Jakob Bro e l’estetica dei grandi spazi

Foto di Heidi Li

da Ruggero Fornari
Jakob Bro ha presentato ieri a Umbria Jazz “Gefion”, il suo primo album da leader per l’etichetta ECM. Il chitarrista danese si è distinto negli anni per aver suonato a lungo con Paul Motian ed ha interiorizzato perfettamente i tratti della sua personalità di compositore.

Quella di Bro è l’estetica dei grandi spazi. Il repertorio è costituito quasi interamente di ballads, melodie semplici e spesso in tempo rubato, in cui i silenzi vengono riempiti dal batterismo interlocutorio e melodico che Bro ricerca spesso nei suoi accompagnatori (in questo caso Joey Baron).
Bro è maestro nell’effettare il suono della chitarra. Gli effetti sono un’estensione dello strumento e con questi egli riesce a creare suoni dal lunghissimo decadimento e paesaggi sonori eterei con i quali interagisce a piacimento. Il fraseggio di Bro è raramente esplicito, sempre posato e meditato, di grande forza melodica. C’è una qualità impalpabile che permea la performance del trio, che si distingue anche per la predilezione delle dinamiche medio basse; queste non intaccano la limpidità del pensiero improvvisativo, ma anzi vengono usate per aumentarne la tensione.

Non si può che rimanere ogni volta sorpresi dalla lucidità delle idee di Thomas Morgan, assiduo cercatore dell’inaspettato. Le atmosfere variano, dall’apertura solare di “Gefion” al cadenzato incedere della crepuscolare “Oktober”; c’è anche spazio per le distorsioni nel blues minore “And They All Came Marching Out of the Woods”. Il finale è lasciato alla dolcezza disincantata di “Evening Song” accompagnata dallo swing delicato delle spazzole di Baron. Un set di circa un’ora rilassato e intimistico, una musica fortemente evocativa e un artista che ci riserverà sicuramente molte sorprese in un futuro già prossimo.

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