Presentazione libro di Giorgio Bonomi “IL CORPO SOLITARO”

solitario(UJ.com3.0) PERUGIA – Giovedì 18 aprile 2013, alle 17, a Perugia, presso l’Aula Magna della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi, si terra la presentazione del libro del critico d’arte Giorgio Bonomi “Il corpo solitario. L’autoscatto nella fotografia contemporanea”, Editore Rubbettino.

Oltre l’autore, interverranno alla presentazione, Andrea Cernicchi, Assessore alle Attività Culturali del Comune di Perugia e Alessandra Migliorati, docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Perugia.

L’iniziativa è organizzata dall’Università degli Studi di Perugia, da Ekphrasis Cenacolo d’Arte e dal Comune di Perugia.

Il libro esamina più di 700 artisti che lavorano con la tecnica dell’autoscatto fotografico, dagli anni ’70 ad oggi, in 424 pagine a colori con circa 2.000 immagini fotografiche (costo € 45).

Si parte dal proprio corpo come elemento primario di sé e, soli con se stessi, si ricerca una rappresentazione che può essere “reale” o “possibile”, tragicamente data o felicemente ipotizzata.

Per “autoscatto” si intendono tutte le forme possibili con cui questo può realizzarsi: dall’autoscatto vero e proprio (con il temporizzatore, con la macchina fotografica in mano, con il flessibile, con il telecomando) alla fotografia realizzata da un assistente il cui compito è meramente esecutivo; così possiamo usare molte definizioni, per le realizzazioni ottenute con questa tecnica che è anche una poetica, come “autoritratto”, “percezione di sé”, “identità”, “allo specchio”, e molte altre, per quel concetto di “autorappresentazione” che l’artista, da sempre, ha tentato.

La pratica dell’autoscatto è enormemente diffusa fra artisti-fotografi di tutto il mondo, soprattutto negli ultimi anni, che, al di là delle differenze, anche anagrafiche, hanno tutti un notevole curriculum artistico e professionale di livello internazionale. È caratteristica dei nostri tempi l’apparizione di un modo nuovo di riflessione sulla propria identità, sul proprio corpo, sulla conoscenza di sé.

Finito lo “scandalo”, finita la necessità ontologica di una autodefinizione, l’artista ha cominciato a indagare su se stesso come oggetto di conoscenza, da un lato, e come soggetto di narrazione, dall’altro: la metodologia dell’autorappresentazione è apparsa la più funzionale e la più appropriata per simili operazioni; la stessa componente narcisistica, certamente presente, assume un valore diverso se leggiamo il mito greco non come esempio di futile vanità (Narciso muore affogato o di consunzione, a seconda delle versioni, perché innamorato di sé) bensì come esemplificazione dell’operazione del conoscere, cioè il percepire l’altro da sé (ciò che sta davanti al soggetto conoscente) e comprenderlo (che, etimologicamente, significa “prendere insieme”, “afferrare”), per cui Narciso muore nel tentativo di “afferrare” la sua immagine “riflessa” sull’acqua proprio per conoscere se stesso, cioè con l’ “autoriflessione”, e si consideri che possiamo conoscere la parte più significativa del nostro corpo – il volto – solo con lo specchio, che ci “riflette”: con il mito di Narciso si evidenzia che il desiderio di conoscere comporta rischi estremi, fino alla morte, come insegna anche l’altro grande mito sulla conoscenza, l’Ulisse dantesco. È evidente che in questa odierna società, sempre più spersonalizzata e basata sull’immateriale, il percorso di riappropriazione non può che partire da se stessi e dal proprio corpo: l’autorappresentazione, quindi, permette di evitare mediazioni, funziona come “specchio”.

Molti artisti, uomini e donne, tengono in alta considerazione l’intimità, la riservatezza, l’immediatezza, il pudore. L’autorappresentazione permette all’artista di unificare soggetto ed oggetto senza mediazioni. Questi artisti si caricano di una responsabilità, etica ed estetica, maggiore e con una dose assai più ampia di rischio: ma la sfida crediamo, come si può vedere anche in questa mostra, ha dato risultati assai interessanti.

Giorgio Bonomi è nato a Roma nel 1946 e vive a Perugia. Dopo un periodo di studi e scritti di filosofia politica, tra cui il libro Partito e rivoluzione in Gramsci, ed. Feltrinelli 1973, la collaborazione a “Il Manifesto”, si è dedicato all’arte contemporanea come critico, curatore di mostre, saggista e fondando e dirigendo la rivista “Titolo”.
Ha diretto il Centro Espositivo della Rocca Paolina di Perugia dal 1994 al 1999. È stato il Direttore della Fondazione Zappettini (Chiavari e Milano) che si occupa della pittura analitica, e della Biennale di Scultura di Gubbio.
Tra le più di duecento mostre curate in Italia e all’estero, si ricordano: Plessi- Beuys. Difesa della Natura-  le Biennali di Scultura di Gubbio del 1992, 1994, 2006, 2008 – 3 X Monochrom: Fontana, Manzoni, Pinelli – Pittura 70. Pittura pittura e astrazione analitica.
Dirige la Collana Arte contemporanea di Rubbettino Editore, presso cui ha pubblicato gli ultimi suoi due libri, “La disseminazione. Esplosione, frammentazione e dislocazione nell’arte contemporanea” e “Il corpo solitario. L’autoscatto nella fotografia contemporanea”.

UFFICIO STAMPA
Patrizia Cavalletti Comunicazione
tel. 075 5990443 – cell. 348 3386855 – info@patriziacavalletticomunicazione.it

Print Friendly, PDF & Email

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*