Umbria Jazz e l’Oriente, successo a Chengdu, e già si parla di futuro

Eventi anche a Shanghai e Pechino il festival ospite del Blue Note di Tokyo

Umbria Jazz e l’Oriente, successo a Chengdu, e già si parla di futuro. Umbria Jazz torna dalla Cina con un successo ed una prospettiva. Il festival di Chengdu, che è terminato ieri e che ha registrato una grandissima ed entusiastica partecipazione, ha dimostrato che possono aprirsi in questo grande Paese spazi importanti per una musica finora quasi sconosciuta come il jazz, ed in particolare per il primo grande festival di livello internazionale che ha voluto giocare questa scommessa.

IL FESTIVAL 

Umbria Jazz torna a casa, e si prepara per l’edizione invernale di Orvieto, forte di un successo che a Chengdu è stato crescente con il passare dei giorni (oltre tremila spettatori per ciascun concerto negli spazi all’aperto) superando anche le avverse condizioni meteo e le inevitabili piccole difficoltà legate a quello che è stato un vero e proprio “numero zero”.

Per Umbria Jazz poi è motivo di orgoglio che grazie a questo “corso intensivo di jazz” il pubblico cinese abbia conosciuto dal vivo almeno alcune forme di questa musica attraverso i musicisti italiani: il jazz per puristi di Stefano di Battista e Rosario Giuliani, il jazz intrecciato con la canzone d’autore (Burt Bacharach) di Karima, la classicità dello swing con la Swing Valley Band (che sarà anche a Orvieto) e la Dance Society, l’anima più festaiola delle street parade dei Funk Off. Senza dimenticare la vocalità raffinata di Allan Harris ed il blues di Walter Wolfman Washington.

La formula del festival prevedeva 62 eventi in 7 giorni in diverse location. Sette le band (5 italiane e 2 americane) per oltre 50 musicisti complessivamente, che hanno dato vita anche a collaborazioni improvvisate. In alcuni casi hanno partecipato pure artisti locali. Una strada che resta aperta: Umbria Jazz si è impegnata ad ospitare musicisti cinesi nelle edizioni umbre del festival. Interessante anche la prospettiva di lavorare insieme a percorsi di contaminazione dei diversi linguaggi musicali.

PROSPETTIVE

La Municipalità di Chengdu ha salutato il successo della manifestazione ed ha espresso la volontà di continuare nei prossimi anni, a partire dal 2017, la collaborazione con Umbria Jazz. Durante il festival, inoltre, una delegazione della Regione Umbria ha incontrato le autorità cittadine e provinciali per avviare la definizione di accordi di collaborazione di lungo periodo tra Umbria e Chengdu in campo economico, commerciale, formativo, culturale e turistico.

Non va infatti sottovalutato l’apporto, in termini di promozione, che il successo dell’evento di Chengdu ha dato e potrà dare al brand Umbria e al Made in Italy, di cui il jazz italiano è una riconosciuta espressione.

È maturata anche l’ipotesi, d’altra parte, di una presenza di Chengdu e del Sichuan a Perugia durante Umbria Jazz 2017 con stand gastronomici, mostre, delegazioni imprenditoriali ed autorità cittadine e provinciali.

SHANGHAI E PECHINO

Il festival di Chengdu non è stato il solo impegno cinese di Umbria Jazz. È stata rafforzata la collaborazione col JZ Festival di Shanghai, che ha ospitato un concerto dei Funk Off, ed è stata consolidata la presenza a Pechino in stretta collaborazione con l’Ambasciata d’Italia e l’Istituto Italiano di Cultura. Nella capitale si è conclusa la settimana cinese di UJ con una performance degli stessi Funk Off nell’avveniristico centro commerciale Park View Green.

RINGRAZIAMENTI

Per raggiungere questo risultato è stato svolto un grande e prezioso lavoro: grazie dunque all’ Ambasciata d’Italia ed in particolare all’Ambasciatore Ettore Sequi, alla rete Consolare a partire dal Consolato di Chongqing e dal Console Sergio Maffettone, all’Istituto Italiano di cultura di Pechino ed alla direttrice Stefania Stafutti, al direttore dell’ICE di Shanghai Claudio Pasqualucci, alla Fondazione Italia Cina ed al responsabile dell’ufficio di Roma Andrea Canapa. Grazie anche a tutti gli interlocutori cinesi ed in primo luogo al Ministero della Cultura Cinese, all’Ambasciata Cinese a Roma, alla Municipalità di Chengdu, a JZ Festival di Shanghai.

TOKYO

Non solo Cina, in questa trasferta di Umbria Jazz in Estremo Oriente. Il 18 e 19 ottobre il Blue Note di Tokyo, uno dei jazz club più famosi e importanti del mondo, ha ospitato con la sigla “Umbria Jazz presents Top Italian Jazz” il quartetto di Fabrizio Bosso. I due concerti facevano parte delle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone. Anche per questo la pianista giapponese Chihiro Yamanaka è stata invitata a suonare con il suo trio alla prossima edizione di Umbria Jazz Winter.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*