Yoani Sanchez e primavere di Cuba al Festival Giornalismo

Yoani Sanchez
Yoani Sanchez
Yoani Sanchez

(UJ.com3.0) PERUGIA – A Cuba, nonostante la lenta e costosa connessione a internet –via satellite dato che gli USA impediscono l’allaccio ai cavi sottomarini- esistono centinaia di blogger, che più o meno aspramente discutono di tutto… però per gli USA e per l’Europa esiste solo la signora Sanchez. Ed anche per il Festival del Giornalismo. A– forse perché è la più informata?    Solo un paio di esempi delle “informazioni” che ha pubblicato: —“Cuba è l’isola dei non connessi… un castello medievale”. La realtà è che dal 1987 Cuba va introducendo l’informatica nel Paese, per i bambini, per gli anziani della terza età, per i non vedenti; è nata la Enciclopedia Cubana en la Red, i “club informatici” sono 600, urbani e rurali, nel 2011 gli utenti internet sono stati 2.600.000 (su 11 milioni di abitanti). E a proposito del blocco USA contro Cuba ricordiamo solo una delle petizioni indirizzate ai congressisti statunitensi e a  Jack Dorsey, creatore diTwitter,  perché prendano misure contro l’accesso dall’Isola a questo servizio.

Inoltre: numerosi siti web cubani sono stati chiusi su ordine del Dipartimento del Tesoro USA, altri censurati da YouTube o Google, gli internauti cubani non hanno accesso a pagine e servizi USA, poiché vivono in un paese “proibito” dalle leggi statunitensi.

—“comprare pannolini usa-getta è quasi un lusso in questa società, in cui la maggioranza delle puerpere deve ancora… lavare a mano. Così “festeggiava” la Sanchez l’ultimo 8 marzo, mentre Save the children nella periodica relazione sulla situazione della donna nel mondo indicavaCuba come il miglior paese dell’America Latina per diventare madre.

 

B– forse perché è una povera vittima da sostenere?

Lei dice che rientrando a Cuba si aspetta “la fucilazione mediatica, la pressione sulla mia famiglia, l’aumento dei controlli, Mentre la “perseguitata” -che non ha mai subito alcuna fucilazione mediatica giacché è totalmente ignorata dai media cubani- è l’unica in tutta Cuba a potersi permettere costose e lunghe connessioni a internet, a gestire un sito estremamente sofisticato (tradotto in 18 lingue, più che quello dell’ONU, della UE…!), il cui server è in Germania nell’impresa Cronos AG Regensburg, succursale di Stratos (che non presta servizio a normali blogger), con un dominio registrato mediante la statunitense GoDaddy (usata anche dal Pentagono per registrare siti “con discrezione”).

E’ una “vittima” una blogger cubana che registra il suo sito mediante un’impresa statunitense quando le leggi del blocco lo proibiscono formalmente? E’ una “vittima” Yoani che sul suo sito chiede donazioni tramite PAYPALunica cubana a poter accedere a tale sistema di pagamento, dagli USA inibito a tutti i cubani?

Sia detto en passant, la signora Sanchez incassa mensilmente fra le varie corrispondenze giornalistiche e la carica di rappresentante SIP per Cuba non meno di 10.000 usd  (e ci piacerebbe sapere come e dove li riceve… magari se ci paga le tasse!).

Quanti giornalisti precari in Italia vorrebbero essere altrettanto vittime?

Dice che un ufficiale della sicurezza cubana le ha detto “Tuo figlio va in bicicletta? Che faccia attenzione”. Nessuno degli organismi ONU, nessuna ONG, includendo Amnesty International, ha potuto mai affermare l’esistenza dentro Cuba di una pratica terroristica di Stato. Il falso della signora è stupefacente e quasi suscita ilarità.

 

Mario Calabresi, direttore de La Stampa, scrive:

“l’espatrio per Yoani era solo un sogno” … strana affermazione, visto che la Sanchez, sposatasi ad un cittadino europeo (nonostante il preesistente marito cubano, con cui ora è di nuovo in sodalizio d’affari), è stata a lungo un’espatriata -in Svizzera- e per rientrare a Cuba si presentò in lacrime al locale Consolato cubano.

 

C– forse perché è la cubana più democratica? 

Si definisce una pacifista patriottica, poi riguardo al rituale, annuale inserimento di Cuba nella lista statunitense dei Paesi terroristici, afferma:

non credo che Cuba abbia rinunciato a fomentare aggressione e violenza contro i governi a lei non affini”… mentre, come attesta l’ONU, Cuba è Paese oggetto di terrorismo (ad oggi 3478 persone uccise –tra cui l’italiano Fabio Di Celmo- e 2099 rese disabili).

E in merito ai 5 Cubani detenuti negli USA per la propria attività antiterroristica ha osato affermare che sono in galera perché spie, quindi giustamente, e che i loro familiari se ne vanno in giro per il mondo a far turismo…

Intanto “la pacifista” si esibisce a Washington fra sorrisi commossi con il peggio della fanatica violenza e del terrorismo proclamato contro Cuba, fra cui l’ex agente CIA Felix Rodriguez, coautore dell’assassinio di Ernesto Guevara e la congressista Ileana Ros-Lehtinen che ebbe l’amabilità di chiedere a Obama di bombardare Cuba come la Libia.

CONCLUSIONE: perchè il Festival sceglie di dare il microfono ad una signora pluripubblicata-pluripremiata-pluristipendiata e non ad uno dei tanti anonimi blogger cubani, giovani o meno, universitari e no…, che non per soldi scrivono e discutono in rete fra difficoltà tecniche ed economiche?  perchè il Festival ci propone lo show di questa “diva”, costruita a tavolino e senza alcun serio confronto?

Non riteniamo sia questo un buon servizio reso al giornalismo.

La realtà è che la Yoani piace perché offre una Cuba arretrata, in rovina, senza futuro…

Alla nostra stampa che si dichiara libera chiediamo etica e professionalità: questa non è informazione ma campagna ideologica.

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