie ad un grande ed impegnativo lavoro di squadra, oggi può essere annoverata a pieno titolo (è sedicesima su 88 per dimensione patrimoniale) tra le principali Fondazioni di origine bancaria in Italia: “Con questo libro intendiamo mantenere vivo il ricordo delle azioni realizzate nonché i principali interventi sostenuti grazie al contributo della Fondazione”, ha detto il Segretario Generale Fabrizio Stazi in apertura dei lavori, spiegando poi che il volume comprende tre parti principali: la prima dedicata alla storia, alle opere d’arte, alle sedi espositive e alle pubblicazioni; la seconda ai settori di intervento e i principali progetti ai quali sono stati indirizzati le risorse; la terza incentrata sui rappresentanti e sul patrimonio.


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“E’ un pezzo di storia della nostra collettività”, ha commentato il Presidente Giampiero Bianconi spiegando che, oltre a raccogliere una sintesi delle iniziative che la Fondazione ha finanziato nell’arco degli anni e a documentare attraverso i numeri come le risorse siano state distribuite sul territorio per sostenerne la crescita, il volume rappresenta un “pezzo di storia collettiva” grazie alla presenza delle numerose foto “dove si riconoscono – ha detto – molte delle personalità che hanno segnato la vita pubblica dell’Umbria in campo politico, economico e culturale nel corso degli ultimi tre decenni”. Bianconi ha poi voluto lanciare un messaggio positivo per il futuro, sottolineando la centralità che la Fondazione ha assunto nel corso del tempo per “la nostra comunità grazie al dialogo costante con le istituzioni locali e con le altre realtà associative dell’Umbria” e augurandosi di poter proseguire su questa strada nonostante le risorse a disposizione siano calate a causa della crisi internazionale, avendo un “particolare riguardo per coloro che hanno avuto gravi ripercussioni a causa della crisi”.
A guidare l’imponente macchina della Fondazione sin dall’inizio è stato Carlo Colaiacovo, Presidente per oltre un ventennio che quest’anno, scaduto il mandato, ha lasciato l’incarico al successore Giampiero Bianconi per poi ricevere la nomina di Presidente Onorario.

Tornando alle origini Carlo Colaiacovo – ultimo presidente designato dal Parlamento prima della riforma che ha introdotto la nomina all’interno degli Organi stessi delle Fondazioni – ha raccontato che alla sua nascita la Fondazione aveva soltanto “una piccola sede in comodato d’uso al quinto piano dello stabile di Madonna Alta sede della Cassa di Risparmio di Perugia, non aveva alcun patrimonio immobiliare”. In sostanza l’unica ricchezza, come ricorda anche nel suo racconto autobiografico inserito nel volume lo stesso Colaiacovo, “era rappresentata dal 100% delle azioni della banca conferitaria”. Nessuna cosa poteva lasciar presagire ciò che è accaduto negli anni: i diversi passaggi che hanno consentito di accumulare l’attuale patrimonio; la pionieristica avventura della nomina dei primi organi dirigenti; le prime attività della Fondazione, soprattutto nel campo della beneficienza; l’acquisizione dell’importante patrimonio immobiliare e di una collezione di opere d’arte di grandissimo prestigio. Un bilancio più che positivo, che non riguarda soltanto i numeri – con oltre 215 milioni erogati a favore del territorio fino al 2015 e un patrimonio che al momento dello scorporo dalla Banca era di 113 milioni per salire a circa 600 milioni nel 2015 – ma soprattutto la “lungimiranza nel fare le scelte giuste al momento giusto, anche quando tali scelte sono state sofferte”.

Una crescita che è stata possibile anche grazie alla qualità delle relazioni e alla sinergia che la Fondazione ha saputo instaurare con le istituzioni e gli enti locali “sempre mantenendo la rispettiva autonomia, e con l’intero tessuto sociale economico e culturale del territorio”, ha aggiunto Colaiacovo, a vantaggio di una progettualità orientata sempre alla crescita e allo sviluppo locale nei vari settori. Sostegno all’arte e alla cultura, alla sanità, al volontariato, all’istruzione e allo sviluppo, dunque, ma sempre con un occhio attento alle fasce più deboli.
Basta scorrere le pagine: il libro è così una storia in pillole della Fondazione, ma si rivela anche un racconto dell’Umbria negli ultimi tre decenni.

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