In Kazakistan si fa strada un giornalista perugino

L’articolo ‘Da Milano ad Astana, il futuro viaggia in Eurasia’ (per l’occasione tradotto in inglese), pubblicato lo sorso 28 giugno da Andrea Fais per Agenzia Stampa Italia, è stato premiato come secondo miglior articolo europeo nel contest Kazakhstan Through the Eyes of International Media, organizzato dal Ministero degli Esteri del Kazakistan ed aperto ai giornalisti stranieri che si occupano del Paese in cinque regioni del mondo (CSI, Europa, Vicino e Medio Oriente, Asia e Oceania, Americhe). Dal momento che il primo posto nella regione europea è stato conquistato da un collega polacco, Andrea Fais, direttore responsabile della rivista Scenari Internazionali e nostro collaboratore per le rubriche di politica estera, è anche il primo classificato tra i giornalisti italiani. I vincitori del concorso – i primi tre per ognuna delle cinque aree – sono stati selezionati da una giuria composta dal Ministro degli Esteri del Kazakistan, Erlan Idrissov, dal Presidente dell’Unione dei Giornalisti Kazaki, Seitkazy Matayev, e dal Direttore della Commissione per l’Informazione Internazionale del Ministero degli Esteri, Roman Vassilenko. Giunto alla sua seconda edizione, il concorso ha visto un aumento nel numero dei partecipanti rispetto allo scorso anno evidenziando un crescente interesse internazionale verso il Paese centrasiatico da parte della stampa specializzata.

Per l’occasione riproponiamo il testo originale pubblicato da ASI in data 26/06/2015:

Da Milano ad Astana, il futuro viaggia in Eurasia
di Andrea Fais

Mentre a Milano è in corso di svolgimento l’esposizione universale dedicata alla sicurezza alimentare, nella capitale kazaka Astana sono in fermento i lavori per completare le aree che ospiteranno la prossima edizione di Expo, prevista nel 2017.
Il tema-chiave, riassunto nello slogan ‘Future Energy’, sarà quello della sicurezza energetica in un Paese che, dopo aver mostrato i muscoli del grande produttore petrolifero, sta ora affrontando un lungo e complesso percorso di diversificazione delle sue fonti di approvvigionamento e del suo indotto economico generale.
Il Padiglione del Kazakhstan a Milano ha dunque un duplice ed oneroso compito. Da un lato, dovrà presentare la nazione ad un pubblico europeo che ha ancora una conoscenza troppo superficiale e deficitaria dell’Asia Centrale. Dall’altro, dovrà mettere in evidenza le credenziali del prossimo Paese ospitante di una manifestazione internazionale che ha ormai assunto un significato multipolare, all’insegna della connettività tra i popoli del mondo e del confronto diretto tra i rispettivi sistemi economici, produttivi, scientifici e culturali.
In un recente articolo, pubblicato lo scorso 22 giugno per l’Astana Times, Yerbolat Uatkhanov sosteneva, citando Khabar TV, che il Padiglione del Kazakhstan a Milano era già stato visitato da circa 150.000 persone. Secondo la reporter di Zakon.kz Yuliya Gonchar, i turisti sono attratti dalla struttura del padiglione per il suo design accattivante e per la sua favorevole posizione lungo la direttrice principale dell’area espositiva milanese. Il padiglione, che occupa 2.396 metri quadrati, reca l’emblematico titolo di “Terra delle Opportunità”, richiamando l’antica armonia tra l’uomo e la natura, esaltata dalla cultura tradizionale nomadica dei popoli della Steppa, ma anche la biodiversità di un territorio vastissimo, grande quasi quanto l’intera Europa occidentale.
La razionalizzazione delle risorse naturali e la diversificazione delle fonti costituiscono due binari paralleli che dovranno indirizzare il Kazakhstan verso un concreto paradigma di sostenibilità. Tra i più attivi sostenitori della non-proliferazione, nel 2006 il Kazakhstan ha già siglato insieme ai suoi vicini meridionali (Kirghizistan, Uzbekistan, Turkmenistan e Tagikistan) un trattato che sancisce per tutta l’Asia Centrale lo status di zona libera dal nucleare militare, ribadendo l’impegno in seno alla CICA per estenderne il protocollo anche al Medio Oriente.
La contrazione della produzione petrolifera kazaka prevista dall’OPEC nel maggio scorso, va evidentemente letta nell’ottica di quanto stabilito dal terzo capitolo della Strategia Kazakhstan-2050, lanciata dal presidente Nursultan Nazarbayev nel dicembre 2012. Secondo il capo di Stato, non si tratta di una data casuale ma di “una vera e propria scadenza fissata dalla comunità mondiale”, in linea non solo con le previsioni globali sviluppate dall’ONU sul futuro delle popolazioni, ma anche con il rapporto di stima della FAO e con molti di quei Paesi che stanno sviluppando e adottando strategie a lungo termine “come ad esempio la Cina”, ricorda Nazarbayev.
Superato il passato sovietico, l’economia kazaka ha evitato le conseguenze nefaste della liberalizzazione totale, affidandosi ad un modello misto che prevede una serie di partnership pubblico-privato sotto la supervisione di uno Stato che, lungi dal fossilizzarsi sull’industria estrattiva, sta mostrando grande attenzione per l’industria leggera, l’innovazione e l’hi-tech, secondo i criteri di una “terza rivoluzione industriale che – osserva Nazarbayev – cambierà la nozione stessa di produzione”. I risultati di questa formula consegnano oggi agli osservatori internazionali uno dei Paesi più dinamici e promettenti in Asia, che punta ad entrare nel lotto “delle 30 economie più forti del pianeta”, ma che al contempo “ha gettato le basi per un sistema orientato al sociale” nei campi della qualità della vita, dei consumi, della sanità e della formazione. Tra il 1997 e il 2012, il PIL kazako è aumentato di 16 volte, il PIL pro-capite di 7 volte, il commercio estero di 12 volte e l’indotto industriale di 20 volte.
Tuttavia, il settore che forse più di tutti mette in luce le potenzialità strategiche del Kazakhstan agli occhi di uno straniero è quello infrastrutturale. Il Paese è infatti lo snodo primario del futuro corridoio autostradale Cina occidentale – Europa occidentale. Sono ormai in via di completamento i lavori per la costruzione del lungo tratto che collega la città di Khorgas, situata nello Xinjiang cinese a pochi passi dal confine sino-kazako, alla città di Aktobe, a poche decine di chilometri dal confine russo-kazako nord-occidentale, passando per Almaty, Shimkent, Kyzylorda, Baikonur, Koszhar e Aralsk. Questo segmento andrà ad innestarsi sul più ampio corridoio di transito della Nuova Via della Seta, un’idea avanzata e condivisa anche dalla leadership cinese attraverso il progetto ‘One Belt, One Road’. La nuova ferrovia Uzen-Bereket-Gorgan, che dalla fine del 2014 sta già collegando il Kazakhstan e il Turkmenistan all’Iran settentrionale, permette invece di trasferire agevolmente le merci tra la regione caspica e i porti del Golfo Persico e del Golfo dell’Oman.
Il Kazakistan è così al centro di uno storico reticolato internazionale che, a cinquecento anni dal suo lento declino, torna a riaffiorare nel XXI secolo, ponendosi come un’occasione unica per promuovere il dialogo di civiltà tra Oriente e Occidente, come proposto annualmente proprio ad Astana durante l’ormai consolidato Summit dei Leader Religiosi mondiali, giunto alla sua quinta edizione lo scorso 10 giugno.

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