Piero Terracina e il suo racconto da Auschwitz

Il silenzio è un silenzio di morte; è il silenzio che Piero Terracina sentì sulla pelle ad Auschwitz.

Piero Terracina e il suo racconto da Auschwitz

Piero Terracina e il suo racconto da Auschwitz

Per tre ore lo hanno ascoltato nel silenzio piu assoluto. La sua voce cupa, i suoi ricordi chiari, netti, la sua vita da ebreo dopo le leggi razziali votate a maggioranza da tutto il Parlamento Italiano e ancora la deportazione, il freddo, il silenzio irreale di Auschwitz, l’ultimo ricordo di sua madre.

Piero Terracina inizia la sua storia, il suo racconto toccante, la sua vita da deportato solo perché ebreo e sopravvissuto al campo di sterminio nazista di Auschwitz – Birkenau alla Sala dei Notari di Perugia in un incontro con gli studenti (piu di 400) promosso dal Presidente di Avis Perugia, Fabrizio Rasimelli alla presenza del Presidente del Consiglio Comunale Leonardo Varasano e di Maria Pia Serlupini, Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Umbria che hanno sottolineato l’importanza della storia, della memoria, del significato, ieri come oggi, del termine “discriminazione”.

Ma sarà con il racconto di Piero Terracina che il tempo comincia a fermarsi, le parole diventano immagini, gli studenti attoniti per più di tre ore. Il silenzio è un silenzio di morte; è il silenzio che Piero Terracina sentì sulla pelle ad Auschwitz.

“Ero un ragazzo felice, l’ultimo di una famiglia di otto persone, protetto dall’affetto di tutti. il 15 novembre come tutti gli altri giorni entrai in classe e mi diressi verso il mio banco ed ebbi la sensazione che i miei compagni mi osservassero in modo insolito. L’insegnante fece l’appello ma non chiamò il mio nome; soltanto alla fine mi disse che dovevo uscire e alla mia domanda: ‘Perché? Cosa ho fatto?’ Mi rispose : ‘Perché sei ebreo.” E ancora : “l’ultimo ricordo della mia famiglia unita è di quell’arrivo all’inferno perché di inferno si trattava. L’abbraccio di mamma: sento ancora le sue lacrime sul mio viso. La vedemmo da lontano che camminava abbracciata a mia sorella: avanzavano così, appoggiate l’una all’altra, sulla banchina della stazione. Intorno solo violenza. Papà e nonno invece, erano nella fila degli uomini, ma in quella di destra… quella per le camere a gas. Erano troppo deboli e non passarono la prima selezione. Mentre si incamminava verso la morte, ogni tanto mio padre si voltava e alzava una mano. Poi lo persi di vista.”

Piero Terracina lascia Perugia e i tanti giovani che lo hanno ascoltato con un appello:

“Auschwitz. Perché ricordarlo? Perché fu progettato per sterminare con cinica intelligenza ed efficienza. 10.000 persone al giorno venivano uccise e date alle fiamme. Ad Auschwitz secondo alcune stime morirono circa 1.500.000 di ebrei, 1.000.000 di prigionieri politici, oltre agli zingari, gli omosessuali, ed i testimoni di Geova. Siamo qui per fare memoria – esordisce – che è una cosa diversa dal ricordo. Il ricordo morirà con me, mentre la memoria rimarrà per sempre in voi e salderà il passato al presente per condizionare il futuro”.

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