Paolo Nardon, “Con altri occhi”, l’arte come non si è mai vista!

PERUGIA – Settima puntata del decalogo di Paolo Nardon – critico d’arte, scrittore e professore a contratto presso l’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia – sull’arte di guardare l’arte dal titolo “Con altri occhi, l’arte come non si è mai vista”. Appuntamento per martedì 7 aprile sempre a Perugia al Teatro di Figura in corso Cavour con la lezione dal titolo “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità telematica. L’arte ai tempi dell’ipad”.

Un nuovo incontro quindi per cercare di capire ancora cosa significa guardare l’arte “con altri occhi”. Il ciclo di lezioni di Nardon da quest’anno è divenuto infatti uno dei Corsi Liberi promosso dall’Accademia di Belle Arti che si svolge ogni martedì sera dalle 21 alle 22.30 al Teatro di Figura.

Nardon prosegue così nella sua opera di liberazione collettiva di fronte all’arte. Smascherando così i vezzi spesso autoreferenziali, se non addirittura interessati, dei critici e degli esperti, incoraggiando il pubblico a entrare senza imbarazzi in un museo o una galleria d’arte e stabilendo un rapporto confidenziale con l’opera esposta, a godersela o a ripudiarla. Nella piena consapevolezza che l’accesso alla sua qualità e alla felicità che è in grado di produrre non ha bisogno di mediatori.

La volta precedente, a metà precisa del suo ciclo di lezioni, Nardon ha aumentato decisamente l’andatura prendendo di petto uno dei mostri sacri dell’arte contemporanea. La lezione dello scorso 24 marzo, con un numeroso e attento pubblico, si intitolava infatti “Nella materia e oltre sta l’immagine: Burri, Fontana e gli altri”. Un appuntamento non casuale, a ridosso dei festeggiamenti del centenario burriano.

“Non nascondo – ha ammesso Nardon – di averlo fatto apposta. Mi diverto a cavalcare l’onda, magari lanciando qualche provocazione. Burri è indubitabilmente uno tra gli artisti più grandi della sua epoca, e pure umbro, per giunta. Quando era ancora in vita, molti si vantavano comunque di non comprenderlo.

Oggi, invece, come se il tempo avesse anestetizzato le sue rivoluzioni, tutti lo osannano dando per scontata la grandezza della sua opera. Io continuo a preferire l’atteggiamento di quelli che non si vergognavano di non comprenderlo, molto più sano dell’atteggiamento di quelli che si sforzano di apprezzarlo perché così fan tutti. Meglio la sospettosità sarcastica, insomma, della stolta condiscendenza di quelli che guardano ai sacchi o alle combustioni plastiche come alle marachelle di un bambino, mal cresciuto o mai cresciuto”.

Dopo il prossimo appuntamento, che è quindi “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità telematica. L’arte ai tempi dell’ipad” in programma martedì 7 aprile, si andrà poi avanti con gli ultimi tre incontri: “Triplo salto mortale. Artisti coraggiosi, acrobati e funamboli” (21 aprile); “Rivoluzioni visive. Le opere che hanno cambiato il mondo di vedere” (5 maggio); “Per un’arte pericolosa” (19 maggio).

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