“Ritramare il reale”, la mostra di Enrico Antonielli all’Hotel Giò a Perugia

Ritramare il reale - Enrico Antonielli
Ritramare il reale - Enrico Antonielli

PERUGIA – Sarà inaugurata sabato prossimo alle ore 18 la mostra “Ritramare il reale” di Enrico Antonierlli. Il vernissage è fissato per le ore 18, appunto di sabato  luglio 2015, presso l’Hotel Giò Jazz Area di via Ruggero d’Andreotto a Perugia. La mostra è stata curata da Pino Bonanno.

Di se stesso, Enrico Antonielli scrive quanto segue.

Sono partito dal taglio di Fontana, che punta all’oltre, al noumeno, all’inconoscibile, con un taglio violento della tela, uno sfondamento che va incontro all’ignoto e che ha ottenuto, al di là dell’immenso valore poetico ed estetico, non una visione, ma il buio infinito. Noi siamo a contatto solo con ciò che appare. Allora ho percorso la via della ricucitura dello strappo, del rimando dell’immagine dallo specchio che circoscrive la nostra conoscenza al mondo fenomenico. Mi sono accorto che lo strappo ricucito però, non può esser chiuso del tutto, se si vuol spiega- re figurativamente l’evento, ma deve esser tenuto aperto per quel tanto che dice del fenomeno che appare, della luce che rimbalza dalla superficie specchiante che proviene non dall’oltre, ma dal mondo fenomenico. Apparente contraddizione paradossale: in Fontana, l’essere, nel tentativo di svelarlo con un taglio, si nasconde e nella mia opera, nell’atto di nasconderlo con la ricucitura e lo specchio, si svela. Ma si svela come riflesso luminoso, fenomeno dell’essere nel mondo. Il fenomeno non è da considerarsi necessariamente contrapposto al noumeno inconoscibile, ma può essere inteso come intuizione e manifestazione positiva dell’essenza stessa della cosa. Il fenomeno, che è ciò che appare, non deve essere necessariamente inteso come “parvenza” di ciò che non c’è, ma può essere inteso come “apparenza”, cioè l’annunciarsi di qualcosa che non si mostra direttamente, attraverso qualcosa che invece si mostra come traccia, sintomo, come la febbre, per intenderci, è sintomo di una infiammazione. E allora, come afferma Vattimo nel “Pensiero debole”, si tratta di rivolgere un amichevole sguardo al mondo delle apparenze e, in arte, delle forme simboliche, come luogo di una pos- sibile esperienza dell’essere. Heidegger dice: l’arte è ascolto del linguaggio, apertura all’essere nel mondo e che in arte, come nella ricerca della verità, si devono lasciar sussistere insieme le varie modalità di ap- proccio all’essere e alla “differenza”. L’arte come il pensiero è interpretazione, ermeneutica, per cui l’essere umano è in ascolto: “abitare poeticamente” il mondo, vuol dire lasciare aperta la possibilità dei vari approcci all’essere, dove il non apparire è altrettanto essenziale dell’apparire e il nascondimento dell’essere è altrettanto importante del palesamento e della manifestazione. Per cui i due approcci estetici alla verità, quello di Fontana e il mio, si presentano come com- plementari e i contrari devono essere lasciati stare-insieme-dinnanzi senza essere considerati superati l’uno dall’altro, l’artista raccoglie in sé i contrari e li preserva come tali. La mia ultima opera comprende la presenza simultanea dei due approcci di ricerca estetica, quella del taglio aperto, dove si vede il buio dell’oltre e quella della ricucitura aperta, spec- chiante, dove si vede la luce fenomenica dell’essere nel mondo, in quella che è stata detta da Klossowski la “ripetizione differente”, per cui l’arte non dimenticando il passato, anzi assu- mendolo come punto di partenza, propone nuovi punti di vista e nuove prospettive”.

 

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