Da Raffaello a Canova, da Valadier a Balla

“La Madonna non appare mai a Cacciari o a Fiorello, ma solo a persone semplici”. Vittorio Sgarbi

Da Raffaello a Canova, da Valadier a Balla

di Stella Carnevali
“La Madonna non appare mai a Cacciari o a Fiorello, ma solo a persone semplici”. Vittorio Sgarbi. Con il Putto reggifestone di Raffaello il centro storico di Perugia anticipa la primavera con 100 opere dal 21 febbraio al 30 di settembre. Curata da Vittorio Sgarbi. In due sedi, palazzo Lippi e palazzo Baldeschi che quasi si specchiano in corso Vannucci.

Alcuni sono capolavori assoluti provenienti dall’Accademia nazionale di San Luca di Roma. Un viaggio che si deve a Vittorio Sgarbi che, come un topo tuffato nel formaggio, ha esplorato il deposito dell’Accademia di San Luca, ma anche capolavori di Wicar dell’Accademia di belle arti di Perugia in una inedita conversazione con la maestosa collezione Marabottini (700 opere) della Fondazione Cassa di Risparmio Perugia, esposte in permanenza a palazzo Baldeschi.

In compagnia di Raffaello, Bronzino, Pietro da Cortona, Guercino, Rubens, Wicar, Hayez, Giambologna, Canova, Valadier, Balla. Con dipinti e sculture di altri fondamentali artisti italiani e stranieri a documentare il Quattrocento e il Novecento.  In 12 sale che seguono un percorso cronologico. Le opere sono state restaurate grazie all’associazione Fort di Bard, la Fondazione CariPerugia Arte.

L’inaugurazione a Perugia il 21 febbraio, la presentazione a Roma nella sede dell’Accademia San Luca il 16 mattina.

Stella Carnevali

C’erano proprio tutti: Francesco Meschini, segretario generale della San Luca, Cristina Colaiacovo, vicepresidente della Fondazione Cassa di risparmio Perugia, Giuseppe De Pretis, presidente di CariPerugia Arte, Cristina De Angelis, direttore di CariPerugia Arte, l’artista Gianni Dessì, l’assessore comunale Maria Teresa Severini. E quasi puntuale il curatore Vittorio Sgarbi.

Che inizia con una sfida:  “Si avvicina, nel 2020, il centenario della morte di Raffaello. Ci sarà da fare a capelli per vedere chi dovrà organizzarne la celebrazione”.

Dopo una lunga e intrigante prolusione sulla rottura tra arte e fede cristiana nella rappresentazione iconografica. Rottura che si verifica dopo 17 secoli a partire dagli Impressionisti, poi con l’astratto e l’informale. “Con questi artisti puoi anche sentire Dio, ma non lo vedi. Neanche la Madonna  viene più dipinta, eppure continua ad apparire, Medjugorje, che mette in imbarazzo anche Papa Bergoglio.

“Questa Madonna che compare sempre a pastorelli, a derelitti, a persone semplici. Mai che apparisse a Cacciari, a Fiorello o a Dessì.”.

L’importanza di queste mostre resta sempre il fatto di far conoscere, soprattutto ai giovani che dovrebbero entrare gratis in tutti i musei,  artisti importanti come Federico Zuccari, prìncipi legati alla chiesa”.

Taddeo Zuccari, il fratello,  ha dipinto ad Orvieto, ad Amelia e gli affreschi della sala Zuccari del cinquecentesco palazzo comunale di Spello.

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