Umbria Jazz 2013: celebra il quarantennale la mostra di pittura di Olga Tsarkova e Massimo Chioccia

(umbriajournal.com) Un “jazz dipinto”, concerti famosi e musicisti “cult”, che hanno caratterizzato la storia di “Umbria Jazz” dal 1973 ad oggi, fatti rivivere dal pennello di due artisti, Massimo Chioccia ed Olga Tsarkova, grazie ad una mostra, allestita a Perugia presso il Centro Galeazzi ex-Borsa Merci e in questi giorni sede della biglietteria di “UJ”, per celebrare con il linguaggio della pittura il Quarantennale della manifestazione. “Painting concerts” (Dipingendo Concerti) s’intitola l’esposizione, che con una tecnica originale di pittura ad olio eseguita sull’alluminio di lastre tipografiche 75×100 cm., racconta la storia di 36 concerti memorabili di “Umbria Jazz”, uno per ciascun anno (la manifestazione attraversò infatti alla fine degli Anni Settanta un intermezzo di sospensione), con una scelta stilistica che, per ciascuna lastra o “painted board”, tavola dipinta, come la chiamano Chioccia e Tsarkova, rifà il verso ad ideale album fotografico, allineando in sequenza una decina di piccoli ritratti, momenti sospesi (quasi di fotografia “pitturizzata” e “seppiata” in toni di blu) di quello che furono “Umbria Jazz” e i suoi concerti, ormai affidati, oltre che alla storia musicale, alla memoria e alla nostalgia.

La passione e l’affinità per il jazz dell’arte di Olga Tsarkova e Massimo Chioccia, titolari ad Orvieto di una “bottega di pittura” (Chioccia è nato a Sugano, un piccolo paese di campagna fra Orvieto e Bolsena, e si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Viterbo; Olga Tsarkova, moscovita, ha studiato alla Scuola Nazionale d’Arte “Surikov”) li hanno portati ad esporre in contemporanea non soltanto a Perugia, per UJ, ma anche a Rotterdam, nel quadro del “North Sea Jazz Festival”, con una mostra, anch’essa di opere dipinte su lastre di alluminio, ispirata alla musica jazz e intitolata “Dynamics”.

“Abbiamo voluto celebrare in questo modo il Quarantennale di UJ – ha detto Massimo Chioccia –, e non è stato un lavoro facile, soprattutto per la dimensione dell’opera (tutti insieme fanno quasi 30 metri di pannelli) e per il lavoro di documentazione che abbiamo dovuto compiere, per orientarci nella gran massa di materiale. Per non parlare della realizzazione, che ha richiesto – sottolinea Chioccia – una grande attenzione al dettaglio e ai particolari”

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