Orvieto, Coro Università di Perugia con Simone Cristicchi

coro UNIVERISTA'diPERUGIA(umbriajournal.com) ORVIETO – Al Teatro Mancinelli di Orvieto si è svolto un appuntamento d’eccezione con il “Musical-Civile” di SIMONE CRISTICCHI “MAGAZZINO 18”, andato in programma domenica 13 aprile alle ore 21. Lo spettacolo al Teatro Mancinelli di Orvieto ha visto la partecipazione del Coro dell’Università degli Studi di Perugia che ha eseguito alcune canzoni dal vivo insieme all’artista (“Dentro la buca” e “La classe operaia”). Scritto da Simone Cristicchi con Jan Bernas e diretto dalla mano esperta di Antonio Calenda, Magazzino 18 è stato accolto con clamoroso successo in apertura di stagione 2013-2014 a Trieste ed ha ripetuto lo steso esito in tutte le piazze della tournée finora toccate. Coprodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Promo Music ed organizzato da ArTè Stabile d’Innovazione, Comune di Orvieto e Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, lo spettacolo porta un titolo che richiama un “luogo della memoria” particolarmente toccante che si trova nel Porto Vecchio di Trieste.

Racconta di una pagina dolorosissima della storia d’Italia, di una vicenda complessa e mai abbastanza conosciuta del nostro Novecento, testimoniata da tanti piccoli, umili ricordi che appartengono alla quotidianità. Una sedia, accatastata assieme a molte altre, porta un nome, una sigla, un numero e la scritta “Servizio Esodo”. Simile la catalogazione per un armadio, e poi materassi, letti, stoviglie, fotografie, poveri giocattoli, altri oggetti, altri numeri, altri nomi… Oggetti comuni che accompagnano lo scorrere di tante vite: uno scorrere improvvisamente interrotto dalla Storia, dall’esodo. Con il trattato di pace del 1947 l’Italia perdette vasti territori dell’Istria e della fascia costiera, e quasi 300 mila persone scelsero – davanti a una situazione intricata e irta di lacerazioni – di lasciare le loro terre natali destinate ad essere jugoslave e proseguire la loro esistenza in Italia.

Non è facile riuscire davvero a immaginare quale fosse il loro stato d’animo, con quale sofferenza intere famiglie impacchettarono tutte le loro poche cose e si lasciarono alle spalle le loro città, le case, le radici. Davanti a loro difficoltà, povertà, insicurezza, e spesso sospetto. Simone Cristicchi è rimasto colpito da questa pagina della nostra storia ed ha deciso di ripercorrerla partendo proprio da quel luogo nel Porto Vecchio di Trieste, dove gli esuli – senza casa e spesso prossimi ad affrontare lunghi periodi in campo profughi o estenuanti viaggi verso lontane mete nel mondo – lasciavano le loro proprietà, in attesa di poterne in futuro rientrare in possesso. Cristicchi partirà proprio da quegli oggetti privati, ancora conservati al Porto di Trieste, per riportare alla luce ogni vita che vi si nasconde: la narrerà schiettamente e passerà dall’una all’altra cambiando registri vocali, costumi, atmosfere musicali, in una koinée di linguaggi che trasfigura il reportage storico in una forma nuova, un “Musical-Civile”.

Print Friendly, PDF & Email

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*