Umbria Jazz 15, grandi gli ottoni della “Brass Bang!”

di Luana Pioppi
Dalla musica classica di Händel a quella rock dei Rolling Stones e di Jimi Hendrix fino a toccare quella italiana con Fred Buscaglione: i fiati della “Brass Bang!” hanno fatto centro. Ieri sera a riempire di musica l’Arena del Santa Giuliana fino alla mezzanotte sono state le trombe di Paolo Fresu e Steven Bernstein, il trombone di Gianluca Petrella e la tuba Marcus Rojas. Nessuna sezione ritmica. Il nuovo progetto di Paolo Fresu, infatti, prevede solo ottoni. Si tratta di una sorta di riedizione delle brass band modello New Orleans. Una trasposizione per ottoni del classico quartetto d’archi vista o come un richiamo alle bande popolari o come la sezione fiati delle big band del jazz tradizionale. Da questo connubio di certo ne è uscito un capolavoro, orecchiabile anche dai meno puristi del jazz.

 

I quattro artisti per oltre un’ora sono passati da eseguire omaggi importanti ai Rolling Stones con “As tears go by”, a Jimi Hendrix, alle gioiose pomposità di Händel, alla sacra seriosità di Palestrina, alla tradizione del folclore sardo e a quella orchestrale della storia della musica afro-americana di Duke Ellington o Lester Bowie. Il tutto senza ovviamente dimenticare di affrontare temi originali corroborati da frammenti soggettivi come quelli proposti da Paolo Fresu nei brani “Fuga” e “Dissonanze cognitive”. Chiusura in grande stile e in omaggio alla musica italiana con Fred Buscaglione ed il suo storico “Guarda che luna”.

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