Umbria Jazz 15, Stefano Bollani e la Brass Bang! all’Arena

Stefano Bollani in concerto al Teatro Lyrick

PERUGIA – L’Arena del Santa Giuliana, per la terza serata di Umbria Jazz, ospita due concerti. Il primo è di Stefano Bollani con il suo omaggio a Frank Zappa. Saliranno sul palco con lui Jim Black, Paul Santner e Jason Adasiewicz. Il secondo concerto è della “Brass Bang!”, il nuovo progetto di Paolo Fresu con Steven Bernstein, Gianluca Petrella e Marcus Rojas.

STEFANO BOLLANI,  SHEIK YER ZAPPA
L’ultimo lavoro di Stefano Bollani, registrato durante una serie di concerti nel 2011, s’intitola “Sheik yer Zappa” con un divertente riferimento all’album “Sheik Yerbouti” che a sua volta era un gioco di parole basato sull’assonanza con la canzone “Shake Your Booty”, hit che imperversava in quel periodo.
Il destinatario di quest’omaggio musicale è Frank Zappa che, con i suoi testi dalla satira tagliente e la sua enciclopedica estetica musicale, ha incarnato una delle figure più complesse e affascinanti della storia del rock, capace di oltrepassare le barriere fra i generi e di inventarne di nuovi. Zappa che non era solo un grande chitarrista, non era solo un grande musicista rock estremamente prolifico (la sua discografia è immensa: più di 80 album), non era solo un intelligente provocatore: era innanzi tutto un grandissimo musicista, la cui grandezza è stata riconosciuta da tutti.
Da rilevare che si tratta del primo disco autorizzato dalla famiglia Zappa in cui Zappa non è suonato nota per nota: ulteriore riconoscimento della maturità artistica ormai riconosciuta a livello internazionale del pianista italiano.

BRASS BANG! Feat. PAOLO FRESU-STEVEN BERNSTEIN-GIANLUCA PETRELLA-MARCUS ROJAS
Nato quasi per gioco, questo meraviglioso quartetto riesce a coniugare in maniera magistrale il difficile connubio che propone musica seria davvero intelligente e la parte ludica e divertente del mestiere del musicista.
È appena stato pubblicato l’album Brass Bang!, nuovo progetto di Paolo Fresu con Steven Bernstein, Gianluca Petrella e Marcus Rojas.
Un disco di soli ottoni. Non è una novità totale anche se la figurazione due trombe- trombone-tuba non trova riscontri storici, ma il tema, declinato come viene fatto in questo disco, è senza dubbio più unico che raro.
Il breve divertissement iniziale del disco, preso in prestito da una simpatica gag che Steven Bernstein propone durante i live act di questa formazione, è prima testimonianza di come la musica sia anche gioco e libertà creativa senza pari nel campo delle arti tout-court.
Poi il gioco si dipana nei mille rivoli della cultura musicale contemporanea, passando senza timori da omaggi importanti ai Rolling Stones a al Jimi Hendrix d’annata alle gioiose pomposità di Händel o alla sacra seriosità di Palestrina, da omaggi alla tradizione del folclore sardo a evidenti omaggi alla tradizione orchestrale e delle celebrate Brass Band della storia della musica afro-americana di Duke Ellington o Lester Bowie, senza ovviamente dimenticare di affrontare temi originali corroborati da frammenti soggettivi e personali raccolti ancora una volta dalla attenta regia tecnica di Stefano Amerio, titolare di uno degli studi di registrazione più “in” del momento. Un disco importante che riesce a trasmettere l’incredibile forza di quattro strumenti principe del jazz moderno pescando nella tradizione e nell’avanguardia, nella storia e nel gioco.
Trascinante e affascinante, Brass Bang! porta con sé in più il fatto di essere un combo davvero esclusivo e – anche per questo alla fine del nome del gruppo è stato messo proditorio un punto esclamativo – certamente esplosivo. Ovvio che un lavoro del genere porti con sé il senso di una imperativa quanto logica scommessa poiché è ormai davvero raro avere oggi a che fare con incisioni in cui non esista a servizio una solida ritmica “storica” con strumenti come pianoforte, basso e batteria oppure una strumentazione magari innovativa capace di sparigliare le carte.
Brass Bang! convince invece pienamente proprio per il senso leggero che pervade il lavoro discografico ospitato dalla curata grafica dell’etichetta di Fresu, ricca questa volta della bellissima opera di Anna Godeassi “Dissonzanze oniriche e cognitive” che lo stesso Fresu omaggia poi in musica con uno dei brani più intriganti dell’intero lavoro. Per la capacità che forse soltanto un gruppo di all stars come queste può mettere in campo, di divertirsi e divertire, cogliendo – come sottolineato più sopra – il senso ludico del “giocare” musicale. Un disco piacevole e sempre scritto nei sacri canoni dell’armonia, capace di volare alto nel cielo della creatività e che resterà a splendere a lungo siglato da Fresu, nelle note di copertina, con una splendida citazione di Frank Zappa che insegna che “Il jazz non è morto… ha solo un odore un po’ curioso”.

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