La cuoca di d’Annunzio di Donatella Miliani e Maddalena Santeroni in libreria

la cuoca di d'annunzio Lrodi Donatella Miliani e Maddalena Santeroni
la cuoca di d'annunzio

PERUGIA – Per quasi vent’anni Gabriele d’Annunzio comunicò con la sua cuoca per mezzo di una miriade di piccoli biglietti, inviati a ogni ora del giorno e della notte. Messaggi maliziosi, coloriti e affettuosi, indirizzati da d’Annunzio (o meglio dal Padre Priore, come spesso il poeta, nell’insolita corrispondenza, amava firmarsi) alla fedelissima Albina Lucarelli Becevello, alias Suor Intingola: l’unica donna con cui d’Annunzio visse in assoluta sintonia – e castità – dagli anni veneziani al buen retiro finale nello splendido Vittoriale di Gardone Riviera. Di questo straordinario rapporto e altre curiosità sui gusti gastronomici del Comandante racconta, con dovizia di documenti, “La cuoca di d’Annunzio” (edito da Utet) scritto da Donatella Miliani e Maddalena Santeroni.

Ben 160 pagine tutte da gustare (con una golosa prefazione di Giordano Bruno Guerri, presidente del Vittoriale) su cibi, menù, desideri e inappetenze al Vittorial. Sono decine e decine i biglietti per Albina a cui il Vate ha affidato, in ogni momento della giornata, le sue imprevedibili richieste culinarie: costolette di vitello e frittata, cannelloni e patatine fritte, pernice fredda, biscotti e cioccolata, ma soprattutto uova sode, sicuramente l’alimento preferito da d’Annunzio, che ne andava così ghiotto da paragonarne gli effetti a quelli di una estasi divina.

Salutista attentissimo alla forma fisica, oltre che raffinato gourmet – molto interessato alla genuinità e alla freschezza delle materie prime, ma anche a valorizzare, con intuizione estremamente moderna, i prodotti locali –, d’Annunzio alternava infatti giorni di digiuno quasi completo a scorpacciate disordinate e compulsive, spesso provocate dall’arrivo di qualche amante. Erano quelli i momenti in cui il poeta si sbizzarriva maggiormente in dettagliate disposizioni culinarie, con modi ora scherzosi e poetici ora più perentori, indirizzate alla fidata “Suor Intingola”, sempre pronta a preparare sul momento elaborati menù in cui eros e cibo si combinavano in un sodalizio perfetto: ricette sorprendenti, accostamenti sontuosi e ricercati, inventivi abbinamenti anche cromatici.

E’ il caso del celebre riso alle rose con cui, si dice, conquistò la divina Eleonora Duse.

Un piatto servito su una tavola raffinatissima. D’Annunzio infatti amava circondarsi di cose belle e preziose sempre. Tovaglie di fiandra, posate d’argento, bicchieri e caraffe di cristallo ma anche porcellane di ogni tipo sulla sua tavola, anche per gustare un semplice uovo sodo!A casa d’Annunzio perfino il cibo infatti «diventava fonte di piacere, di coinvolgimento emotivo, di seduzione, di bellezza», come scrive Giordano Bruno Guerri, presidente del Vittoriale degli Italiani, nelle prime pagine di questo libro saporito, ricco e composito quanto una tavola imbandita, che, con vero spirito dannunziano, può essere letto anche come un originalissimo manuale di seduzione culinaria.

Maddalena Santeroni vive e lavora a Roma. Si occupa di comunicazione ed eventi, ed è presidente dell’associazione Amici dell’Arte moderna a Valle Giulia. Nel 2010 ha collaborato alla realizzazione della nuova ala museale del Vittoriale, “D’Annunzio segreto”. Organizza da anni alla Gnam di Roma il premio Arte: Sostantivo Femminile.
Donatella Miliani vive a Perugia. È scrittrice e giornalista professionista del quotidiano “La Nazione”, dove si occupa prevalentemente di cultura e spettacoli. In precedenza ha collaborato a lungo con il “Corriere della Sera” e con la Rai (radio e televisione).

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