UMBRIA JAZZ 2013, CONCERTO AL BUIO PER KEITH JARRETT

Jarrett-4256di Marcello Migliosi
(umbriajournal.com) PERUGIA – “See you later”…ha fatto temere il peggio Keith Jarrett, e il suo pessimo carattere, sul palco del Santa Giuliana quando, dopo le raccomandazioni di Carlo Pagnotta a non scattare foto e a tenere in tasca i telefonini, il pianista ha girato i tacchi ed è uscito dal palco.
È rientrato poco dopo, inseme a Gary Peacock e Jack De Johnette, ma ha deciso per suonare totalmente al buio per timore di essere fotografato e videoregistrato. Potete ben immaginare la delusione del pubblico, lo stesso che lo aveva accolto con una standing ovation richiesta dallo stesso direttore artistico di Umbria Jazz.
C’è chi per le prime poltrone ha pagato 120 euro per “sentire” e non per vedere (anche) il concerto del più grande trio jazz del mondo. La sua grandezza fa rima oramai da tempo con la sua arroganza.

Torna alla mente il 2007: «Non parlo italiano, ma se quei fottuti str… che hanno quelle fottute macchine fotografiche non le spengono, me ne vado. Io, Gary Peacock e Jack De Johnette ci riserviamo il diritto di andarcene. Ogni persona che abbia accanto qualcuno con una macchina fotografica deve strappargliela di mano. Se non succede questo io lascerò questa maledetta città e voi avrete pagato il biglietto per niente. Il privilegio di essere qui è vostro, non mio»

Bene, anzi no, male, molto male, la grandezza pianistica non può cedere il passo alla maleducazione e, pare proprio che, le vecchie ruggini di Jarrett non si siano scrostate e questo nonostante l’accoglienza calda, educata e civile del popolo del Santa Giuliana. Poca luce sul contrabbassista, poca su DeJohnette e “zero” su di lui che, poco dignitosamente, ha tenuto per la prima parte del concerto una minuscola lucina sulla tastiera del pianoforte. Anche i più grandi hanno bisogno della luce se, nonostante la grandezza, han le tenebre in fondo al cuore.

E come sempre, o quasi, accade in “camerino” dev’essere successo qualche cosa perché, seppure poca, la “luce” al fine è arrivata. È arrivata anche perché, vox populi, tra il pubblico cominciava a montare una mezza rivolta. Seconda parte, quindi, “visibile”. Polemiche a parte, ma quando “ce vo’ ce vo'”, dal punto di vista musicale il trio è sembrato un po’ più minimalista del solito. Niente da eccepire, sia chiaro, ma è forse cambiato qualche cosa nella misura espressiva.

La componente contrappuntistica, forse, seppur di sontuosa configurazione, e’ cambiata. Dimensione piu’ intimista…meno sovrumana, ma pur sempre per un resa d’interplay in ogni caso da manuale. Nella seconda parte del concerto, quindi,  è stato possibile vedere oltre che ascoltare, un po’ di luce sul palco è stata ammessa, con grande gioia di tutti e soprattutto di chi, con foto e video, doveva raccontare il concerto più importante di Umbria Jazz 2013. A volte anche molto tonale, Jarrett ha “narrato” una bella fetta del suo immenso repertorio, non disdegnando citazioni e rivisitazione di standard da real book.

Dal punto di vista del lirismo pianistico Keith Jarrett è apparso, come sempre, in ottima forma, il suo pianismo è sempre di carattere meditativo e profondo. Specchio trasversale di un disagio umano da cui trasuda un forte travaglio interiore. Mai banale, la fabula e l’intreccio dei suoi racconti improvvisativi rappresentano la tensione emotiva del narratore omodiegetico. Una focalizzazione interna, quindi, che non conosce tregua neanche quando da solista si trasforma in gregario per il sostengo armonico ai soli degli altri membri del trio.

Un trio che ha scritto la storia del jazz, continuando e arricchendo il  sentiero già tracciato dal Golden trio di Bill Evans. Keith Jarrett è sicuramente uno dei più grandi musicisti che la storia del jazz ci abbia regalato e dopo Bill Evans è stato l’unico a saper dare nuova identità al trio pianoforte, contrabbasso e batteria.

Ascoltarli insieme significa sempre assistere a una session musicale unica e irripetibile, nel corso della quale raggiungono un’intesa e una comunicazione unica, sia nel corso dell’interpretazione sia nel momento dell’improvvisazione. E così è stato anche ieri sera nell’immenso auditorium all’aperto dell’Arena Santa Giuliana.

La sensazione, comunque, è quella di un trio sempre in forza, ma con qualche riserva di tipo valutativo.

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2 Commenti

  1. Non so che concerto avete visto, ma il mitico trio ieri sera non c’era. Peacock e DeJohnette completamente assenti, nessun guizzo solistico in assoluto da parte loro, ed una vero e proprio “accompagnamento” scolastico per il resto. Il maestro ha illuso solo con In Your Own Sweet Way, aprendo il secondo set finalmente con la luce, ma poi nulla, è ripiombato in un freddo ed asettico esercizio lontano parente della sua espressività. E non c’entrano le luci, anche al buio il trio ha suonato poco e male. Peccato, una brutta caduta per Umbria Jazz. E peccato vedere la maggioranza del pubblico applaudire senza sapere davvero perché, ieri sera Jarrett meritava un commiato con zero applausi.

  2. Mi sembra strano che questo problema con i fotografi lo abbia solo lui e solo a Perugia … che poi in fondo è solo una manifestazione di stima da parte del pubblico … sarà un grande artista ma è spocchioso e arrogante, sono contento di non esserci andato …

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