In piazza a Roma per Le logge dei Tiratori e cultura, Gubbio si fa sentire

servono soldi per le opere ordinarie, per gli archivi storici e per le biblioteche

In piazza a Roma per Le logge dei Tiratori e cultura, Gubbio si fa sentire

In piazza a Roma per Le logge dei Tiratori e cultura, Gubbio si fa sentire

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. (art. 9 della Costituzione Italiana). In nome di questo articolo fondamentale oggi, 7 maggio, a Roma professori, archeologi, architetti, urbanisti, storici dell’arte, archivisti, dipendenti dei ministero dei Beni Culturali, movimenti, associazioni, comitati (tra i quali il Comitato per la tutela dei beni culturali e del paesaggio di Gubbio) sono scesi in piazza a difesa del patrimonio culturale e della sua tutela.

L’iniziativa «Emergenza cultura» ha visto due giorni di mobilitazione: è iniziata ieri con un convegno a cui hanno partecipato i più grandi esperti di Beni Culturali, e si è conclusa oggi con la manifestazione di piazza, con il corteo che si è snodato da piazza della Repubblica fino a piazza Barberini. Come si legge nel Corriere della Sera si tratta di una “riappropriazione da parte della cittadinanza di quei beni che la nostra carta costituzionale le intesta. Il coinvolgimento della società civile rappresenta una componente essenziale dell’iniziativa perché mira a restituire ai cittadini quella titolarità che è stata troppo spesso calpestata per miopi calcoli o interessi particolari o anche solo per insipienza.”

Hanno aderito alla manifestazione molti di coloro che hanno firmato l’appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per salvare dalla “vetrificazione” le Logge dei Tiratori di Gubbio: Tomaso Montanari, Salvatore Settis, Paolo Maddalena, Paolo Berdini, Vezio De Lucia, Carlo Ginzburg, Desideria Padolini Dall’Onda, ecc. oltre all’ex Ministro Massimo Bray, Alberto Asor Rosa, Andrea e Vittorio Emiliani, Gustavo Zagrebelsky e molti altri autorevoli personaggi impegnati nella salvaguardia del nostro patrimonio.

La manifestazione è stata un primo momento di coordinamento nazionale in difesa non solo dell’art. 9 ma di tutti gli articoli della Costituzione, come ha sottolineato un applauditissimo Paolo Maddalena “La nostra – ha detto – è una battaglia per la difesa della nostra patria, per lasciarla intatta nei suoi principi e nelle sue bellezze. Pezzetto per pezzetto stanno smontando lo Stato per dare l’Italia in pasto alle multinazionali. Non possiamo stare al servizio degli Stati Uniti e della Germania–ha continuato Maddalena – i beni del nostro patrimonio non si vendono, non si prostituiscono al denaro e al ritorno economico. Appartengono al popolo e ai nostri figli e ai figli dei figli. La Casina Valadier, la Zecca di stato non possono essere vendute, sono nostre, e l’architettura storica e il paesaggio non devono essere visti in funzione di un ritorno economico”.

Secondo Salvatore Settis la tutela del nostro patrimonio riguarda tutti i cittadini italiani perché tutti siamo ugualmente, a egual titolo, proprietari a titolo di sovranità di questo patrimonio. “La bellezza non ci salverà – ha detto Settis – se noi non salveremo la bellezza” e il suo invito è stato un richiamo alla difesa del nostro territorio, dagli alberi al paesaggio e ai beni culturali che chi ci ha preceduto ha avuto la sensibilità di lasciarci. Solo due Regioni e mezzo: la Sardegna (solo per coste), la Toscana e la Puglia hanno un piano paesaggistico. Per Rita Paris bisogna chiedere al ministro Franceschini di indire gli Stati generali della cultura.

Protesta a Roma

Tomaso Montanari, uno dei promotori della manifestazione, ha affermato che non c’è bisogno di tanti soldi per le grandi opere ma servono soldi per le opere ordinarie, per gli archivi storici e per le biblioteche che muoiono di sete e di fame. Lo Sblocca Italia deve essere ritirato – ha continuato Montanari – perché consegna l’Italia al cemento e, se non si insegna la Storia dell’Arte come una prima lingua nelle scuole, il nostro patrimonio artistico non sopravviverà. Le Soprintentenze sono ridotte a sottostare ai prefetti secondi leggi “fasciste”, a detta di Montanari. “Se tutto deve avere un ritorno – ha affermato inoltre lo storico dell’arte – rimanere umani e civili può essere considerato un ritorno sufficiente?”. Invece, secondo gli organizzatori dell’iniziativa c’è lo smantellamento delle biblioteche, degli archivi e di tutti i servizi culturali che vengono declassati per ospitare sfilate di moda, club di golf e tutto quello che fa soldi.

A fine manifestazione, mentre iniziava a cadere la pioggia, dal palco è stato rivolto un saluto a tutti coloro che difendono il nostro patrimonio: tra questi la Soprintendenza di Taranto, il Comitato per le Apuane e il Comitato delle Logge di Gubbio.

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