Kurt Elling ad Umbria Jazz Winter #23 un crooner per Sinatra

Sul palco del Teatro Mancinelli di Orvieto anche Jarrod Lawson e il suo "The Good People"

Kurt Elling ad Umbria Jazz Winter #23 un crooner per Sinatra

Kurt Elling ad Umbria Jazz Winter #23 un crooner per Sinatra

La 23esima edizione di Umbria Jazz Winter è cominciata. Le vie di Orvieto sono, letteralmente, invase da turisti e amanti del jazz. Concerti un po’ ovunque a partire dai locali fino ad arrivare al tempio del teatro Mancinelli. Al Palazzo dei Sette, per esempio, la voce del crooner Allan Harris e del suo quintetto. Per l’occasione addirittura dotato di flauto traverso. Caldo swing il suo. Standard immortali e brani dei suoi album, Harris sa come intrattenere il pubblico e rende l’atmosfera, come dire, subito “confidentiality”, appunto da crooner. Ma se di cantati, cosiddetti confidenziali vogliamo parlare, ieri sera è stata la grande serata di Kurt Elling al Mancinelli. Quest’anno, in occasione delle celebrazioni per il centenario dalla nascita del cantante Frank Sinatra, il Festival ospita Kurt Elling che omaggerà ‘The Voice’ con due concerti tributo dal titolo “Elling Swings Sinatra”.

Un progetto ambizioso e impegnativo, una rilettura personale ed emotiva che riesce nel suo scopo grazie alla capacità improvvisativa di Elling che JazzTimes ha indicato come il più influente cantante jazz dei nostri tempi.

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Con lui sul palco una big band di diciassette elementi con alcuni tra i più interessanti giovani jazzmen italiani – per lo più umbri del calibro di Pedro Spallati, Pierluigi Bastioli, questa sera anche lo special guest Rosario Giuliani ed altri – una super brass band che ha affiancato il suo quartetto, con il quale ha presentato inoltre il suo ultimo lavoro dal titolo Passion World. Prima di lui, sul palco del teatro di Orvieto, un’altra voce, ma di tutt’altra natura. Un soul man emergente, Jarrod Lawson dall’Orgenon, Stati Uniti con il suo gruppo “the Good People”. Il suo primo lavoro omonimo è stato salutato dalla critica come uno degli album d’esordio più interessanti della musica soul degli ultimi dieci anni.

Notevole inoltre il fatto che tutti i brani siano stati scritti, arrangiati e prodotti dallo stesso Lawson.

Kurt Elling

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L’avevamo già sentito al Jazz Club Perugia. Ad Orvieto ha dato buona prova di sè, anche non entusiasmando troppo. Ma forse l’attenzione di pubblico e critica era tutta concentrata sul grande Kurt Elling che, posti permettendo, potrà rivedere questa sera. Dal 30 dicembre al 3 gennaio, in sostanza, cento musicisti, per oltre cento eventi, si alterneranno negli splendidi spazi dell’antica città etrusca: in suggestive location quali il Teatro Mancinelli, il Duomo, il Palazzo del Capitano del Popolo, il Palazzo dei Sette, il Museo Emilio Greco; fino a coinvolgere ‘Il Malandrino’, locale dove si suonerà fino a tarda notte e infine piazze, vicoli e strade.

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La formula del Festival invernale risale già alla prima edizione e si è sostanzialmente confermata con progressivi aggiustamenti nel corso delle ventidue edizioni passate. Orvieto in questi cinque giorni propone musica a ogni ora del giorno fino a tarda notte, e il centro storico si anima di un pubblico festoso e appassionato. Del resto è il connubio virtuoso tra cultura e turismo che caratterizza Umbria Jazz e ne fa un esempio unico nel pur affollato scenario delle grandi manifestazioni italiane.

Il programma prevede i consueti cenoni di fine anno in musica per salutare a suon di jazz e soul la fine del 2015 e l’arrivo del 2016, e la tradizionale Messa della Pace in Duomo il pomeriggio di Capodanno, resa ancora più solenne dalle voci gospel. Grande varietà del cartellone, con la batteria di Lewis Nash che incontra il sax alto di Steve Wilson. Sono molti i punti in comune tra i due artisti: un modo di suonare moderno che al contempo rimanda ai grandi classici della storia del jazz, inventando un marchio musicale elegante e ben definito.

Per queste caratteristiche sono oggi tra i musicisti più ricercati della scena jazz contemporanea: improvvisazione e creatività ai massimi livelli per un perfetto ingranaggio musicale. Sempre musica strumentale, cambiando completamente coordinate musicali, con Romero Lubambo, che in solo con la sua chitarra propone l’essenza della musica brasiliana. Di livello, e con proposte musicali molto creative e particolari, la pattuglia dei musicisti italiani presenti a Orvieto.

Ad iniziare da un Paolo Fresu particolarmente poetico e intimista con Vinodentro, ispirato all’omonimo romanzo di Fabio Marcotto che mette insieme il mito del Faust e la passione per il vino. Musiche eseguite con il bandoneonista Daniele Di Bonaventura e l’Orchestra da Camera di Perugia in collaborazione con la Sagra Musicale Umbra, che nasce dalla pluriennale esperienza di giovani musicisti umbri nella diffusione della cultura musicale.

Per Fresu e Di Bonaventura anche l’impegno in trio con il contrabbassista Marco Bardoscia. Dal celebre doppio album live registrato nel 1965 al Golden Circle di Stoccolma da Ornette Coleman, recentemente scomparso, prendono spunto quattro grandi jazzisti Italiani: Rosario Giuliani, Fabrizio Bosso, Enzo Pietropaoli e Marcello Di Leonardo. Un ‘cerchio d’oro’ immaginario, dove racchiudono le loro esperienze, abbandonano per una volta i panni di leader e mettono al servizio di una band vera e propria tutta la loro grandezza di interpreti e compositori. Per Rosario Giuliani anche l’impegno come special guest nel quintet di Kurt Elling.

A un altro grande, Duke Ellington, è dedicato l’ultimo lavoro di Fabrizio Bosso. Una lettura di Ellington colma di classe, eleganza e swing, cucita su misura per il trombettista torinese, timbricamente ricchissima, come gli originali del Duca, ma rilette con la coerenza dei musicisti di oggi da un ensemble di assoluto livello diretto da Paolo Silvestri. Danilo Rea infine ci sorprende ancora una volta, dimostrando il suo eclettismo che ne fa uno dei pianisti di punta del jazz, non solo italiano. Una rilettura in piano solo dei due gruppi più importanti e seminali della storia della musica rock: i Beatles e i Rolling Stones.

Dopo essere stati per molti anni al fianco del cantante Mario Biondi con il nome di Italian Jazz Players e aver inciso per le maggiori etichette discografiche jazz, frequentando i festival di tutto il mondo, i Dirty 6 ripartono con un sound completamente rinnovato, sotto la sapiente regia del pianista Claudio Filippini, con un progetto in prima assoluta e pensato in esclusiva per il prestigioso palco di Umbria Jazz Winter.

Saranno accompagnati dalla voce di Walter Ricci, tra i semi finalisti del prestigioso concorso vocale indetto dal Thelonious Monk Institute che si terrà il prossimo novembre a Los Angeles. La città della Rupe sarà festosamente invasa dalla musica.

Come di consueto due le esibizioni quotidiane della marching band per le vie del centro storico: i popolari Funk Off, interpretano a modo loro la formula della street band con grande senso dello spettacolo e una originale evoluzione artistica che rivitalizza un genere vecchio di un secolo. Da non perdere il loro show on stage la notte di Capodanno. Esordio in trio per il leader dei Funk Off, Dario Cecchini, che con il Triozone si pone alla ricerca di una maggiore libertà sia armonica che dello sviluppo del brano, alla continua ricerca di nuove contaminazioni stilistiche. Il gospel, presente per tradizione a Umbria Jazz Winter, quest’anno sarà rappresentato dalle Light of Love Gospel Singers, espressione di pura spiritualità, ma anche delle autentiche radici del jazz e più in generale della cultura popolare delle comunità Nere.

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