Risate da morire con lo Psychiatric Circus

Il clown in abiti da malato segna il sottile confine che divide i sani dai pazzi, spesso neanche così netto

Risate da morire con lo Psychiatric Circus

Risate da morire con lo Psychiatric Circus

da Marco Zuccaccia – Lo Psychiatric Circus, in tour nelle principali città italiane e in questi giorni a Perugia in zona Pian di Massiano, porta una nuova veste di circo. Senza domatori e animali in gabbia, lo spettacolo, infatti, è basato su di un mix dirompente di teatro adattato all’arte circense con numeri di spessore.

Ambientato negli anni Cinquanta, lo Psychiatric Circus ripropone frammenti di vita all’interno del manicomio cattolico di Bergen. Lo fa senza censure e amplificando in chiave horror-umoristica le vicende narrate. L’intento, perfettamente riuscito, è quello di mostrare un luogo in cui le cose si rivelano attraverso un nonsenso che ne capovolge il significato puramente oggettivo per far emergere i lati più nascosti dell’animo umano.

Questa brillante Compagnia trasforma la pazzia in genialità, senza porsi sul piedistallo di chi ha la presunzione di insegnare qualcosa, bensì prendendo per mano lo spettatore e portandolo al centro della scena, dove lo stesso si cimenta in brevi sketch.

Nato da una brillante idea di Sandy Medini con la produzione e regia di Loredana Bellucci e Daniele Volpin, lo Psychiatric Circus coinvolge costantemente il pubblico in situazioni in cui il padrone di casa – il medico e direttore della clinica dei matti Padre Josef – giocando con il pubblico, conduce lo spettacolo in maniera impeccabile, quasi a voler interagire con le menti degli stanti per manipolarle.

La storia è ben strutturata, ma lascia ampio margine per momenti più leggeri e spensierati. Una recita caratterizzata dalle scenografie che proiettano lo spettatore all’interno di un vero manicomio e con la calzante musica che crea suspense per quello che potrebbe accadere da un momento all’altro. Una situazione che crea emozioni a non finire.

La ridondante Dominique di Soeur Marie, motivetto che fa da cornice all’intero spettacolo, accompagna lo spettatore ex-ante, durante, ed ex-post di una rappresentazione che lascia di sé, nei presenti, una piacevole scia di benessere interiore.

I matti di Bergen sono chiusi dietro alle sbarre di una prigione, ma poco prima dell’inizio dello spettacolo sono lasciati liberi di aggirarsi fra il pubblico al fine di coinvolgerlo emotivamente. Lo show va a pescare fra il genere horror più famoso della storia del cinema, dal The Rocky Horror Show di cui riprende la connotazione teatrale alla più recente serie televisiva American Horror Story.

La chiave ironica, ma allo stesso tempo inquietante, macabra e con irriverenti riferimenti alla sessualità dei vari numeri proposti è perfettamente in simbiosi con le atmosfere create. Magici i giochi di luce e la musica che spazia dai motivetti accennati alla beatbox, fino a culminare nei ritmi frenetici di Feuer Frei! dei Rammstein.

Nel Circus gli orrori convivono con inquietanti drammi umani senza speranza. Il peso schiacciante della memoria, la profonda incisività dei traumi subiti, il prezzo della violenza nascosta dietro una fragile maschera di felicità, sono l’altra faccia della medaglia che cela chi si proclama perbenista in un istituto psichiatrico nato con l’idea di curare e non traumatizza le persone. Spesso dietro coloro che sono indicati come pazzi, si celano persone geniali dalle spiccate doti individuali.

Il clown in abiti da malato segna il sottile confine che divide i sani dai pazzi, spesso neanche così netto. Così l’amico immaginario non è altro che un modo per portare fisicamente gli spettatori sul palco e renderli parte integrante della vicenda. A prima vista, timorosi sul fatto che possano essere indicati quali protagonisti non voluti, i presenti si rivelano a volte delle vere sorprese in fatto di recitazione anche per gli stessi performer del circo, creando uno spettacolo unico in ogni replica.

Psychiatric Circus

Flickr Album Gallery Powered By: Weblizar

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*