Mirco Rubegni Trio chiude Young Jazz Festival a Foligno

Zanisi e Backwords young jazz
Zanisi e Backwords young jazz

da Danilo Nardoni
FOLIGNO – Un suggestivo ed intimo concerto del Mirco Rubegni Trio, nel bellissimo palazzo Piermarini di Foligno riaperto per l’occasione, ha concluso ieri pomeriggio lo Young Jazz Festival. Il trombettista toscano insieme ai suoi compagni alla ritmica, Gabriele Evangelista e Stefano Tamborrino, e la location del live sono stati comunicati all’ultimo momento a chi si era iscritto per il “Formato Ridotto Jazz”, una delle novità di questa undicesima edizione del festival e realizzata insieme al format di concerti segreti in location intime targata Formato Ridotto Live.

Young Jazz quindi anche in questo caso, come per tutta la durata del festival, ha mantenuto fede a due dei suoi obiettivi, quelli di proporre musica delle “nuove generazioni” e di “nuova generazione” oltre a far vivere luoghi anche insoliti della città di Foligno. Peccato solo per il maltempo. Alla fine però, con l’annullamento solo di due concerti (Going e Guantanamo), il resto dell’offerta del cartellone (5 giorni di concerti/liveset, street band, djset, jam session, spettacoli) è stata rispettata pur con cambi di location dall’aperto allo Zut, spazio culturale che ha contraddistinto questa edizione: fino a tarda notte si sono alternati, tra gli altri, artisti come Kaja Draksler, Gabriele Coen 4et, Teho Teardo, Pak Yan Lau, Marcello Giannini con il progetto “Frammenti”, Beppe Scardino Trio, Franco d’Andrea “Electric Tree”, Federico Scettri, Enrico Zanisi con Backwords (Michele Pauli dei Casino Royale).

Senza dimenticare le iniziative rivolte al sociale, che hanno caratterizzato il festival ancora una volta in maniera unica perché capace di legare l’improvvisazione del jazz all’intera comunità e alle tematiche sociali. Lo sottolinea ogni volta il direttore artistico Giovanni Guidi – giovane pianista folignate ormai tra i più grandi musicisti jazz italiani e non solo, oltre che membro dell’Associazione Young Jazz – che di festival musicali importanti ne ha visti parecchi ormai nella sua pur “breve” ma già intensa carriera.

Questa edizione – afferma Guidi a bilancio – purtroppo ha avuto il grandissimo problema del maltempo e soprattutto della pioggia che ha condizionato tutto e che per l’ennesimo anno ci ha portati dalla primavera all’inverno, comportando dei problemi logistici con la cancellazione e il cambiamento di buona parte del programma. Per questo infatti stiamo pensando seriamente a cambiare il periodo visto che non è la prima volta che succede. Detto questo però sono comunque felice perché tutte le scelte fatte si sono rivelate vincenti da un punto di vista artistico e lo staff Young Jazz e anche il pubblico, che ci ha sempre sostenuto e che ci ha ancora scelto, si sono comportati nel miglior modo possibile e quindi il festival ha avuto il successo che si merita. Certo poteva andare diversamente – conclude Guidi – ma rimane la soddisfazione del fatto che nonostante gli eventi la situazione è stata gestita nel miglior modo possibile e questa è la riprova che un giorno quando ci ritroveremo ad organizzare cose diverse e più grandi comunque possiamo contare su un gruppo che ora è pronto ad ogni evenienza”.

Per il presidente dell’associazione Young Jazz, Pierluigi Metelli, “è stata un’edizione un po’ più intima, in cui fare ricerca anche in queste condizioni è stato per certi versi molto più interessante, con un grande pubblico per i concerti e belle serate fino a tardi con ottima musica, che è poi l’elemento principale che ci contraddistingue”.

Per il settimo anno consecutivo Umbria Jazz ha concesso il patrocino alla kermesse e per ben due giorni il festival ha potuto contare sulla presenza a Foligno di Carlo Pagnotta, rimasto a seguire i concerti fino a tarda serata: “Questi ragazzi – dichiara Pagnotta – lavorano bene, con quattro soldi hanno fatto cose eccezionali, ed hanno un grande entusiasmo, quindi non mi stupisco più ormai, ma mi dispiace ammettere che una cosa del genere, quella di coinvolgere nuove leve, io a Perugia non sono riuscita a farla. Lascerei il testimone volentieri. Anche se ci sono cose che musicalmente non mi piacciono, qui andiamo a livello di gusti personali, però voglio ribadire che l’entusiasmo, le idee e l’organizzazione che dimostrano ogni volta ha fatto di questa manifestazione un qualcosa di importante e che ha superato i dieci anni ed ogni anno migliora”. “Ho visto Foligno anche con la pioggia – prosegue Pagnotta – con un clima incredibile, mi devo quindi ancora congratulare con Young Jazz  che per la verità ho sposato fin dall’inizio, ed avevo visto bene”.

 

Young Jazz a luglio si trasferirà con i suoi concerti a Perugia per Umbria Jazz e vista l’indisponibilità di palazzo Penna “si è deciso di concentrare tutto al Morlacchi”, sottolinea ancora Pagnotta che poi aggiunge: “Young Jazz con le sue proposte ci deve essere perché a me fa piacere dire alla mia età, largo ai giovani!”.

Siamo molto contenti della vicinanza di Pagnotta e di tutto lo staff di Umbria Jazz – dichiara Metelli – e possiamo dire che il ‘fidanzamento’ con questo prestigioso festival è ormai solido e la cosa ci inorgoglisce. Quest’anno per la presenza a Perugia cambiamo location e non siamo più a palazzo Penna ma al Morlacchi e per un certo verso la viviamo come una investitura maggiore perché comunque entriamo in una delle più prestigiose location di Umbria Jazz: la sfida è maggiore ma vista la programmazione del nostro direttore artistico Giovanni, faremo benissimo e speriamo aumenti un pubblico interessato a quello che potrebbe essere il futuro del jazz e magari perché no vedere fra qualche anno gli artisti della nostra lineup calcare altri importanti palchi come quello dell’Arena Santa Giuliana”.

Per Guidi, ad Umbria Jazz con la presenza al Morlacchi, “ci aspetta una nuova  scommessa, si parte da zero e speriamo tutto vada bene ma sono sicuro che Young Jazz riuscirà a compiere la missione e portare avanti tutto nel migliore dei modi”.

Umbria Jazz insieme a Young Jazz, infatti, ha ideato con i colleghi olandesi della BimHuis (una delle più importanti istituzioni musicali del mondo nel campo del jazz e della musica improvvisata) una serie di eventi co-prodotti: iniziati proprio a Foligno con il concerto del 21 maggio della pianista Kaja Draksler, alla presenza del direttore del BimHuis Huub Van Riel rimasto in città per tutta la durata del festival, proseguiranno il 16 luglio con il concerto a Perugia di un trio con il batterista Han Bennink (a 80 anni per la prima volta a Umbria Jazz) e di due dei più talentuosi giovani musicisti olandesi, il chitarrista Reinier Baas e l’altosassofonista Ben Van Gelder, terminando infine con un concerto del trio di Giovanni Guidi ad Amsterdam.

“Quello che avevo sentito a proposito di Young Jazz Festival e del comune atteggiamento nei confronti del mercato musicale – afferma Huub Van Reil– ha fatto scaturire la buona idea, quasi ovvia, di collaborare. La BimHuis di Amsterdam di cui sono responsabile esiste da quarant’anni ormai e nell’ambito delle celebrazioni per l’anniversario dei 40 anni abbiamo pensato che avremmo dovuto collaborare di più a livello internazionale. Lo abbiamo sempre fatto ma questa era una occasione speciale per andare più a fondo. Parlando con gli organizzatori di Young Jazz ho pensato che questa fosse una buona opportunità per scambiarsi idee e collaborare, non fosse altro per la capacità che ha di rivolgersi ad artisti e pubblico giovani”.

 

Anche quest’anno, infine, non mancherà per Young Jazz l’incontro con Cantine Aperte. Young Jazz in cantina, come appendice del festival, prevede per domenica 31 maggio alle 18 presso la Cantina Scacciadiavoli il live set de l’Orchestrino.

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